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Scritto da Nicola Picchi   
giovedì 18 ottobre 2007

Freesia: icy tears
Titolo originale: Freesia: icy tears
Giappone: 2007. Regia di: Kazuyoshi Kumakiri Genere: Fantascienza Durata: 103'
Interpreti: Tamayama Tetsuji, Nishijima Hidetoshi, Hiroshi Oguchi, Tsugumi
Sito web:
Voto: 6
Recensione di: Nicola Picchi

freesia_leggero.jpg“Freesia: icy tears” è ambientato in un futuro distopico che deve qualcosa alla fantascienza sociologica, più segnatamente a Robert Sheckley, e qualcos’altro alla storia del Giappone: in epoca Edo (1603-1867) era infatti legalmente possibile per i parenti delle vittime di un omicidio o di atti di violenza assoldare dei killer per vendicarsi dei colpevoli. Tratto dall’omonimo manga di Jiro Matsumoto, il film offre una versione edulcorata della grottesca violenza presente nell’originale e ne elimina completamente l’elemento sessuale, che era invece decisamente in primo piano. Il mondo di Freesia descrive un Giappone coinvolto in una guerra permanente e squassato dalle manifestazioni di piazza, dove gli omicidi non vengono perseguiti. Nel paese è infatti in vigore il “Vengeance Act”: sotto la supervisione di un’agenzia governativa è possibile per i parenti delle vittime usufruire dei servizi di killer professionisti, forniti dal governo o da agenzie private, mentre al bersaglio designato è consentito assumere una guardia del corpo, a cui spetterà il compito di difenderlo. Gli scontri si svolgono nei quartieri stessi della città, momentaneamente transennati e ridotti ad arene. Date le premesse ci si potrebbe aspettare un altro “Battle Royale”, ma a Kazuyoshi Kumakiri non interessa il versante action della storia ed è più motivato ad indagare le psicologie dei personaggi principali, Hiroshi, Toshio e Higuchi, tutti sopravvissuti al segretissimo “Progetto Fenrir”, in cui una nuova arma sperimentale era stata testata su un gruppo di bambini orfani di guerra. Hiroshi Kanou è un killer che lavora per la “Katsumi Retaliation Agency”. Totalmente anaffettivo ed incapace di provare emozioni o dolore fisico, porta dentro di sé i traumi e le ferite di quando, 15 anni prima durante il servizio militare, aveva assistito alla strage durante l’esecuzione del test. Dopo un lungo processo, l’ufficiale che aveva ordinato l’esperimento viene riconosciuto colpevole e condannato a morte. Questi sceglie come guardia del corpo suo figlio, Toshio, che aveva anche lui assistito all’evento ed ora vivacchia facendo il meccanico. Higuchi, capo dell’agenzia ed unica orfana ancora in vita, decide di servirsi di Hiroshi per eliminare Toshio, ed ottenere finalmente giustizia. L’ambientazione è spoglia, quotidiana ed assolutamente realistica dato che Kazuyoshi Kumakiri, fedele alla sua immagine di cineasta indipendente, decide di non utilizzare CGI o particolari accorgimenti scenografici.
Il Giappone che ritrae è identico al Giappone attuale, cosa che dovrebbe renderlo più inquietante, ma qualcosa non ha funzionato e Freesia assume al contrario un curioso aspetto retrò, sia a causa delle scelte di regia e di montaggio che per la colonna sonora. Finora il suo film più riuscito era quello d’esordio, il nerissimo “Kikichu”, ed in parte “Antenna”, dall’omonimo romanzo di Randy Taguchi uscito anche in Italia. Ebbene, le cose stanno ancora così dato che il film, pur non essendo affatto disprezzabile, non riesce mai a decollare davvero.
Le premesse di partenza erano ottime ma il film riesce solo ad esprimere un enorme potenziale destinato a restare inespresso, e piange il cuore a pensare cosa avrebbe potuto ricavarne un regista più dotato e geniale come Miike Takashi, da lungo tempo avvezzo ai manga.
Bisogna anche sottolineare che il regista è stato scarsamente aiutato dalla recitazione adottata dagli attori protagonisti, cosa che invece tornerebbe assai utile quando si sceglie di occuparsi delle psicologie dei personaggi. Qualcuno dovrebbe spiegare a Tamayama Tetsuji (Hiroshi) che essere anaffettivo non significa essere catatonico, e, nonostante in un’intervista dello scorso anno l’autore avesse dichiarato che “Freesia sarà un action movie in piena regola, con lo spirito e i colpi di scena tipici del cinema di genere”, il film sembra aver patito la stessa sorte degli orfani di guerra: ucciso da una bomba congelante.

 
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