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K-20: Legend of the Mask
Titolo originale: K-20: Kaijin Nijumenso-den
Giappone: 2008 Regia di: Lee Yoon-ki Genere: Fantascienza Durata: 137'
Interpreti: Kaneshiro Takeshi, Matsu Takako, Nakamura Toru, Hongo Kanata, Imai Yuki
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web:
Voto: 7
Trailer
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Recensione di: Francesca Caruso
La regista e sceneggiatrice Sato Shimako torna a lavorare per il cinema dopo un lungo periodo dedicato alla televisione. Il film è ispirato alla figura creata dallo scrittore giapponese del mistero Edogawa Rampo (pseudonimo di Hirai Taro, 1894-1965).
Il Demone dalle venti facce è un criminale antagonista del detective Akechi Kogoro, che cerca continuamente di acciuffarlo.
Nello specifico la storia del film è tratta da un nuovo racconto di Kitamura So, che lo ambienta in un Giappone alternativo in cui non c’è stata la Seconda Guerra Mondiale e dove è perdurata la divisione in classi secondo il vecchio sistema sociale giapponese, una ristretta e ricca aristocrazia che sovrasta la disperante e dilagante povertà in cui la misera gente vive.
La storia inizia nel 1949, K-20 è un abile ladro che si muove agilmente e con disinvoltura da un palazzo all’altro della città, incupita dal malessere generale. Endo Heikichi è un talentuoso ma squattrinato artista circense che per racimolare un po’ di denaro accetta un lavoro da un uomo misterioso. Deve scattare delle foto di nascosto al detective Akechi Kogoro e alla sua aristocratica fidanzata Hashiba Yoko. Heikichi viene scoperto e creduto il ladro K-20. Messo in prigione, riesce a fuggire. L’uomo vuole dimostrare la sua innocenza e per fare ciò deve trovare il vero K-20. Il detective inaspettatamente lo aiuta a risolvere il mistero.
Sato Shimako ha realizzato un eroe simile a Spider man e un mondo parallelo altrettanto dettagliato.
Il film è ricco di duelli all’ultimo sangue, altezze vertiginose, salti acrobatici e inseguimenti all’ultimo respiro e dal ritmo incalzante, un paesaggio urbano futuristico cupo e che nasconde misteri ad ogni angolo, ombre che si celano nel buio. Il paladino aiuta la donzella in pericolo, che poi così in pericolo non è, forse inizialmente ingenua ma coraggiosa, sconsiderata e comica. Yoko diventa il contraltare di Heikichi, serioso e determinato, che punta dritto al suo obiettivo. Due caratteri diversi, che affrontano la vita ognuno con i propri valori morali, scoprendosi due anime affini e pure.
È un film fantascientifico impreziosito dalla comicità con cui sono caratterizzati alcuni personaggi, dalla bravura degli attori, tra i quali Kaneshiro Takeshi. L’attore possiede una forte presenza scenica e riesce ad alternare con disinvoltura i vari stati d’animo del suo personaggio Heikichi. Inoltre la regista mette sotto la lente d’ingrandimento le persone più indifese e bisognose d’affetto: i bambini.
Questi riscoprono in Heikichi l’eroe che ha dentro di sé, ancor prima di infilarsi le maschera. Tema portante della storia è fare il bene del prossimo e dare speranza a chi l’ ha perduta.
Il produttore Abe Shuji ha dato parecchia libertà creativa alla regista, che ha sfruttato appieno i mezzi che aveva a sua disposizione. La macchina da presa è in continuo movimento, utilizzando diverse tipologie d’angolazioni delle inquadrature a seconda della necessità. Inoltre sono stati usati effetti speciali per la messa in scena della città correlati a disegni e modellini, come la torre con la cupola in vetro.
Sato Shimako è stata abile nel creare una storia accattivante e non scontata, dai buoni sentimenti.
Il suo debutto alla regia risale al 1992 con l’horror “Tale of a vampire”, di cui ha anche firmato la sceneggiatura. Durante la sua carriera è riuscita a non rimanere vincolata per lungo tempo allo stesso genere cinematografico.
K-20 Legend of the mask è un mix ben riuscito di action, fantascienza e poliziesco, con una buona dose di mistero alla Sherlock Holmes e un pizzico di comicità che non guasta.
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