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Moon PDF Stampa E-mail
Valutazione utente: / 5
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Scritto da Mirko Di Nella   
lunedì 28 giugno 2010

Moon
Titolo originale: Moon
Gran Bretagna: 2009. Regia di: Duncan Jones Genere: Fantascienza Durata: 97'
Interpreti: Sam Rockwell, Kevin Spacey, Kaya Scodelario, Matt Berry, Benedict Wong, Dominique McElligott, Malcolm Stewart, Robin Chalk
Sito web: www.sonyclassics.com/moon
Nelle sale dal: 04/12/2009
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Mirko Di Nella
L'aggettivo ideale: Sublime
Scarica il Pressbook del film
Moon su Facebook

moon_leggero.jpgIn un futuro prossimo la Terra riesce a risolvere la crisi energetica che da sempre l’attanaglia, grazie alla scoperta di un importante combustibile: l’Elio-3; che si ricava estraendolo dalla Luna, grazie alla multinazionale LUNAR che ne ha scoperto la tecnologia opportuna a raffinarlo e ricondurlo sul nostro pianeta.
Sam Bell (Sam Rockwell) è un astronauta ingaggiato dalla società per lavorare sulla base lunare chiamata Selene e svolge le sue mansioni per un vincolo contrattuale di tre anni, in totale solitudine se non fosse per la compagnia di un robot di nome GERTY (Kevin Spacey) capace di emozioni comunicate con delle semplici emoticon sul suo schermo. Le comunicazioni con la Terra, a causa di un guasto, non permettono a Sam di avere un contatto diretto con la propria famiglia, ma può comunicare solo con dei video messaggi pre-registrati. A due settimane dalla fine del suo contratto e dal suo agognato ritorno a casa, Sam comincia ad avere dei forti mal di testa e sembra avere delle strane allucinazioni, che in una delle sue missioni sul suolo lunare causano un incidente nel quale rimane ferito.

Dire di più sulla trama (benché quasi tutte le testate lo abbiano fatto) sarebbe un delitto per questo gioiellino di Sci-Fi dal bassissimo budget; opera prima di Duncan Jones – aiuto regista in molti film di Tony Scott, nonché autore di video musicali- meglio conosciuto come il figliol prodigo del celebre musicista David Bowie.Questo perché la forza ed il fascino dell’intera pellicola risiede proprio nella solida sceneggiatura -scritta a quattro mani dallo stesso regista con Nathan Parker - che riporta il genere alla sua forma originaria, quell’approccio riflessivo ed emotivo, dall’impianto umanista e teorico, piuttosto che basato sulle logiche commerciali che fanno leva sull’azione e lo spettacolo. Una fantascienza intimista che indagava la psiche umana ed i suoi vuoti esistenziali, che cercava di esplorare gli abissi interiori allo stesso modo in cui esplorava le dinamiche spaziali, priva del grigiore tecnologico di effetti speciali invadenti che hanno relegato un genere nobile alla stregua dei popcorn-movie.

Anche il comparto scenografico volutamente retrò, recupera i dettami dei grandi modelli del passato a cui Jones attinge a piene mani (“2002 – La seconda odissea”, “Solaris” e “Atmosfera Zero” su tutti) conservando ciononostante tutta la sua straniante e conturbante fascinazione, forte dell’ausilio di vecchi teatri di posa che ricostruiscono scenari solitari e asettici e l’impiego perlopiù di modellini a discapito delle animazioni digitali, limitate a pochi ed intelligenti espedienti, quasi a ribadire ancora una volta come la fantascienza non si assoggetti mai all’utilizzo delle nuove tecnologie, senza per questo sacrificare nulla allo spettacolo, che seppur il ridotto budget (5 milioni di euro) riesce ad essere ugualmente convincente e robusto e tenere alta la tensione, supportata dalla ipnotica e minimale colonna sonora di un grande talento musicale quale Clint Mansell (“Requiem for a dream”).

La storia è stata ideata e scritta su misura per Sam Rockwell, uno dei giovani più promettenti del panorama cinematografico attuale, che impreziosisce ulteriormente la pellicola con un’interpretazione esemplare, in un ruolo che poteva essere ricco d’insidie, acuite ancor di più dal fatto che tutta la pellicola si sarebbe sorretta semplicemente sulle sue spalle.
Stupisce e commuove, inquieta ed ammalia l’esordio sul grande schermo per Duncan Jones, un autore da tenere d’occhio che ci regala una delle pellicole indipendenti migliori di questo 2009 che riporta in auge un genere che pareva defunto, ma capace ancora di stupire e generare perle candide di rara e fulgida bellezza.

 
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