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Titolo: The Way Back
Titolo originale: The Way Back
USA: 2010. Regia di: Peter Weir Genere: Drammatico Durata: 128'
Interpreti: Dragos Bucur, Colin Farrell, Ed Harris, Alexandru Potocean, Saoirse Ronan, Gustaf Skarsgård, Mark Strong, Jim Sturgess, Zahary Baharov
Sito web ufficiale: www.thewaybackthemovie.com
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 06/07/2012
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Conoscitivo
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“The Way Back” - letteralmente la strada del ritorno, intesa del ritorno a casa, dai propri cari - è un film che racconta la tenacia, la perseveranza, la volontà e la determinazione di un gruppo di fuggiaschi tenuti prigionieri nei gulag sovietici durante la Grande Guerra.
Una notte del 1940, il polacco Janusz, l’americano Mr Smith e altri quattro prigionieri trovano l’occasione propizia per fuggire dalla loro prigione, durante una bufera di neve.
Troveranno davanti a loro migliaia di chilometri da percorrere e un territorio ostile dopo l’altro. Durante il viaggio, che sarà una lotta per la sopravvivenza, si unisce Irena, un orfana in cerca d’aiuto. Quello che si lasciano alle spalle non è niente, rispetto a ciò che dovranno affrontare per rimanere vivi e tornare a casa.
Il sei volte candidato all’Oscar Peter Weir torna a dirigere dopo quasi dieci anni dal suo ultimo lavoro “Master and Commander: Sfida ai confini del mare” (2003).
“The Way Back” è ispirato a una storia vera e tratto dal libro ‘The Long Walk: The True Story of a Trek to Freedom’ di Slavomir Rawicz (edito in Italia da Corbaccio col titolo ‘Tra noi e la libertà’) e dalle testimonianze dei sopravvissuti raccontate direttamente a Weir, che le ha fuse insieme ad altre ricerche, per avere una visione completa.
Quella raccontata da Weir è una storia d’avventura, di sopravvivenza e di liberazione, mentale e fisica. I nostri eroi sono messi a dura prova, una prova lunga 12 mesi e 10 mila chilometri da percorrere, con condizioni atmosferiche estreme: dalle foreste ghiacciate della Siberia alle vaste pianure della Mongolia, dal torrido deserto del Gobi alle nevi himalaiane i sette fuggiaschi attraversano diverse fasi in cui spesso si troveranno a perdere le speranze.
Ogni personaggio delineato aggiunge qualcosa alla storia, tutti perseguono uno scopo. Lo spettatore inizia a conoscerli veramente solo nel momento in cui mostrano la loro tempra e vi si scorge l’umanità che hanno dentro.
Peter Weir ci ha tenuto molto a far capire il tormento psicologico a cui quei prigionieri erano sottoposti, ancor prima di fuggire, ricreando il più possibile quegli ambienti e quelle sensazioni in maniera autentica, affidandosi ad attori che sapessero convogliarle al meglio.
Ed Harris e Jim Sturgess hanno fatto un ottimo lavoro. Dai loro volti traspare quella sofferenza e tristezza, ma anche un’ostinata volontà, che rappresenta la verità di tanti individui. Le persone incontrate dal regista hanno raccontato “storie di orrore, di trionfo, di sopravvivenza, di tragedia, di determinazione”.
In passato un documentario della BBC ha messo in discussione la storia raccontata nel libro da Rawicz, ma le documentazioni trovate da Weir e dal suo staff dimostrano che l’uomo è stato un soldato polacco arrestato, torturato e condannato dai russi.
Solo nel finale racconta una versione diversa, perché egli non è fuggito, ma è stato graziato. Si pensa che l’autore sia venuto a conoscenza della storia di quattro polacchi che hanno percorso il tragitto dalla Siberia all’India e abbia “veramente e onestamente sentito il bisogno di rivelare al mondo gli orrori del regime di Stalin, che lui stesso aveva subito, e che perciò abbia creato un racconto personalizzato, attingendo da tutti quelli che aveva sentito” spiega il produttore esecutivo Keith Clarke. Lo stesso Weir ha voluto dar vita ad un film romanzato per poter introdurre nuovi personaggi ed elementi alla storia, che funzionassero cinematograficamente, portando sullo schermo un concentrato di situazioni che rimangono vere.
Per alcuni “The Way Back” non sarà alla stregua di altri film di Peter Weir tanto amati, ma sicuramente vi si trova tutta la sua enfasi nell’esaltare i personaggi e la tematica, a lui tanto cara, del lottare con tutte le proprie forze, senza arrendersi, con coraggio come accadeva in “L’attimo Fuggente” o nel già citato “Master e Commander”.
È un film che fa conoscere meglio un altro pezzettino di Storia, di cui non tutti sono al corrente.
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