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La casa sul lago del tempo
USA: 2006. Regia di: Alejandro Agresti Genere: Fantasy Durata: 122'
Interpreti: Keanu Reeves, Sandra Bullock, Nathan Adloff, Shohreh Aghdashloo, Willeke van Ammelrooy
Recensione di: Valentina Pieraccini
A dodici anni di distanza dal serratissimo action-movie "Speed", Sandra
Bullock e Keanu Reeves tornano a lavorare insieme all'interno di una
pellicola di tutt'altro taglio: "The lake house", ultima fatica
dell'argentino Alejandro Agresti (Valentín), basata sul lungometraggio
sud coreano "Siworae", diretto nel 2000 da
Hyun-seung Lee e conosciuto internazionalmente con il titolo "Il mare".
La prima veste infatti i panni della dottoressa Kate Forester,
trasferitasi in città dopo aver trovato lavoro in un ospedale di
Chicago e dopo aver lasciato, all'interno della cassetta postale della
casa sul lago che aveva affittato, un biglietto destinato al prossimo
inquilino.
Il secondo, invece, interpreta quest'ultimo, Alex Wyler, frustrato
architetto di talento impegnato nella lavorazione per la costruzione di
un condominio nelle vicinanze, per il quale l'abitazione ha un
significato speciale, in quanto progettata, in un passato felice, dal
padre Simon, con il volto del veterano Christopher Plummer, che aveva
trascurato la sua famiglia per la carriera.
Ed i due, in contatto tramite lettera, prima ancora di rivelarsi
entrambi in lotta contro i rispettivi, dolorosi passati ed in cerca di
una nuova vita, arriveranno a scoprire che a separarli è uno spazio
temporale di due anni: infatti, mentre Kate vive nella Chicago del
2006, Alex asserisce di trovarsi nell'aprile del 2004.
Quindi, attraverso una vicenda che analizza il concetto di
comunicazione nel tempo, Agresti mette in scena il progressivo
innamoramento di due individui del tutto sconosciuti tra loro,
ribadendo l'antico ma infallibile luogo comune che vuole i sentimenti
(in questo caso espressi tramite le parole scritte) più efficaci di
qualsiasi attrazione fisica.
E lo fa privilegiando lenti ritmi di narrazione all'interno di una
regia piuttosto classica, ma senza dimenticare un indispensabile
pizzico d'ironia necessaria a rendere più godibile un ultra-romantico
racconto su celluloide che, con risvolti alla "Ritorno al futuro",
decolla soltanto dopo circa quaranta minuti di visione, individuando i
suoi momenti migliori nell'alternanza di passato e presente e
rivelandosi, pur nella sua prevedibilità, una coinvolgente allegoria
relativa alla forza del destino ed alla tanto desiderata seconda chance
(viene tirato in ballo anche il romanzo Persuasione), sufficiente a
scaldare il cuore dello spettatore ed a comunicare che gli amori più
belli e duraturi sono probabilmente quelli a lungo desiderati.
Osservazioni sicuramente non banali da destinare alle fredde, moderne
generazioni del tutto e subito, perennemente malate di febbre
d'apparenza, tanto da tentare continuamente di migliorare (???) il
proprio corpo, in realtà confezione contenente un bene molto più
prezioso meglio conosciuto come anima.
Chissà, però, se sia Alejandro Agresti che Hyun-seung Lee erano al
corrente del fatto che, già nel 1999, il compianto Dan Curtis raccontò
nel televisivo "Lettera d'amore" il tenero rapporto fanta-epistolario
tra Scotty Corrigan/Campbell Scott, cittadino americano del XX secolo, e Lizzie Withcomb/Jennifer Jason Leigh, vissuta 134 anni prima.
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