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La vedova Winchester PDF Stampa E-mail
Scritto da Anna Maria Pelella   
martedì 13 febbraio 2018

Titolo: La vedova Winchester
Titolo originale: Winchester
USA, Australia 2018 Regia di: Michael Spierig, Peter Spierig Genere: Horror Durata: 100'
Interpreti: Helen Mirren, Sarah Snook, Jason Clarke, Angus Sampson, Eamon Farren, Laura Brent, Tyler Coppin, Emm Wiseman, Dawayne Jordan, Jeffrey W. Jenkins, Xavier Gouault, Jeff Lipary, Homero Lopez
Sito web ufficiale: www.starwars.com/the-last-jedi/
Sito web italiano: www.winchestermovie.com
Nelle sale dal: 22/02/2018
Voto: 5
Recensione di: Anna Maria Pelella
L'aggettivo ideale: Riciclato....
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loc_winchester.jpgSarah Winchester, vedova del figlio del fondatore della famosa Winchester Repeating Arms Company e erede della quota di maggioranza della società, si convince del fatto che la sua famiglia sia vittima di una maledizione causata dagli spiriti inquieti di tutte le persone morte per mezzo delle armi fabbricate dalla sua azienda, per questo costruisce ininterrottamente stanze nella sua casa con l’intento di placarne le ire.
A causa del comportamento della donna, giudicato bizzarro dai soci dell’industria, il dottor Eric Price viene ingaggiato per valutare lo stato di salute mentale della vedova con il fine di estrometterla dalla società.

Sarah è una donna che ha molto sofferto a causa della morte del marito e della figlia, vive con una nipote e il figlio di lei nella sua casa in continua espansione e, se non fosse che i soci dell’azienda di famiglia la giudicano impazzita, potrebbe tranquillamente dedicarsi alla sua attività di ampliamento della struttura e sperare così di evitare il destino di morte violenta e prematura che pare perseguitare la sua famiglia.

Il dottor Price è un convinto scettico e curiosamente è lui che la donna sceglie per dar prova della sua sanità mentale accettando di ospitarlo nella sua casa in continua espansione e lasciando a lui il compito di giudicare la situazione. Ovvio che trattandosi di una casa famosa per le sue bizzarrie e di un nome più volte usato anche in serie tv piuttosto popolari, lo spettatore non può certo aspettarsi un’esperienza tesa a mostrare il trionfo della scienza sulla superstizione.
Sarah Winchester ha ragione sin da subito e il dottor Price incredibilmente si trova nella condizione di vedere con i suoi occhi quello che, fino a quel momento, aveva dato per certo non esistesse. La casa è in realtà un teatro in cui la donna ricostruisce la storia, e il fine ultimo della rappresentazione è quello di placare l’inquietudine e il rancore delle persone la cui vita è stata troncata da un’arma Winchester.

L’atmosfera è tesa e claustrofobica, nonostante l’immensità della casa, tetro grembo nel quale alberga un inconoscibile destino, mentre la storia procede spedita verso un epilogo che il ricorso ai temi classici salva dall’ovvio, ma solo per spingerla direttamente nella direzione dell’omaggio citazionista. Helen Mirren alla sua prima prova sulle orme delle grandi attrici del passato dalla carriera in fase discendente, le quali a volte vengono riciclate in ruoli che spesso ne mortificano il talento e ne sminuiscono la capacità espressiva, non sfugge al destino delle sue precedenti colleghe: la sua interpretazione è anche troppo misurata e sottotono per una donna palesemente in bilico sull’abisso, come se avesse dovuto spegnere il suo altrove brillante talento e affidare la sua Sarah a una sonnolenta espressione di distacco indotto da psicofarmaci.
Jason Clarke non ha questo problema, a lui si richiede già un’espressione da abuso di farmaci e pertanto il suo dottor Price è un triste e cinico amante del laudano cui affida il compito di placare i suoi sensi di colpa per un passato che lo consegna di volata tra le braccia del fantasma di turno. Una menzione speciale va al sempre efficace Eamon Farren che con pochi tratti delinea un personaggio inquietante e ambiguo cui è affidato l’unico colpo di scena dell’intera sceneggiatura.

Nel complesso si tratta di un onesto prodotto, certo privo di originalità ma il cui punto forte, oltre il sacrificio della carriera della Mirren, sta nel suo voler semplicemente riassumere i temi classici col fine di mostrare che, nonostante la messa in scena sia del tutto lineare e senza il minimo guizzo di genio, il passare del tempo non ne ha offuscato del tutto l’efficacia.

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