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Il tredicesimo piano
Titolo originale: The Thirteenth Floor
USA, Germania: 1999. Regia di: Josef Rusnak Genere: Fantascienza Durata: 100'
Interpreti: Armin Mueller-Stahl, Vincent D'Onofrio, Gretchen Mol, Craig Bierko, Dennis Haysbert, Steve Schub, Jeremy Roberts, Rif Hutton, Leon Rippy, Janet MacLachlan, Brad Henke, Burt Bulos, Venessia Valentino, Shiri Appleby, Tia Texada, Howard S. Miller
Sito web:
Nelle sale dal: 03/09/1999
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Dario Carta
All'Hotel Ambassador di Los Angeles,nel 1937,un uomo lascia una lettera al barman dell'albergo,dicendo che un amico passerà a cercarla.
Al suo risveglio,nella Los Angeles di oggi,l'uomo si rivela essere Hannon Fuller,(Armin Mueller-Stahl),famoso programmatore di mondi virtuali,che di lì a poco viene assassinato.
I sospetti cadono su Douglas Hall,il socio di Fuller,lo stesso uomo che nella realtà di 70 anni prima,avrebbe dovuto ritirare la busta e leggerne il contenuto.
Le sue indagini lo porteranno a scoprire che la realtà è inviluppata da una serie di mondi virtuali che si intrecciano a formare un quadro inquietante e sorprendente.
Le immagini in apertura inseriscono lo spettatore in una bella ambientazione retrò e una felice scenografia aiuta l'immaginazione a trovarsi nella Los Angeles del 1937,con i sopiti colori sul seppia che ossequiano le scene all'Overlook Hotel di Shining anche nella conversazione al bar fra i due uomini che si parlano al bancone.
Subito,le realistiche e soffuse immagini della città,com'era nel '37,svaniscono,stridendo nello schiudersi del primo dei molti voli temporali che segneranno l'intero corso del film e spostano la narrazione degli eventi a questi giorni,interrompendo bruscamente ogni proiezione immaginifica ed impattando una realtà attuale immersa nella fredda dimensione tecnologica che completerà il quadro del racconto.
Tutta la trama,piuttosto fitta e complessa,si dipana in una soluzione di reiterata discontinuità temporale ed ambientale,rendendo,a tratti,operosa la comprensione del film e conferendo alla pellicola una forma che richiama alle opere più classiche della cyber-fiction di oggi,sia nel genere letterario,qui in particolare alla narrativa di Philip K. Dick,che ai lavori per lo schermo,come "Le morti di Ian Stone,successivo di otto anni,"The Butterfly Effect",anch'esso successivo ed altri,ma soprattutto il richiamo è rivolto a "Matrix",dello stesso anno,ma uscito pochi mesi dopo.
Sia in "Matrix" che ne "Il tredicesimo piano" l'attenzione viene condotta all'ineluttabile conclusione che non esiste una realtà oggettiva,chiamata ad essere il definitivo punto di riferimento per la dimensione esistenziale dell'uomo,ma,al contrario,viene rivelato il paradosso di un mondo o di mondi virtuali e paralleli che si intrecciano così fittamente a quella che viene ritenuta la vera vita,da non permettere più di distinguere la realtà,così come l'uomo la percepisce,dalla simulazione,per poi far correre il rischio di smarrirsi nel tentare di distinguere la vera natura del genere umano,da quella simulata.
I conflitti cronologici sono disseminati in tutta la pellicola in continui viaggi e spostamenti tra passato e presente,fratturando la narrazione in segmenti situati su differenti piani ed evidenziando aspetti di intenzionale anacronismo,come si vede nella sequenza dell'incontro in un bar della Los Angeles di oggi tra Douglas Hall e Jane Fuller,presentata ad immagine della Gloria Grahame del "Grande caldo" di Lang.
Il richiamo al passato viene simboleggiato anche dall'immagine del biliardino con i giocatori di baseball in latta ed il funzionamento meccanico,gioco vintage che contrasta con la realtà tecnologica che si manipola nella Società situata al tredicesimo piano dell'edificio.
In un continuo inviluppo di situazioni presentate a sorpresa una nell'altra e in un processare di rivelazioni successive,il film si snoda mescolando aspetti noir che ricordano i polizieschi degli anni '40,con ingredienti di un cyber movie informatizzato.
Tra citazioni a Chandler ed ambientazioni non causali (il Grand Hotel Wilshire,teatro di molte storie dello schermo),il film affascina,adattandosi,ma non imitando,all'aspetto controverso che fa da base al Blade Runner di Dick/Scott.
I richiami al film sono evidenti anche nei dialoghi.
"Ti piace che qualcuno giochi con la tua vita ?" di Ashton a Ferguson sembra tale e quale a "Bella esperienza vivere nel terrore" di Roy Batty a Deckard e,nel "Tredicesimo piano",il confronto fra i due antagonisti ne riporta le linee in tono minore.
Il lavoro di Rusnak è un bel film,passato inosservato ma per colpe non sue.
Matrix e la trilogia ha sortito un effetto maggiore sul pubblico per ragioni del tutto commerciali e decisioni covate fra le mura degli uffici delle Major.
Il "Tredicesimo piano" veicola lo spettatore nel mondo della finzione e delle cyber sci-fi,aiutandosi con il fascino che deriva dall'ambientazione in epoche passate e procede spedito con il solo rallentamento dovuto all'intrico,a volte eccessivo,degli avvenimenti,ma nel suo complesso il film è appagante e suggestivo.
Difficile riconoscere in Vincent D'Onofrio il sergente Palla di lardo o il detective Goren di Criminal Intent,ma chi conosce l'attore può avere la conferma del suo talento e delle sue capacità di trasformarsi in qualsiasi personaggio.
Salti temporali,unità programmate,simulazioni di identità e trasferimenti scandiscono questa bella avventura a metà strada tra il thriller e la fantascienza,imbastendo un gioco con lo spettatore,che si vede condotto ai confini della conoscenza ove i concetti di realtà,finzione e condizione virtuale si confondono e pongono l'interrogativo se davvero gli androidi sognano pecore elettriche.
Sottovalutato.
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