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Scritto da Nicola Picchi   
martedì 18 dicembre 2007

Ashura
Titolo originale: Ashura
Giappone: 2005. Regia di: Takita Yojiro Genere: Fantasy Durata: 119'
Interpreti: Ichikawa Somegoro, Miyazawa Rie, Watabe Atsuro, Higuchi Kanako, Kohinata Fumiyo
Sito web:
Inedito in Italia (in dvd)
Voto: 6
Recensione di: Nicola Picchi

ashura_leggero.jpgEsce in DVD anche in Italia “Ashura”, un fantasy nipponico tratto dall’omonima pièce per il teatro Kabuki, che in Giappone ha riscosso un buon successo (titolo inglese da antologia: “Blood gets in your eyes”).
Nella città di Edo, i demoni assumono sembianze umane. Izumo è un ex cacciatore di demoni che si è ritirato dal servizio attivo dopo aver ucciso una bambina, ed ora sopravvive facendo l’attore al Nakamura Theatre.
Ma ben presto un ponte che unisce la dimensione degli umani a quella dei demoni, sorvegliato dalla suora-demone Bizan, si materializza nei pressi della città. Ashura, la regina dei demoni, sta per risvegliarsi dal suo sonno millenario reincarnandosi nella fragile Tsubaki, ed Izumo scoprirà di avere inconsapevolmente svolto un ruolo fondamentale nel permettere il suo ritorno.
“Ashura” è un tuffo senza rete nell’estetica “camp” degli anni ’80, sufficientemente delirante e folle da strappare più di un sorriso. La CGI suscita più affettuosa tenerezza che meraviglia (il bombardamento di palle di fuoco sulla città di Edo, l’apparizione di Ashura), i demoni sprizzano secchiate di sangue verde fluorescente (come in “Demoni” di Lamberto Bava), mentre il castello di Ashura ed i suoi labirinti clonano goffamente l’Escher rivisitato di “Labyrinth”. Ad una prima parte di tono sensibilmente buffonesco e quasi parodistico, ne corrisponde una seconda che tende al melò romantico, con la fatale storia d’amore e morte tra Izumo e Tsubaki, destinata a perdere la sua umanità quando Ashura si risveglierà dentro di lei. Il problema non sono tanto i continui cambi di registro narrativo, quanto l’impostazione complessiva, che è marcatamente teatrale ma senza il coraggio di esserlo fino in fondo. Purtroppo “Ashura” sconta fin dall’inizio la sua mancanza di coerenza, che si risolve in scarsa incisività ed in una certa approssimazione.
Il regista Yojiro Takita (The Ying Yang Master) cerca di movimentare il film con alcune scene di azione (la strage di demoni iniziale, il combattimento tra Izumo e Jaku, il cacciatore di demoni rinnegato) le quali risultano però eccessivamente legnose ed impacciate, esattamente come i movimenti della macchina da presa: gli attori non abdicano alla loro fisicità, come nei migliori wuxia, ma risultano implacabilmente soggetti alla forza di gravità.
In alcuni momenti sembra che Takita voglia imitare lo stile del più tecnicamente dotato Kitamura Ryuhei, col solo risultato di esagerare con i tagli di montaggio e di aumentare la confusione generale. Anche la sfida finale tra Izumo e Tsubaki/Ashura, che in mano ad un regista più abile avrebbe fatto faville, invece di essere la quintessenza dell’”amour fou” risulta piuttosto forzata, nonchè passionale quanto una fila alle poste.
La recitazione di Somegoro Ichikawa (che ha interpretato il personaggio anche in teatro) nei panni di Izumo, è da teatro Kabuki anche quando non calca le tavole del palcoscenico e torna alla sua antica professione di cacciatore di demoni: immobilizzata in una maschera grottesca, ora comica ora drammatica, e costantemente istrionica. Più credibili sembrano essere invece Rie Miyazawa (The Twilight Samurai) nella parte di Tsubaki, Atsuro Watabe (Jaku) e la divertente suora-demone Bizan, incarnata da Kanako Higuchi.
Nonostante tutte queste pecche (o forse a causa di esse), “Ashura” offrirà agli appassionati del genere due ore di divertimento senza troppe pretese, anche grazie ai demenziali costumi stile manga ed alle coloratissime scenografie, nonchè per l’assurda incongruità della canzone che accompagna lo scorrere dei titoli di coda, ovvero “My funny valentine” nella versione di Sting.

 
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