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Scritto da David Di Benedetti   
martedì 25 marzo 2014

Titolo: Yves Saint Laurent
Titolo originale: Yves Saint Laurent
Francia: 2014. Regia di: Jalil Lespert Genere: Drammatico Durata: 100'
Interpreti: Pierre Niney, Guillaume Gallienne, Charlotte Lebon, Laura Smet, Marie de Villepin, Nikolai Kinski, Ruben Alves, Astrid Whettnall
Sito web ufficiale:
Sito web italiano: www.luckyred.it/yves-saint-laurent
Nelle sale dal: 27/03/2014
Voto: 7
Trailer
Recensione di: David Di Benedetti
L'aggettivo ideale: Composto
Scarica il Pressbook del film
Yves Saint Laurent su Facebook

yvessaintlaurent_leggero.pngParigi, 1957. Il giovane Yves Saint Laurent (Pierre Niney), appena ventunenne, viene inaspettatamente nominato responsabile della grande casa di moda creata da Christian Dior, da poco scomparso. Durante la prima sfilata da lui curata, Yves conosce Pierre Bergé (Guillaume Gallienne), che diventerà ben presto suo socio in affari, una volta fondata la propria casa di moda, e compagno per tutta la vita.
Tre anni dopo, infatti, i due fondano la Yves Saint Laurent Company, destinata a diventare una delle griffe più celebri nel mondo della moda e del lusso. Nonostante i propri demoni interiori e le proprie insicurezze, il giovane Yves, incoraggiato dal fedele Pierre, riuscirà a rianimare il sonnolento mondo della moda dell’epoca, trasformandolo completamente e divenendo uno degli stilisti più famosi del ‘900.

“L’arte non nasce mai dalla felicità”, scriveva spietato Chuck Palahniuk nel suo famoso romanzo Soffocare, a voler dimostrare che l’arte autentica nasce spesso e volentieri da indicibili tormenti interiori, da un continuo senso di spaesamento, dall’incapacità di esplicare in modo razionale il proprio malessere.
L’arte e le sue manifestazioni rappresentano per l’artista quell’atto catartico di liberazione interiore, di comunicazione accorata di un’idea nata dalla sofferenza, sofferenza che si affida all’innato talento dell’artista per far sentire la propria voce. In questo senso, l’Yves Saint Laurent di Jalil Lespert, attore dalla florida filmografia esordito alla macchina da presa nel 2011 con Des vents contraires, adattamento dell’omonimo romanzo di Olivier Adam, è un’ottima rappresentazione di quello stato d’indicibile tormento appena descritto e sintetizzato nella frase di Palanhiuk.
Il biopic del regista francese racconta la vita di uno dei più grandi stilisti del ‘900, considerato pari solo al concorrente Chanel, che già da giovanissimo riuscì a creare uno stile davvero unico e personale, divenendo per decenni il simbolo dell'eleganza più raffinata, moderna, innovativa dell’alta moda francese prima, mondiale poi.
Per primo, negli anni ‘60, insieme all’amico Karl Lagerfeld, capì che l'alta moda poteva trarre ispirazione dalla strada e non essere soltanto una realtà autoreferenziale, un mondo chiuso in se stesso senza rapporti con la realtà, dimostrando così di saper comprendere con maestria e genio lo Zeitgeist della propria epoca.

Il film di Lespert è insomma un crescendo ben costruito di emozioni: man mano che la narrazione prosegue, il giovane Yves, inizialmente timido, chiuso in se stesso, maniaco della perfezione e silenzioso disegnatore di modelli, si trasforma in un ardito sperimentatore, in un beffardo provocatore che cresce ed evolve. Lo stesso fanno le sue creazioni, divenendo sempre più audaci, progressiste e trasgressive.
Al pari di un pittore, Laurent sperimenta, crea, soffre, ama: la storia con Bergé, che racconta, con la propria voce fuori campo (usata forse con poca parsimonia) la grandezza del compagno ormai defunto (Yves è defunto il 1 giugno del 2008), passa dapprima per l’accettazione da parte di Laurent della propria omosessualità e delle proprie debolezze, per giungere poi alla certezza e alla consapevolezza del proprio talento, dimostrando, però, che la grandezza di un uomo non poggia solo sulle capacità di quest’ultimo, ma spesso anche sulle attenzioni e l’aiuto di chi lo ama.

La fotografia e il montaggio replicano elegantemente la pacatezza iniziale del personaggio, con colori delicati e luce contenuta e scene che volutamente “eclissano” o tagliano i momenti di maggior pathos, realizzando così un bellissimo omaggio al grande stilista francese che è sì pacato, ma possiede una forza e un’eleganza davvero invidiabili.

 
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