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Scritto da Dario Carta   
lunedì 11 maggio 2009

In the Name of the King
Titolo originale: In the Name of the King
USA, Canada, Germania: 2007 Regia di: Uwe Boll Genere: Fantasy Durata: 127'
Interpreti: Jason Statham, Leelee Sobieski, John Rhys-Davies, Ron Perlman, Claire Forlani, Kristanna Loken, Matthew Lillard, Brian J. White, Mike Dopud, Will Sanderson
Sito web: www.inthenameoftheking.com
Nelle sale dal: 20/02/2009
Voto: 5
Trailer
Recensione di: Dario Carta

inthenameoftheking_leggero.jpegFattore ("Farmer",in inglese,giocando sul significato del termine) è un contadino che lavora sodo per la sua terra e la sua famiglia,la moglie Solana ed il loro figliolo.
Quando una banda di Krug,feroci assassini dall'aspetto mostruoso guidati dallo stregone Gallian (Ray Liotta) saccheggia il villaggio,uccide il figlio di Farmer e ne rapisce la moglie,l'uomo parte all'inseguimento della banda,accompagnato dal mentore Norick (Ron Perlman) e dal cognato Bastian (Will Sanderson),per cercare vendetta e liberare la moglie.
Farmer combatte Gallian,a sua volta contrastato da Merick (John Rhys-Davies),mago del re Konrad (Burt Reynolds),il cui trono è minacciato proprio da Gallian.
Uwe Boll sembra tenere molto alla sua impostazione di regista di film che riportano alla struttura dei videogames più applauditi,propendendo più per l'aspetto spettacolaristico e ludico dell'immagine,piuttosto che entrare nella complessità di una trama intrigante ed offrire un prodotto appagante.

Dopo "Bloodrayne","Alone In The Dark" e "House Of The Dead",il regista torna in campo con questa tiepida favola medievale,ispirata anch'essa ad un videogame,con uno sciapo condimento di avventura,amore e leggende,ma ben lontana dal raggiungere uno status di concreto interesse.
Dispiace ricordare l'opinione comune sull'abilità nel campo della regìa cinematografica di Boll,valutata come media fra quella di Ed Wood e di John Woo,ma lo spettatore che ha deciso di guardarsi "In The Name Of The King",non potrà non arrivare alla conclusione che qualche cosa di vero,in questa affermazione,c'è.
Purtroppo "In The Name Of The King" sfugge ad ogni accanito tentativo di passare per film appassionante,ricco di affascinanti leggende e racconti tradizionali,ove verità storica e fantasia popolare si mescolano e forniscono il mezzo per poter volare nell'immaginario.

Non si riesce a cogliere nel film nè il sapore della leggenda o della tradizione ("Beowulf & Grendel","Legend","La saga dei Nibelunghi"),nè la ventata della magìa ("Eragon","Dungeons and Dragons"),nè la poesia che permea una missione da compiere ("Pathfinder","Wolfhound");piuttosto ci si rende conto che in "In The Name",la narrazione procede monotona nella forma di una continua battaglia,peraltro di discutibile effetto visivo e priva d'intensità,dando l'impressione allo spettatore di trovarsi di fronte ad un gioco sul PC in situazione di loop.
Purtroppo neppure il ricorso alla CGI non sortisce gli effetti desiderati,e poco o nulla offrono di speciale,restando banali manipolazioni e convenzionali trucchi da cinema di bassa spesa,che contribuiscono a collocare la pellicola al prodotto televisivo pomeridiano.
Nonostante i rari momenti di quiete,sorprende quanto statico sia il racconto,in un prevedibile svolgimento degli eventi.

Il film appare subito scarno,già nella sua asfittica sceneggiatura,nel montaggio discontinuo e si trascina intuibile attraverso la stanca performance dei protagonisti.
Splendido il cast,che vede insieme Jason Statham ("Transporter","Crank","The Italian Job","Death Race"),Leelee Sobieski("Il prescelto","88 Minutes","Eyes Wide Shut"),John Rhys-Davies ("Il Signore degli anelli"),Matthew Lillard ("Scream"),Ron Perlman ("Hellboy"),Ray Liotta ("Copland","Smokin' Aces","Doppia ipotesi per un delitto") e il veterano Burt Reynolds (questo è il primo film di Boll con un budget alto) e rincresce vedere non valorizzate queste star che non brillano come dovrebbero,sullo sfondo di un cielo nuvoloso.
A Statham non basta la sua fisicità per conferire carisma al suo personaggio,che si agita in continuazione,restando anonimo.
Ray Liotta, sfoggiando una veste quanto meno anacronistica,è un personaggio a metà strada tra il gangster ed il cattivo stregone,ma non si decide a chi dare più credibilità.
Burt Reynolds si afferma su tutti,restando sornione e bonario,quale egli è,conquistando personaggio e platea.
Matthew Lillard va fuori giri e trascende in eccessive smorfie e versetti isterici,ma valorizza il suo aspetto e lo fa non prendendosi tropo sul serio.
In ultima analisi "In The Name Of The King" è un film che non seduce,nasce da un videogioco cui è stato negato il respiro del cinema,gioco rimane per le due ore di durata e viene dimenticato ai titoli di coda,non lasciando traccia di sè come racconto fantasy,privo di ogni magìa,senza i colori ed calore dell'avventura,del dramma e della fantasia.

 
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