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Scritto da Samuele Pasquino   
mercoledì 09 settembre 2009

In the Name of the King
Titolo originale: In the Name of the King
USA, Canada, Germania: 2007 Regia di: Uwe Boll Genere: Fantasy Durata: 127'
Interpreti: Jason Statham, Leelee Sobieski, John Rhys-Davies, Ron Perlman, Claire Forlani, Kristanna Loken, Matthew Lillard, Brian J. White, Mike Dopud, Will Sanderson
Sito web: www.inthenameoftheking.com
Nelle sale dal: 20/02/2009
Voto: 3
Trailer
Recensione di: Samuele Pasquino
L'aggettivo ideale: Indegno

inthenameoftheking_leggero.jpegIn un villaggio del regno di Eb un fattore (Jason Statham) coltiva la sua terra in compagnia della bella moglie Solana (Claire Forlani) e del figlio.
Ma un giorno l’insediamento viene distrutto dai Krug, bestie crudeli, la donna rapita e il ragazzino ucciso: il vero artefice del massacro è Gallian (Ray Liotta), un mago che vuole ottenere il potere a tutti i costi. L’uomo si allea con l’esercito del re Konrad (Burt Reynolds) e si mette alla ricerca di Solana, mentre si ci prepara alla battaglia finale.

Il regista Uwe Boll, considerato dalla critica il peggiore del mondo, riesce inspiegabilmente a trovare i finanziamenti per il suo film ed anche buoni attori in grado di ravvivarlo. Il suo “In the name of the king” risulta inguardabile e senza idee: questo giocattolone simile ad un videogame decadente tenta di ricalcare più motivi propri della saga de “Il signore degli anelli”, ad esempio si possono notare i Krug camminare e combattere in maniera quasi identica agli Uruk Hai, inoltre la battaglia nella foresta sotto la pioggia presenta chiari riferimenti visivi alla sequenza spettacolare del fosso di Helm, con arcieri e urla connesse.
Già di per sé questo dato rilevato fa della sceneggiatura un insieme di copiature messe in risalto senza alcuno scrupolo, come se tale modalità adottata sia da enfatizzare. Come detto prima, c’è un cast di attori di primo livello, tuttavia Burt Reynolds, John Rhys Davies e Ray Liotta si muovono in un circo che finisce col ridicolizzarli impietosamente.

Girato in ambienti quasi totalmente virtuali, il film di Boll mette in scena una vicenda che non merita alcuna attenzione e svilisce letteralmente un genere cinematografico che pretende invece alti livelli di regia, scenografia ed effetti speciali.
Lo spettatore si aspetta che almeno la battaglia finale riservi sorprese e sequenze decenti, invece Boll cade in anacronismi ed esagerazioni puerili: malsana e discutibile risulta la scelta di impiegare nientemeno che dei ninja tra le fila di un esercito medievale, senza parlare dello stile di combattimento del protagonista, che si cimenta in mosse di arti marziali e movimenti di spada caratteristici di un samurai. Il cattivo di turno è Ray Liotta, alle prese con poteri magici artefatti e di dubbio impatto visivo, tuttavia il suo personaggio si impegna per essere il più credibile e inquietante.
Sfilano bellezze talentuose quali Claire Forlani e Leelee Sobieski, forse le uniche due note positive dell’intera produzione.

Uwe Boll incappa ancora in un fallimento totale, cosa che francamente ci si aspettava, e conferma il giudizio degli addetti ai lavori, senza nemmeno tentare di studiare un nuovo stile e ulteriori metodi di messa in scena.
Ne deriva un’ostinazione nel puntare ad un genere di movies che crollano sotto il peso di manifesta incapacità da parte del cineasta. “In the name of the king” va assolutamente accantonato, poichè lo spettatore pretende a ragione di tornare al classico fantasy d’alto budget, il cui obiettivo resta l’intrattenimento attraverso storie e dimostrazioni di grande cinema.

 
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