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The Doomsday Book PDF Stampa E-mail
Valutazione utente: / 16
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Scritto da Nicola Picchi   
venerdì 26 ottobre 2012

Titolo: The Doomsday Book
Titolo originale: In lyoo myeol mang bo go seo
Corea: 2012. Regia di: Kim Jee-won, Yim Pil-sung Genere: Fantascienza Durata: 114'
Interpreti: Ryoo Seung-bum, Koh Joon-hee, Kim Kang-woo, Kim Gyu-ri, Park Hae-il, Song Sae-byoek, Jin Ji-hee, Bae Doo-na
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Inedito
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Nicola Picchi
L'aggettivo ideale: Apocalittico
Scarica il Pressbook del film
The Doomsday Book su Facebook

the_doomsday_book_leggero.jpgQuello del film a episodi è un formato che in Corea riscuote un buon successo di pubblico, ma che spesso conduce a risultati non esaltanti. Ne sono un esempio i vari “If You Were Me”, azzoppati da generiche aspirazioni umanitarie che si concretizzano nel temuto “film a tesi”, o gli omnibus più spiccatamente di genere.
Il recente “Horror Stories” può essere considerato un modello in negativo di tale tendenza, dato che i vari episodi soffrono di sceneggiature banali e regia raffazzonata, con la parziale eccezione di "Kongjwi and Patjwi" di Hong Ji-young, delirio sfacciatamente kitsch che incrocia “Cenerentola” e “Barbablù”.

Le cose vanno un po’ meglio con “The Doomsday Book”, se non altro per la caratura dei nomi coinvolti, ovvero Kim Jee-won e Yim Pil-sung, l’eccentrico regista di “Antarctic Journal” e “Hansel & Gretel”.
Inizialmente nel progetto era coinvolto anche Han Jae-rim (The Show Must Go On), ma in seguito ad alcune difficoltà produttive che hanno bloccato il film per qualche anno, il terzo e ultimo episodio è stato codiretto dai due registi.

Il tema di “The Doomsday Book” è l’Apocalisse, tenendo ben presente che il mondo non finirà nè con uno schianto né con un lamento, ma con una risata. In “A Brave New World” di Yim Pil-sung, la raccolta differenziata non salverà il genere umano: il giovane Seok-woo getterà una mela putrefatta in un bidone della spazzatura, innescando una micidiale reazione chimica.
Quando l’immondizia verrà riciclata in mangime per animali e consumata dalla popolazione attraverso la carne di manzo, si scatenerà una pandemia che trasformerà gli individui in zombi famelici. Se gli assunti dell’episodio non dimostrano una particolare inventiva, visto che di outbreak zombeschi ne abbiamo fin sopra i capelli, il tono leggero con cui Yim Pil-sung sdrammatizza una situazione potenzialmente cupa è invece degno di nota.

Lo sfondo è tragicomico, e non può mancare l’inevitabile satira sui media, che fanno da fastidioso sottofondo all’estinzione: gli opinionisti del caso si accapigliano in televisione attribuendo la responsabilità a manovre politiche del partito di maggioranza o alla solita Corea del Nord, ma alla fine si rassegnano a intonare in diretta strazianti canzoni folkloristiche.
Ma anche l’umanità tout court non sembra essere tanto in salute, se in punto di morte non si trova di meglio da fare che snocciolare etichette di whisky o ci si attacca compulsivamente ai cellulari per filmare una realtà in disfacimento, che sarebbe già pronta a trasformarsi in ricordo se solo fosse rimasto un singolo cervello funzionante in grado di elaborare il concetto.
Seok-woo e la fidanzata Yoo-min sono i novelli e un po’ putrefatti Adamo ed Eva di questo Eden in decomposizione in cui tutto inizia e finisce con una mela, confermando, per dirla con Byron, che l’Albero della Conoscenza non fu mai l’Albero della Vita.
In “Heavenly Creature” di Kim Jee-won, a causa della diffusione dei robot la crescita demografica è prossima allo zero.
Uomini e donne preferiscono infatti scegliere come partner un androide, assai più conciliante rispetto alla sua controparte umana, disinteressandosi della procreazione.

Quando il modello RU-4, utilizzato in un tempio buddhista, avrà raggiunto l’illuminazione diventando il Buddha, un tecnico verrà inviato sul posto per determinare le cause del malfunzionamento.
L’episodio affronta un tema classico della fantascienza, quello dell’intelligenza artificiale e della sua capacità di sviluppare una coscienza autonoma, ma lo fa in maniera inedita. Cosa accade se un robot solleva il velo di māyā e arriva all’illuminazione e poi al nirvana, infrangendo le barriere tra umano e artificiale?
E la consapevolezza acquisita rappresenta davvero una minaccia per la specie umana? Kim firma con la consueta attenzione all’estetica il segmento più austero e contemplativo del film, cadendo però nella pedanteria grazie a dialoghi eccessivamente esplicativi, e dell’episodio restano nella memoria unicamente lo stile della regia e l’elegante design del robot e delle scenografie. In “Happy Birthday”, di Kim e Yim, una bambina acquista su un sito internet “alieno” una palla da biliardo, che si materializzerà in un meteorite di dieci chilometri di diametro pronto a distruggere il pianeta.
L’episodio si richiama alla fantascienza brillante e paradossale di Robert Sheckley, ed è un ironico divertissement in cui si danza in punta di piedi sulla fine del mondo. Niente “Melancholia” alla Lars von Trier o rivelazioni escatologiche, l’immagine del disastro proposta da “The Doomsday Book” è quella di una divertita, serena e probabilmente meritata estinzione.

 
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