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Valutazione utente: / 6
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Scritto da Nicola Picchi   
giovedì 11 marzo 2010

A Blood Pledge
Titolo originale: Yeogo goedam 5: Dongban Djasal
Corea: 2009  Regia di: Lee Jong-yong Genere: Horror Durata: 88'
Interpreti: Oh Yeon-seo, Jang Gyeong-ah, Son Eun-seo, Song Min-jeong, Yu Shin-ae, Choi Min-seong
Sito web:
Nelle sale dal: Inedito in dvd
Voto: 5,5
Trailer
Recensione di: Nicola Picchi
L'aggettivo ideale: Dignitoso

A Blood PledgeQuattro ragazze, studentesse in una scuola cattolica, fanno un patto di sangue pianificando un suicidio collettivo, ma nella notte designata solamente una, Eon-ju, salterà dal tetto dell’edificio.
Il suo corpo verrà scoperto dalla sorella Jeong-eon, mentre nei giorni successivi le superstiti del gruppo inizieranno ad avvertire la presenza della ragazza morta.

Fino ad oggi la fortunata serie dei “Whispering Corridors” annoverava il riuscito capostipite, appunto “Whispering Corridors”(1998), “Memento Mori” (1999), lirica storia di omosessualità femminile, il mediocre “Wishing Stairs” (2003) e l’elegante e calligrafico “Voice” (2005).
Quattro anni dopo “Voice”, la serie prosegue con “A Blood Pledge”, tentativo di rianimazione in extremis che, a conti fatti, risulta il più convenzionale dei cinque. L’elemento comune ai “Whispering Corridors” è l’usare l’horror come un grimaldello per affrontare temi di rilevanza sociale, quali il conformismo, l’autoritarismo e la soffocante struttura del sistema scolastico coreano, costruito per sopprimere l’individualità e per incoraggiare una competizione dissennata. L’ambientazione è invariabilmente in una scuola femminile (le scuole divise per generi sono un retaggio del periodo dell’occupazione giapponese), luogo ideale per occuparsi di fenomeni universali come l’emarginazione del diverso, il bullismo o l’omosessualità femminile, che però in quel contesto, raffigurato sempre in maniera opprimente, assumono una valenza ancor più esasperata.
L’horror diventa allora un efficace escamotage narrativo per impaginare pamphlet di blanda critica sociale in un contesto, quello della ghost story, che sia riconoscibile e rassicurante per lo spettatore. Non casualmente, i “Whispering Corridors” non inquietano né fanno paura, pur usando come canovaccio la sintassi e i sussulti del genere di riferimento, al più immalinconiscono o fanno riflettere.
Fin dall’inizio la serie è stata pensata come una palestra per registi ed attrici esordienti, e “A Blood Pledge” non fa eccezione alla regola facendo esordire alla regia Lee Jong-yong, il quale aveva già lavorato con Park Chan-wook come sceneggiatore in “Sympathy for Mr. Vengeance”.

La sceneggiatura, dello stesso regista, si basa sostanzialmente sulla progressiva rivelazione di elementi tenuti nascosti nella fase iniziale. Se l’omissione deliberata è espediente alquanto meccanico e prevedibile, svolge egregiamente il suo lavoro: “A Blood Pledge”, con il suo inestricabile viluppo di amori, amicizie, odii e tradimenti, s’inserisce a pieno titolo nella serie dei “Whispering Corridors”, rispettandone perfettamente le tematiche.
E’ però l’anello debole del quintetto, colpa da addebitare ad una regia di mestiere ma alquanto impersonale, che risulta derivativa anche nei momenti prettamente horror.
Unico punto d’interesse, la scelta di Lee di scompaginare il flusso temporale senza offrire allo spettatore alcun chiarimento narrativo o visivo: i numerosi flashback  s’inseriscono fluidamente nel racconto, condividendone costumi, luci ed ambientazioni, così da creare un costante senso d’incertezza.

La seconda annotazione da fare è invece di tipo iconografico. Lee sembra infatti coltivare una certa vocazione retrò, richiamandosi alla tradizione del gotico. Contrariamente a quanto fatto dai suoi predecessori, il regista mette in campo tutti i paraphernalia della religione cattolica riciclati in chiave orrorifica.
Tutto inizia e finisce nella cappella della scuola, dipinta in stile Hammer, creando una bizzarra sensazione di spaesamento culturale, un po’ come se Terence Fisher si fosse concesso una vacanza in terra di Corea.
Un manipolo di agguerritissime attrici (nota di merito per Oh Yeon-seo) gestisce con competenza questo inestricabile groviglio di odii e gelosie, mentre sono del tutto escluse le figure genitoriali (famiglia e insegnanti), a delineare un universo esclusivamente adolescenziale.
Pur se privo della densità tematica degli altri film della serie, “A Blood Pledge” è un prodotto dignitoso, tenendo conto che si tratta di un horror estivo orientato ad un pubblico di adolescenti.

 
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