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Scritto da Dario Carta   
venerdì 12 dicembre 2008

Ultimatum alla Terra
Titolo originale: The Day the Earth Stood Still
USA: 2008. Regia di: Scott Derrickson Genere: Fantascienza Durata: 103'
Interpreti: Keanu Reeves, Jennifer Connelly, Jon Hamm, Kathy Bates, John Cleese, Jaden Smith, Aaron Douglas, Lorena Gale, Roger R. Cross
Sito web: www.thedaytheearthstoodstillmovie.com
Nelle sale dal: 12/12/2008
Voto: 7
Trailer Italiano
Trailer Inglese
Recensione di: Dario Carta

ultimatumallaterra_leggero.jpegNel 1951,Robert Wise impone una svolta al cinema di fantascienza,facendo di "The Day Stood Still" una pietra miliare della Sci - Fi su celluloide.
Nello stesso anno,usciva "The Thing From Another World",prodotto da Howard Hawks per la RKO di Hughes,una pellicola condotta ai vertici del sistema pubblicitario,in un periodo post bellico che vedeva l'America uscire da una guerra mondiale e cercare l'alternativa ad uno stato di depressione sociale e la rinascita ad una nuova condizione,spingendo lo sguardo il più lontano possibile.
Dagli spazi profondi arrivarono creature aliene,perlopiù malevoli e nemiche,portatrici di minacce e pericoli,stampate sulle pagine a fumetti,o protagonisti di feature films.
Nonostante la sua storia avvincente di un organismo alieno che si nutriva di sangue,il film di Hawks inciampa e perde il confronto con "Ultimatum alla terra",pur avendo,le due pellicole,registrato approssimativamente gli stessi incassi nei primi giorni di programmazione.
L'avvento della televisione e lo sviluppo tecnologico,ha favorito,col tempo,l'affermarsi di uno dei capisaldi nel panorama cinematografico del periodo della "Guerra Fredda".
L'approccio amichevole e quasi famigliare delle creature aliene che davano vita ad "Ultimatum",era una novità avvincente e persuasiva,per un popolo che paventava con orrore la minaccia comunista e la missione terrena di Klaatu,(Michael Rennie),trovò perfino spazio per una allegoria Cristologica.
Il Messia venuta da lontano,facendo proprio il nome terrestre di Joh Carpenter,(= falegname),invoca la pace,muore,risorge e torna nell'infinità dello spazio e gli analisti,fedeli alle proprie ansie di indagine,videro quello che non era previsto nelle pagine della storia originale di Harry Bates,ma che,forse veniva ventilato nella trasposizione della sceneggiatura di Edmund H. North.
Il mondo è sospeso ed in ansia,per il solerte richiamo di Klaatu a vigilare attentamente per mantenere viva la pace planetaria e cosmica.
La dimensione del progetto filmico,rivela uno stampo di forma fantapolitica,in tutti i suoi aspetti,che mettono in evidenza le paure di un'America che si dibatte nelle angosce dell'era fredda.
Klaatu riesce nel suo intento missionario e contatta l'illustre scienziato Barnhardt,Sam Jaffe con l'aspetto di Einstein, il quale,in una conferenza ufficiale allineata a quella realmente tenutasi 5 anni prima al Waldorf Astoria,centralizzata alla conservazione della pace mondiale,gira il monito di Klaatu all'umanità.

"Ultimatum alla terra",precursore e fonte d'ispirazione per "Incontri ravvicinati" ed "ET" e,sul piano di una incombente minaccia terroristica,antesignano della "Guerra dei mondi",di Spielberg,fu realmente rivoluzionario,sia per la rinnovata concettualizzazione dell'aspetto della vita aliena,sia per la manifesta immagine che promuoveva sulla realtà della Guerra Fredda.
Secondo Erwin Stoff,produttore della riedizione del 2008 di "Ultimatum",l'intero canone fantascientifico degli anni '50,rifletteva le paure dell'Occidente nei confronti del Blocco Orientale,e "gli altri" da temere,erano solo la metafora per definire una minaccia comunista.
Il film di Wise,optò per una deriva dell'attenzione verso la natura stessa dell'uomo e sulla brutale violenza di cui è capace.
L'umanità,qui,è sotto osservazione ed i fatti vengono visualizzati secondo la prospettiva di colui che,fino a quel tempo,veniva considerato il comprimario della narrazione,cioè l'alieno,che ora si fa soggetto attivo e si pone nell'angolo da cui gli eventi vengono analizzati.
La successiva edizione del 2008 di "Ultimatum",sposta ulteriormente il punto di osservazione.
La scienziata Helen Benson,(Jennifer Connelly),stabilisce il contatto fisico,lei per prima,con Klaatu,(Keanu Reeves),sotto l'aspetto di uomo,venuto dallo spazio come delegato di un gruppo di civiltà cosmiche ,con l'intenzione di sterminare ciò che la comunità extraterrestre vede come una minaccia imminente per l'equilibrio e la pace universale,gia avviata verso una crisi forse irreversibile.
L'eco di un'America interventista nell'area mediorientale,qui,è decisamente ventilata trasversalmente e rovescia gli schemi rispetto al film originale,ove il popolo americano teme e paventa una minaccia da oltre i propri confini.
Nella riedizione,l'America si vede nelle vesti di Klaatu,che,intervenendo a giudice di una situazione in disequilibrio,impone l'ultimatum ad un pianeta non suo,ma che considera capace di portare rovina e distruzione.
Forse Derrickson si limita a subliminare questo aspetto,insistendo,invece con forza,sull'intenzione di Klaatu di cercare una verifica sulla possibilità dell'uomo di mutare il proprio atteggiamento.
La sceneggiatura di David Scarpa,("Il castello" - 2001),non articola la vicenda sulla violenza della specie umana verso sè stessa,ma fissa lo sguardo sulla distruzione da parte dell'uomo,del suo proprio ambiente.
In primo piano,si pone evidente la prova che il genere umano sta irreparabilmente consumando le condizioni ambientali che gli offrono la vita.

Ogni drastica e definitiva decisione di Klaatu,è subordinata ad una verifica sull'opportunità di una redenzione dell'umanità,che egli considera barbara ed irriducibile.
Il film si snoda evidenziando i sentimenti contrastanti che si dibattono in Klaatu e che lo portano gradatamente ad intravvedere e riconoscere,nella sua posizione di essere superiore,quanto di buono e degno di fiducia possa trovarsi nell'umanità.
L'approccio alla missione terrena di Klaatu e la visione d'insieme dei provvedimenti da adottare per la situazione sulla Terra,è fortemente influenzata dal suo incontro con l'astrobiologa,cui Jennifer Connelly conferisce il profilo caratteriale di una scienziata specializzata nello studio e sviluppo della vita extraterrestre,comunque essa si possa rivelare a noi e qualsiasi forma possa manifestare.
E' una chiave di interpretazione che la Connelly porge allo spettatore,per dargli modo di leggere fra le righe degli eventi ed entrare nell'anima del film.
Helen funge da elemento catalizzatore per Klaatu e,come elemento persuasore,riesce ad incrinare una decisione ormai ferma,sul verdetto da destinare alla Terra.
Sullo sfondo di questi eventi,si intreccia un ulteriore dramma,di carattere più circoscritto e famigliare,che pone su due piani nettamente sfalsati,il corpo della narrazione.
A quello che la pellicola di Wise non aveva evidenziato come indizio primario nell'intreccio,Derrickson conferisce una sostanziale concretezza ed,in un certo qual modo,risolutrice per una matura comprensione degli eventi.
Klaatu assiste al conflittuale rapporto fra Helen e l'inquieto figlio adolescente,rapporto macerato nel dolore di entrambi,per la perdita del marito e padre.
Il microcosmo che accoglie questo dramma famigliare,si coniuga,con l'evento più allargato di una crisi planetaria,in una dinamica complessa e polivalente.
Nella versione originale del '51,il rapporto fra Klaatu e il figliolo faceva da baricentro alla visione globale che l'alieno aveva del nostro pianeta.
Nella successiva edizione,Derrickson afferma di voler preservare questo aspetto della storia,adattandolo al meccanismo che muove le interazioni fra i tre personaggi,secondo la complessità delle relazioni del mondo di oggi. Klaatu,a sua volta,è visto dal ragazzo come una minaccia che incombe sull'equilibrio tra lui e la madre,temendo un'irrompere di una figura sostitutiva del padre.

D'altro canto,il movimentato rapporto fra madre e figlio,non fa che confermare all'alieno,la sua idea sulla natura ribelle e pericolosamente aggressiva dell'Uomo.
Ma il cammino che porta la famiglia ad una riconciliazione intimamente desiderata e sofferta,lo invita a modificare la sua posizione prospettica.
Klaatu intravvede i complessi aspetti della natura umana,il buono e quanto c'è di malevole e vive l'esperienza di condivisione del percorso emotivo che conduce le persone ad una elevazione morale,per quanto con un cammino di sofferenza e dolore.
L'aspetto ottimistico che "Ultimatum" del 2008 spartisce con la prima pellicola,è un segnale di speranza nell'animo della specie umana,che anela disperatamente ad una certezza di salvezza.
Per dare vita alla pellicola,il regista era pienamente consapevole di dover fare ricorso a una buona dose di Computer Graphics.
Ma questo non doveva portare ad un impoverimento del contenuto del film,che doveva coniugare immagini efficaci con una tematica vibrante.
La sfida più importante da affrontare fu quella di dover dare corpo alle tre figure,icone basi della storia:il mezzo che porta Klaatu sul pianeta,l'aspetto stesso di Klaatu,la forma di Gort,un robot nella prima versione,qui,una sua replica ingigantita,il cui nome viene imposto dai terrestri.

Questi aspetti Derrickson doveva realizzare,cercando di mantenere la semplicità della versione originale,senza rinunciare all'aiuto di effetti visivi disponibili oggi per un maggior stupore visivo.
Questo rifacimento,si mantiene,nelle sue linee essenziali, allineato con il film di Wise,costantemente tenuto come riferimento nel corso della produzione,confermando uno stile di buona qualità in termini di colore,progettazione,scenografia ed effetti visivi,confermando l'intenzione del regista di non spingersi troppo lontano nel descrivere un fatto di fantascienza inserita,però,in una realtà umana.
Dopo 57 anni,le parole che più ci si aspetta di sentire,andando a vedere questa seconda edizione di una pellicola rimasta cult,cedono il passo alle immagini di un film che si innesta nella corrente degli innumerevoli remaking di oggi,ma che forse va inteso con una sua propria valenza e personalità,contestualizzati in un'epoca lontana e diversa da quella che ha visto la Guerra Fredda e fenomeni come il maccartismo impostare una mentalità politica e sociale in un popolo ed in una condizione planetaria che vede cambiare i valori con curva esponenziale.
Chi va a vedere "Ultimatum" oggi,sia ben guardingo a non fare confronti con l'opera di Wise e si aspetti,invece,di assistere ad un film di largo consumo,attuale ed apprezzabile,con aspetti che oggi si richiedono da una pellicola che appartenga a questo genere.
E' curioso rilevare quanta eco possa avere provocato una frase assurta a simbolo di un genere di cinema che riconosce in "Klaatu Barada Nikto",un assioma generazionale,pur essendo stata pronunciata,nella versione del '51,in due sole circostanze del film.

 
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