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Three The Movie PDF Stampa E-mail
Scritto da Dario Carta   
giovedì 01 marzo 2018

Titolo: Three The Movie
Titolo originale: Trê - Sé - Shalosh
Italia: 2015. Regia di: Elisabetta Minen, Yassine Marco Marroccu Genere: Drammatico Durata: 99'
Interpreti: Vivianne Treschow, Alberto Torquati, Massimiliano Grazioli, Werner Di Donato, Chiara Pavoni, Saverio Indrio, Alejandro, Omar Edoardo Sguazzin, Ivan Senine, Caterina Zampieri
Sito web ufficiale: www.threethemovie.com/
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 12/10/2017
Voto: 7
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Generoso
Scarica il Pressbook del film
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three_the_movie_1.jpgIl cinema si fa subito spazio,nello splendido soffio di immagini in apertura di un film che celebra l'uomo. E lo celebra sul palcoscenico della vita,l'esistenza concreta,reale e sofferta che è teatro di vicende tanto sottili e segrete quanto proclamate nel vibrante inno allo spettacolo di una Comèdie Humaine di ogni tempo e luogo.
Tre persone sembrano prepararsi per l'ingresso sul palco,pronti per una narrazione che li unirà in un intenso canto umano composto dalle note simboliche che ne orchestrano la melodia,terzine e sonorità di suggestioni e messaggi.
Le tre figure entrano in scena e oltre il sipario che si apre sulla storia i tre personaggi iniziano a raccontarsi,intrecciandosi sullo sfondo di Udine,città prossima ai confini,tre anch'essi ed è subito fotografia umana e indagine interiore. Irene è cristiana,di origine carnica.
In Monsignor Angelo trova il consiglio per il suo spirito in ricerca e in Pavel,ebreo ucraino provvisorio in una città che non fa sua,un amore insoddisfatto e deluso. Mehdi,musulmano dell'Iran,condivide con Pavel irrequietezza e alloggio ai margini e si carica di un'angoscia esistenziale che lo disarma alle porte di ogni iniziativa sociale,dalla comunicazione ai fallimentari rapporti di lavoro.

Tre fili intrecciano una trama che si fa tessuto sociale. Udine,città protagonista e sentita ostile,raccoglie i dialoghi di tre storie e ne fa un monologo di emozioni di uomini e vite. I registi,Elisabetta Minen e Yassine Marco Maroccu,entrano in punta di piedi in una fiaba reale e costruiscono con pazienza l'incredibile fecondità dell'ordinario quotidiano.
E come in un'opera di teatro,si materializzano in scena le comparse,comprimari sostanziali di protagonisti sospesi.
Un vecchio cieco,figura onnipresente,è arbiter super partes di vicende in preda al vento. I suoi occhi non vedono,ma chi vive nel buio vede meglio di chi guarda il sole. Un angelo del silenzio vigila senza verbo e la figura opposta è lo spirito del cattivo consiglio,il Male che integra il dualismo.

La simbologia è ovunque numerica ("...l'Uno ha generato il Due,il Due ha generato il Tre,il Tre tutte le creature... Ieri,oggi,domani,...Essere,Conoscenza,Beatitudine,...Padre,Figlio,Spirito Santo..."),nell'ossessività del Tre - tre i protagonisti,tre le religioni monoteistiche come riprese in una piccola Gerusalemme - e concettuale - la dualità,la scelta,la contraddizione.
Di Irene e Pavel,il cieco parla in termini di "grandezza e misericordia,orgoglio e umiltà,come facce di una stessa medaglia",come un cammino scandito dalla sofferenza e dalla speranza,un itinerario lacerato da lampi di luce e oscurità,come l'eterna domanda dell' uomo sulla verità e su dove questa possa essere trovata,dentro o fuori di un Credo che è sempre in stato di veglia.

Il vecchio,cieco negli occhi ma veggente delle sorti,non è attento a quanto prossimo sia ad un'oscurità ben peggiore di una vista malata e il suo sguardo sulla Speranza e Fede è preda di una sofferta controversia.
Mehdi si tormenta con fantasmi lontani e ostili ("...libera il tuo senso di colpa"- gli intima il vecchio - "...che ti imprigiona in una struttura arcaica,riscattati da un destino che non ti appartiene..."). Pavel cade nella trappola tesa fra egoismo e presunzione di amore,ferendo Irene e la sua fiducia in lui ("...tu rendi infelice la sua anima e non hai il diritto di farlo!","...che ne sai tu dell'amore?").

Fiducia tradita,errore,contraddizione,incoerenza,ovunque dualismi e significazioni ambigue spiccano fra le righe di dialoghi sottili e citazioni sornione che animano il racconto (il cane che accompagne il vecchio cieco è un biblico Tobia,divenuto cieco in seguito ad un atto di carità). Angeli e demoni,luci e ombre,Fede e sospetto danzano come sogni eleganti e trasposizioni surreali nelle suggestive immagini di un film delicato e generoso che privilegia il respiro aperto della ricerca interiore e si fa cinema silenzioso e indagatore sull'individuo,la società che lo accoglie e la realtà da cui è nutrito.
In chiusure,tre personaggi restano seduti sulle poltrone di una sala,sono vicine e nel buio assistono allo spettacolo della vita.

 
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