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The Iron Lady PDF Stampa E-mail
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Scritto da Daria Castelfranchi   
martedì 31 gennaio 2012

The Iron Lady
Titolo originale: The Iron Lady
Gran Bretagna: 2011. Regia di: Phyllida Lloyd Genere: Drammatico Durata: 105'
Interpreti: Meryl Streep, Jim Broadbent, Olivia Colman, Roger Allam, Susan Brown, Nick Dunning, Nicholas Farrell, Iain Glen, Richard E. Grant, Anthony Head, Harry Lloyd, Michael Maloney, Alexandra Roach, Pip Torrens, Julian Wadham, Angus Wright
Sito web ufficiale: www.theironladymovie.co.uk
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 27/01/2012
Voto: 7,5
Trailer
Recensione di: Daria Castelfranchi
L'aggettivo ideale: Autorevole
Scarica il Pressbook del film
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theironlady_leggero.pngMeryl Streep: quando l’eccezione conferma la regola. Si dice che a Hollywood le attrici over 40 abbiano difficoltà a trovare lavoro: Meryl non solo lo trova ma lo porta avanti alla grande.
E questa volta, più di altre, il Golden Globe e la scontata candidatura al Premio Oscar, se li è meritati tutti. Se il film può apparire come un pot pourri di eventi che raccontano la carriera della donna più potente della Gran Bretagna, la performance dell’attrice americana è davvero straordinaria, come conviene ad una star quale è Mery Streep.
Dietro la macchina da presa per il suo secondo lungometraggio con protagonista l’attrice statunitense, Phyllida Lloyd che ha dato prova di essere una regista eclettica e di saper affrontare in maniera egualmente valida due generi totalmente diversi.

Biopic della lady di ferro: una figura controversa per tre volte alla guida del Regno Unito, una donna sola in un universo maschile, una madre di famiglia che spesso ha sacrificato marito e figli per la carriera.

Attraverso numerosi flashback, la Margaret ormai anziana ripercorre i momenti salienti della sua vita: dall’entrata in politica all’ingresso in parlamento, dalla prima elezione vinta agli scioperi dei minatori, dalla guerra alle Falkland fino alle dimissioni. Storia romanzata di una donna che si appresta a dar via i vestiti del marito - scomparso da qualche anno - che continua ad apparirle come un’allucinazione. Il dramma interiore della protagonista rivive nello spaesamento e nella solitudine che Meryl Streep rende con grande maestria e con un’interpretazione superba e commovente.

Spicca il trucco strabiliante dell’attrice: se pettinatura, abbigliamento e postura la fanno sembrare la Thatcher in carne e ossa al culmine della sua carriera, le rughe, il corpo un po’ ingobbito e la voce affannata, ritraggono alla perfezione una donna che fa i conti con la vecchiaia.
Recentemente Leonardo Di Caprio ha vestito i panni di J.Edgar Hoover ormai anziano.
Il trucco che allora era sembrato degno di nota, impallidisce di fronte all’eccezionale prova di Roy Helland. Make-up assolutamente naturale, che non dà l’idea di qualcosa di posticcio appiccicato sul viso dell’attrice. Incredibile, davvero. Vedere per credere.  

Quanto alla sceneggiatura, colpisce perché Abi Morgan non ha semplicemente proposto una cronologia di eventi che sarebbe apparsa alquanto noiosa e priva di verve: la sceneggiatrice ha infatti fuso armonicamente storia romanzata, fatti realmente accaduti, storia d’amore e immagini di repertorio, dando vita ad un racconto emozionante e fondendo in maniera sensibile e toccante passato e presente.

La giovane Margaret è una donna intraprendente e caparbia, diversa dalle coetanee: vuole avere uno scopo nella sua vita e non vuole finire a lavare tazze. E’ per questo che Denis si è innamorato di lei e le chiede di sposarlo.
Ed insieme rimarranno fino alla sua morte, avvenuta nel 2003. Marito buffone e simpatico, che sdrammatizzava con un po’ di gin e una battuta le pesanti giornate di Margaret, che per tutto il tempo è rimasto in secondo piano ma ha sempre sostenuto la moglie. Il ritratto che ne fa il bravissimo Jim Broadbent è commovente e genuino.
Ed il suo fantasma, che Margaret continua a vedere e a cui non vuole dire addio, è una sorta di anello di congiunzione tra presente e passato.
Oltre alla strepitosa interpretazione della Streep, colpisce la meravigliosa fotografia di Elliot Davis: una fotografia che da sola racconta il tormento della protagonista, i suoi conflitti interiori, la sua solitudine. Molto efficace a questo proposito l’immagine della giovane Margaret, vestita di azzurro, con la sua borsa e il suo cappellino, che avanza in mezzo a una folla di uomini, unica macchia di colore, sola contro un universo ostile.

E lo stesso azzurro intenso torna nella emozionante sequenza a ralenty in cui, appena eletta primo ministro, si volta verso il 10 di Downing Street con la gonna a pieghe che ondeggia intorno a lei. 
Molta carne al fuoco, questo è certo, ma The iron lady è un film da vedere: perché rievoca alcuni anni difficili della Gran Bretagna - per molti versi simili a quelli che sta vivendo oggi il nostro paese - perché Meryl Streep è più che mai da Oscar, perché è un bel film sul quale aleggiano due innegabili verità: “Allora lo scopo era fare qualcosa di importante.
Oggi lo scopo è diventare importanti”. “Se prendi una decisione difficile, la gente ti odierà oggi ma ti ringrazierà domani”.
Due concetti su cui bisognerebbe riflettere seriamente.

 
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