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Segnali dal futuro PDF Stampa E-mail
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Scritto da Dario Carta   
lunedì 07 settembre 2009

Segnali dal futuro
Titolo originale: Knowing
USA: 2009 Regia di: Alex Proyas Genere: Fantascienza Durata: 92'
Interpreti: Nicolas Cage, Rose Byrne, Ben Mendelsohn, Chandler Canterbury, Adrienne Pickering, Terry Camilleri, Tamara Donnellan, Lara Robinson, Nadia Townsend, D.G. Maloney
Sito web: www.knowing-themovie.com
Nelle sale dal: 04/09/2009
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Numerologico

segnalidalfuturo_leggero.jpg1959 - I bambini di una scuola elementare devono eseguire un disegno su come immaginano il futuro.
I lavori verranno chiusi in una capsula del tempo e sotterrati per 50 anni.
Una bambina riempie il foglio di numeri apparentemente scritti a caso perchè,spiega all'esterrefatta maestra,le sono stati suggeriti da voci misteriose.
Dopo 50 anni,alla cerimonia di riapertura della capsula,presenti tutte le scolaresche,il foglio con i numeri viene consegnato a Caleb,(Chandler Canterbury),figlio di John Koestler (Nicolas Cage),docente di astrofisica,il quale,superata la perplessità iniziale,cade in preda di una ossessiva ansia di decodificare lo scritto.
Con orrore l'uomo scopre che i numeri sono in realtà una serie di date che riassumono i più grandi disastri degli ultimi anni,compreso l' 11 settembre 2001,con le relative vittime.
John scopre inoltre che nell'elenco tre date,molto prossime, devono ancora scadere.
L'ultima predizione alluderebbe ad una catastrofe definitiva.

"Knowing" traduce nel titolo originale il termine "conoscere",o "conoscenza",vocabolo di gran lunga più azzeccato rispetto all'infelice titolazione italiana della pellicola. Proprio perchè attorno alla definizione del concetto di conoscenza si snoda l'intera trama di questo fanta-thriller con sviluppi mistici e derivazioni paranormali.
Attorno all'oggetto messo al centro del mistero della storia,la capsula del tempo,si muovono la figure dei protagonisti.
C'è un uomo,John Koestler,rimasto solo dopo la morte della moglie,che alleva il figliolo al suo meglio e che divide la sua giornata,segnata dalla tristezza di una solitudine esasperata,fra i suoi doveri di padre e la sua attività profondamente scientifica,docente di astrofisica,che lo mette a contatto con una realtà cosmica infinita e che lo spinge,forse suo malgrado,a guardare la realtà umana con l'occhio distaccato di chi non crede a forze superiori di quelle che regolano la fisica come oggi la si conosce.
Il dolore che affligge la mesta esistenza di John,un dolore profondo che deriva dalla perdita della moglie,avvenuta anni prima in un incidente,dilaga nella sua intera dimensione umana,ponendolo di fronte ad una esacerbata condizione agnostica che non gli permette alcun anelito alla speranza di una elevazione spirituale al di sopra di quanto ogni giorno gli viene dimostrato dallo svolgimento del suo lavoro.
Poi c'è Caleb,il suo ragazzino,adolescente e svelto,sensibile ed acuto,molto attento ai movimenti emotivi del papà,che ama e che idealmente riunisce al ricordo della mamma che non c'è più (si veda la bella sequenza che vede il ragazziono addormentarsi dopo aver guardato un video familiare ad immagine di una preghierina serale).
Il ragazzo osserva vigile il papà,lo sorprende nel limite della sua dimensione spirituale e trova il modo e il coraggio di non condividere le sue opinioni a proposito della Realtà Eterna che attende ognuno di noi al termine della vita su questa terra e a cui siamo tutti destinati e dove la mamma li stava aspettando.

Questo aspetto eternistico tornerà alla fine del film,nelle ultimissime frequenze,in chiave grottesca e di bizzarro gusto.
Il fil rouge del film,che regge ogni scena,dialogo,avvenimento della storia,è la ferrea determinazione di John di salvaguardare la salvezza di suo figlio e di proteggerlo,al punto di dimenticare sè stesso.
Il film è indubbiamente ricco di fenomenali effetti speciali,di grande impatto visivo e altamente spettacolari,ma dietro questa chiassosa apparenza si muove una verità forte e sincera,che è l'amore che unisce il padre alla propria creatura.
Le tematiche apocalittiche che intrecciano in trama e catena la trama del film,sono il tessuto nel quale si innestano le vicende di John,infelice uomo dibattuto tra le forze contrarie di un vuoto fideistico ed un amore salvifico.
Tutto quello che si vede nel film si anima attorno a questo nucleo di natura controversa,spingendo lo spettatore a fissare l'attenzione sulla centralità del film.
L'indifferenza di John davanti ad ua speranza superiore non è dettata da un senso di disinteresse all'argomento,ma è una dura prova vissuta dolorosamente nel suo io più profondo,segnato dallo strazio per la perdita della moglie.
La sua sofferenza lo spinge a dare una precisa valutazione sulla definizione di casualità,opposta a determinismo visto come causa della nascita dell'universo.
Spinto dai rammarichi di una vita segnata da eventi cui non può dare spiegazioni e da un'attività che lo pone di fronte a realtà non comprensibili per la mente umana,lo scienziato si consegna alla debolezza,affermando che gli eventi terreni e cosmici sono accadimenti del tutto casuali,senza alcun scopo finale nè motivazione razionale.
Ma il film è colmo di indizi che indicano un conflitto ideologico su questo campo e il regista favorisce i bambini come depositari e araldi di un senso di speranza e completo affidamento in un amore che,contrariamente a quanto John ipotizza,regola ogni realtà vivente.

Nell'episodio dell'apertura della capsula,i bambini del coro intonano un canto alla "Luce che è in me",in contrapposizione allo scetticismo degli scienziati intenti ad analizzare il rapporto fra coincidenza e sincronia degli eventi.
In un momento di sconforto,John confessa a Diana Wayland di non aver avvertito alcuna sensazione quando sua moglie moriva,lontana da lui,nessun avvertimento sensoriale o pensiero di allarme e questo a conferma della sua disperata visione della vita come equazione casuale di fatti e sbagli.
Allora John si dibatte penosamente sul perchè sia stato messo in condizione di comprendere la prossimità dell'evento finale se non è stato messo in grado di impedirlo.
Per alcuni aspetti riconducibile agli schemi delle storie fanta-apocalittiche antelitteram della serie di Ron Sterling "Ai confini della realtà","Segnali dal futuro" è un film basato su una serrata sceneggiatura,una robusta regia,scorrevole,a strati differenziati,apprezzabile e piacevole a vedersi.
Chi desiderasse vedere spettacolo,in "Segnali" lo trova di certo (si vedano le generose sequenze dell'incidente aereo e del deragliamento della metropolitana).
Chi ha l'orecchio attento,può cogliere - eccome ! -la potente colonna sonora di Marco Beltrami,che supporta le immagini con meritato valore aggiunto.
Chi amasse raccogliere particolari indizi sui protagonisti e sulle ragioni del loro muoversi nella storia,si accorgerebbe che, l'alto tasso di spettacolarità nulla toglie all'aspetto emotivo che il film vuole trasmettere e che in primo piano resta quello che un padre è disposto a fare per la vita del figlio.
Numerologia,cabala,culti pitagorici ed interpretazioni numerologiche fanno da elementi satellite all'eterno dualismo fra caso e determinazione,scienza e fede,in questo thriller scientifico dallo spirito apocalittico,che si fa notare per l'equilibrio fra le spettacolari scene d'azione e la visione introspettiva dei protagonisti.

Alex Proyas,regista di pellicole dark("Il Corvo","Dark City") e filmaker propenso al ricorso di generosi dosi di CGI,(l'esercizio stilistico "Io,Robot"),sceneggia e dirige "Visioni dal futuro",frutto di otto anni di manipolazioni,interpolando idee scientifiche,psicologiche,spirituali,tessendo una trama intrigante in una scenografia affascinante.
Nicolas Cage assume per due ore un'unica afflitta espressione,ma riesce credibile e soprattutto accessibile,priorità assoluta,visto il suo ruolo.
Chandler Canterbury è Caleb ed incarna con realismo il bambino,tale per età ma cresciuto e maturo come persona eletta.
In "Segnali" le atmosfere inquietanti di un evento puntuale si dilatano fino alla catastrofe totale,tema ripetitivo nella recente stagione cinematografica.
Pur nella sua incoerenza narrativa,"Segnali" non si limita ad una cristallizzazione spettacolararistica ma si impegna nella ricerca di una dimensione in profondità.
In parte ci riesce, e l'effetto scenico si allea con l'indagine psicologica a formare una pellicola che non si affanna certo nella riflessione trascendentale,ma propone spunti di discussione e riesce a valicare l'insidia dell'impegno ecologistico e dell'opportunismo catastrofico.
Imbarazzante e dissonante la sequenza che pone termine al film.
Pochi minuti e si cade sul traguardo.
Peccato.

 
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