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L'alba del pianeta delle scimmie
Titolo originale: Rise of the Planet of the Apes
USA: 2011. Regia di: Rupert Wyatt
Genere: Fantascienza
Durata: 105'
Interpreti: James Franco, Tom Felton, Freida Pinto, Andy Serkis, Brian
Cox, John Lithgow, Tyler Labine, David Hewlett, David Oyelowo, Makena
Joy, Kevin O'Grady, Tammy Hui, Rufus Dorsey, Jeb Beach, Jesse Reid
Sito web ufficiale: www.apeswillrise.com
Sito web italiano: www.microsites3.foxinternational.com/it
Nelle sale
dal: 23/09/2011
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Realistico
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“L’Alba del Pianeta delle Scimmie” segna il raggiungimento di un altro traguardo tecnologico molto importante: la realizzazione delle riprese degli effetti visivi e della performance capture alla luce del sole, in ambientazioni reali, al di fuori di un teatro di posa controllato.
Il film ha alla base un mix di scienza e fantascienza. Gli avvenimenti prendono il via dagli esperimenti di ingegneria genetica che fanno sviluppare nelle scimmie l’intelligenza.
Will Rodman lavora per una casa farmaceutica, che sta sperimentando un nuovo farmaco, l’Alz-112, sugli scimpanzè. L’uomo sta cercando una cura contro l’Alzheimer e gli investitori un farmaco sfacciatamente lucroso.
Quando la sperimentazione viene interrotta, Will si ritrova a doversi occupare di un cucciolo di scimpanzé, Cesare, la cui madre aveva dato segni positivi al farmaco. Cesare diventa sempre più intelligente crescendo - destinato a grandi cose.
“L’Alba del Pianeta delle Scimmie” è un film evento, che fonda l’idea primigenia sul film originale “Il Pianeta delle Scimmie” (1968) di Franklin J. Shaffner (pietra miliare del cinema), per raccontare come tutto è iniziato in un’ambientazione contemporanea.
È forte sia per la qualità della narrazione, che per la profondità con cui vengono descritti i personaggi. Inoltre viene messo in primo piano uno spettro emotivo variegato dal quale lo spettatore viene coinvolto.
La pellicola ha in sé una vitalità, un’energia e un’azione trascinante per tutta la sua durata. La musica di Patrick Doyle contribuisce molto a far accrescere l’adrenalina fino all’esplosione finale, con un crescendo emozionale.
Il film è ben articolato nell’espressione delle emozioni umane e del conflitto che da esse ne deriva. Lo sguardo di Cesare, in ogni situazione in cui si ritrova, possiede una profondità e una trasparenza emotiva, che fa protendere a parteggiare per lui, smuovendo l’animo di colui che guarda.
La narrazione viene raccontata dal punto di vista dello scimpanzé, focalizzando l’attenzione su come lui crescendo vede l’essere umano. Se da piccolo impara a conoscere l’affetto e la bontà dell’uomo, da grande comprende come ci siano uomini meschini, aggressivi e dall’animo nero.
Le tematiche affrontate da “L’Alba del Pianeta delle Scimmie” sono sicuramente articolate, ma saltano subito agli occhi. In primis parla della nostra civiltà, che raggiunge un punto di non ritorno, nel momento in cui l’uomo si oppone alla natura.
Quando l’uomo si pone nella posizione di voler incarnare Dio, spingendosi oltre i limiti, gli eventi precipitano e gli si ritorcono contro.
A ben guardare quella raccontata è anche una storia tra padri e figli e il rapporto che si instaura tra loro: ciò che un figlio (Will) può fare per suo padre (Charles) e ciò che un padre (Will) può dare a suo figlio (Cesare).
Il regista Rupert Wyatt attraverso il film delinea una delle paure primordiali dell’uomo, ovvero quella di essere soppiantati da un’altra specie che gli sottrae il ruolo.
Per dare vita allo scimpanzé la produzione ha fortemente voluto il maggiore artista specializzato in performance capture, l’attore Andy Serkis, “per infondere in Cesare le sfumature, le emozioni, l’anima, il giudizio e il cuore”. Serkis si ricorda per l’acclamata interpretazione di Gollum (nella trilogia de “Il Signore degli Anelli”) e Kong in “King Kong”, realizzando uno splendido lavoro anche con Cesare.
“L’Alba del Pianeta delle Scimmie” incarna il giusto mix tra spettacolarità e narrazione/personaggi, mettendo gli effetti visivi al servizio di quest’ultimi. Wyatt ha realizzato un film ricco sotto molti punti di vista, che attrae.
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