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Titolo: Un amore di gioventù
Titolo originale: Rock of Ages
Francia, Germania: 2011. Regia di: Mia Hansen-Løve Genere: Drammatico Durata: 110'
Interpreti: Lola Creton, Sebastian Urzendowsky, Olivier Yglesias, Greg Akcelrod, Magne Håvard Brekke, Valérie Bonneton, Serge Renko, Özay Fecht
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 22/06/2012
Voto: 5
Trailer
Recensione di: Daria Castefrachi
L'aggettivo ideale: Testardo
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Una storia lunga otto anni: un amore tormentato che genera passione e sofferenza.
Il nuovo film di Mia Hansen-Løve è una sorta di esaltazione del mito di Eros e Thanatos.
Ma Un amore di gioventù non convince del tutto: non convince perché, a voler fare i moralisti, ci sono fin troppi elementi che per una quindicenne risultano più che discutibili, vedi il sesso e la vacanza di coppia.
Non convince perché la protagonista, diciamocelo, dopo otto anni, accenna sì e no a due sorrisi e continua a ricadere nell’ambigua relazione con Sullivan, risultando spesso e volentieri snervante.
Anche a voler evitare bigottismi di sorta, il film si trascina stancamente, insistendo troppo a lungo su un amore distruttivo e alla fine, non vediamo l’ora che si giunga ad una conclusione, qualunque essa sia.
Un amore di gioventù racconta la storia di Camille e Sullivan: quindici anni lei, diciannove lui, due adolescenti che si amano.
Lei è morbosa e minaccia il suicidio se lui dovesse lasciarla: lui ogni tanto scompare, prendendosi i suoi tempi e i suoi spazi ed innescando un tira e molla logorante.
Lei dipende da lui mentre secondo lui devono fare altre esperienze.
Quando parte per un viaggio di dieci mesi in Sudamerica, le scrive tante lettere ma quando le missive smettono di arrivare, il dolore per la ragazza diventa insopportabile, tanto da portarla al ricovero.
Passano gli anni, Camille è apatica ma lavora come hostess per continuare i suoi studi in architettura. Diventa assistente e compagna di un architetto norvegese ma proprio quando sembra aver ritrovato la serenità, Sullivan fa nuovamente capolino nella sua vita. E Camille ci ricasca, avviando una relazione con lui e diventandone l’amante.
Due ore di film in cui la protagonista cede ostinatamente ad un amore che non provoca altro che sofferenza.
Stancante, a dirla tutta.
L’ultima fatica di Mia Hansen-Løve, regista di Tout est pardonné e Il padre dei miei figli, si salva però grazie alla poesia di alcune sequenze, in cui la fotografia cattura la bellezza dei luminosi paesaggi nei dintorni della Loira. Dalle dolci colline su cui ondeggiano le spighe, fino al fiume che si insinua tra le rocce levigate, il ritratto bucolico della campagna francese emerge in tutto il suo splendore.
Sullo sfondo l’interessante mondo dell’architettura, con tanto di gita a Bauhaus e in Danimarca e con discorsi filosofeggianti sull’arte e sul bagliore che necessita una casa.
Un’epopea sull’amore e il dolore, sull’incompatibilità di cervello e cuore. Un film visivamente coinvolgente ma monotono dal punto di vista di dialoghi e sceneggiatura. Un racconto che tarda ad arrivare alla conclusione e si appiattisce su se stesso.
Quello che la regista voleva raccontare è che la potenza dell’amore può sconvolgere anche a quindici anni.
Ci è riuscita, ma solo nella prima parte.
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