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Scritto da Elisa Giulidori   
sabato 20 gennaio 2007

Superman Returns
USA: 2006. Regia di: Bryan Singer Genere: Fantascienza Durata: 154'
Interpreti: Kevin Spacey, Brandon Routh, Kate Bosworth, James Marsden, Frank Langella, Sam Huntington
Recensione di: Elisa Giulidori

superma1.jpgBrian Singer returns. Dopo aver diretto i primi due film della saga degli X-Men, ora il regista de "I soliti sospetti" torna ad occuparsi di supereroi da fumetto, o meglio del supereroe per antonomasia, Superman. Dal gruppo di mutanti all'eroe singolo, solo nella sua immensa potenza, più vicino ad un dio che all'uomo, capace di percepire qualunque suono, ogni singola richiesta d'aiuto, volare tanto velocemente da un punto all'altro della Terra da sembrare onnipresente. Come Atlante, Superman porta sulle sue possenti spalle il peso del mondo. Ma a volte questo fardello è troppo da sopportare da soli e alla notizia del ritrovamento di alcuni resti del pianeta Krypton, l'uomo d'acciao parte e lascia la Terra. Tornato a casa, dopo cinque anni, trova molte cose cambiate, Lois Lane, ora è madre di un bimbo di quattro anni, stabilmente accasata e vincitrice del premio Pulizer grazie all'articolo "Perché il mondo non ha bisogno di Superman". Intanto Lex Luthor è riuscito a uscire di prigione, grazie ad un cavillo legale; ha raggirato una vecchia miliardaria, dalla quale ha ricevuto una enorme eredità che gli consente di mettere in atto il suo piano criminale. Singer parte dal film di Richard Donner, da cui riprende i temi musicali di John Williams, l'utilizzo della voce e di alcune immagini di Marlon Brando nei panni di Jor-El e i titoli di testa, per creare un film fortemente personale. Con uno stile elegante e asciutto, riesce ad armonizzare l'aspetto spettacolare della vicenda allo sviluppo del personaggio, enfatizzando il suo superomismo, tanto che Clark Kent, l'alter ego umano di Superman, è ridotto a ruolo di comparsa. Per Singer, Superman non deve solo salvare le nostre vite fisiche ma essere una guida morale, come suggeriscono le parole che Jor-El ha lasciato in eredità al figlio: "Anche se sei stato cresciuto come un essere umano, tu non sei uno di loro. Loro sanno essere delle grandi persone, Kal-El. Vorrebbero esserlo. Quello che a loro manca, è solo la Luce che indichi la strada per questa ragione - la loro conoscenza della bontà - ho mandato te... il mio unico figlio... ". Il rimando cristologico è evidente e fortemente sottolineato da Singer, anche nelle movenze, l'atterraggio e l'ascensione in verticale sembrano rimandare ad una iconografia sacra. Ma la bravura di Singer e dei suoi sceneggiatori è insinuare lentamente, ma sempre più profondamente, le debolezze di questo semi-dio: Superman che spia con i suoi raggi x la vita domestica di Lois, il tentativo di riconquista dell'amata utilizzando il volo. Più che alla kriptonite questo Superman è vulnerabile ai sentimenti. Non manca poi l'aspetto più spettacolare, con Superman che afferra un aereo che sta precipitando o salva uno Shuttel in difficoltà; né l'ironia affidata in gran parte a Lex Luthor, interpretato con gran divertimento e bravura da Kevin Spacey. Tutto per due ore e mezza di grande spettacolo che solo nell'ultima parte tende a dilungarsi un pò.

 
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