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Scritto da Anna Maria Pelella   
lunedì 11 aprile 2011

Source Code
Titolo originale: Source Code
USA, Francia: 2011. Regia di: Duncan Jones Genere: Fantascienza Durata: 93'
Interpreti: Jake Gyllenhaal, Michelle Monaghan, Vera Farmiga, Jeffrey Wright, Brent Skagford, Cas Anvar, Michael Arden, Clarice Byrne, Kyle Allatt, Joe Cobden, Gordon Masten, Neil Napier, Craig Thomas, Susan Bain, Nick Ferrin, Russell Peters
Sito web ufficiale: www.theadjustmentbureau.com
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 29/04/2011
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Anna Maria Pelella
L'aggettivo ideale: Criptato
Scarica il Pressbook del film
Source Code su Facebook

Source CodeColter Stevens è un capitano pluridecorato per le sue azioni in Afghanistan. Viene quindi coinvolto nella lotta al terrorismo sul suolo statunitense attraverso l’uso di una tecnologia innovativa che gli consente di rivivere i minuti precedenti un attentato.
Nel poco tempo a disposizione Colter dovrà usare il corpo di un passeggero e scoprire l’identità dell’attentatore.

Source Code, ovvero le nuove possibilità nella lotta al terrorismo immaginate da un talentuoso regista, ormai non più solo una promessa, ma la conferma di un talento in divenire.
Il capitano Colter Stevens viene impiegato in una missione col compito di scoprire l’identità dell’attentatore che ha fatto esplodere un treno a Chicago.
Dovrà rivivere i momenti immediatamente precedenti l’esplosione, nel corpo di un passeggero, infinite volte fino al momento in cui si troverà nelle condizioni di fornire informazioni utili ai suoi superiori.

La fantascienza ha spesso immaginato la possibilità di viaggi nel tempo. Sia pure con risultati diversi e con differenti finalità, molte volte i protagonisti di una storia di fantascienza si son trovati di fronte alla possibilità di rivivere il passato. P. K. Dick è stato uno dei maestri del genere, precursore dell’immaginario viaggio nel passato a correzione di un futuro non ancora scritto, il suo lavoro è stato spesso saccheggiato da Hollywood, la quale non sempre ha riconosciuto il suo debito nei confronti del famoso scrittore. Ma nonostante l’enorme mole di lavori tratti dai suoi scritti o ispirati ad essi a tutt’oggi non si è ancora smesso di immaginare di poter incidere sul passato attraverso l’uso di tecnologie che, in taluni casi, permettono la correzione degli eventuali errori. Che ci sia un gigantesco senso di colpa, per tutte le cose che non abbiamo saputo evitare, alla base di tali postulati? O il semplice desiderio di onnipotenza che colpisce chi sa di poter fare meglio in un’eventuale prossima volta? Chissà.

In ogni caso è questo il punto di partenza della nuova fatica di Duncan Jones, che già ci ha regalato un’inquietante esplorazione del futuro in Moon, e che ancora una volta usa la fantascienza per tessere il suo racconto.
Colter è un capitano e questo ne fa un candidato ideale all’uso di tecnologie segretissime che consentono cose inimmaginabili. Ovviamente il segreto è ben custodito, il governo non ha intenzione certo di divulgare i particolari del suo operato, e rivolgersi a un soldato è la scelta più idonea al mantenimento della segretezza. Certo il soldato in questione è un tantino confuso, e non ricorda le sue ultime azioni, vuol sapere cos’è stato della sua squadra e pretende addirittura di parlare al telefono con suo padre.
Ma questi sono dettagli di cui si può occupare il suo diretto superiore, il dottor Goodwin, incaricato di raccogliere le sue informazioni e trasferirle al comando generale.
Ecco quindi il capitano andare avanti e indietro per otto minuti, quelli precedenti l’esplosione, e raccogliere a mano a mano le informazioni che occorrono al suo governo per fermare i terroristi. Il suo lavoro si fa via via più spedito, lo osserviamo sospettare di alcuni e incrociare il cammino di altri, col solo fine di guadagnarsi l’informazione che i suoi capi gli hanno chiesto. Il suo desiderio di parlare con suo padre è sullo sfondo e fa da motore alle sue azioni.
Mentre una graziosa donna lo accompagna nelle sue peregrinazioni e un’altra lo dirige da lontano.
Tutto qua. Niente effetti speciali da capogiro, né incredibili contorsioni di sceneggiatura.
Solo un piccolo twist finale che motiva il tutto e, nel complesso ci fa amare anche un oscuro capitano di stanza in Afghanistan, il cui destino ci sembrerà troppo persino per un eroe.

Duncan Jones ha già dato prova della sua predilezione per le storie di matrice sociologica e per una narrazione sfrondata da inutili orpelli in computer grafica. Il suo futuro è appena dietro l’angolo e non ha niente di diverso dal presente, solo infinite altre possibilità che ora non osiamo immaginare.
La sua regia è pulita, essenziale e segue i suoi protagonisti da vicino, con il segreto intento di esplorare le loro motivazioni e il loro reale motore.
Nel caso di Colter, misurato Jake Gyllenhaal, una semplice telefonata, qualcosa che gli consenta di chiudere le cose lasciate indietro, tutto il non detto di una vita spesa per il suo paese e che lui sa bene di non poter più rivendicare.
E mentre una fotografia abbacinante ci catapulta nelle infinite possibilità a disposizione di un uomo tutto sommato semplice, allo spettatore non resta altro da fare che domandarsi se sia il caso o meno di sperare che il futuro ci riservi ciò che Duncan Jones ha immaginato per noi e trarre da soli la nostre conclusioni.

 
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