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Scritto da Anna Maria Pelella   
lunedì 08 novembre 2010

Devil
Titolo originale: Devil
USA: 2010. Regia di: John Erick Dowdle Genere: Horror Durata: 80'
Interpreti: Chris Messina, Logan Marshall-Green, Geoffrey Arend, Bojana Novakovic, Jenny O'Hara, Bokeem Woodbine, Jacob Vargas, Matt Craven, Joshua Peace, Caroline Dhavernas, Joe Cobden, Zoie Palmer, Vincent Laresca, Rudy Webb, Craig Eldridge
Sito web ufficiale: www.universalpictures.com/devil
Sito web italiano:  www.devil-ilfilm.it
Nelle sale dal: 12/11/2010
Voto: 4
Trailer
Recensione di: Anna Maria Pelella
L'aggettivo ideale: Diabolicamente noioso
Scarica il Pressbook del film
Devil su Facebook

DevilCinque persone si trovano intrappolate in un ascensore. Le telecamere di sorveglianza rimandano le immagini agli agenti i quali contattano un poliziotto che era sul luogo.
Ma nel frattempo la situazione degenera, e le persone cominciano a morire. A questo punto gli agenti si convincono che all'interno della cabina ci sia il diavolo.

Dice la leggenda, o meglio Shyamalan autore della storia originale da cui è tratto questo Devil, che in presenza di un suicidio il diavolo si manifesta.
Certo è che nel caso di un suicidio ci deve per forza essere stata una certa dose di disperazione e, se questa preceda o meno l'ingresso in scena del Principe delle Tenebre, poco importa.
Quel che conta e che siamo in territori non esattamente rassicuranti. E quindi occhio alle spalle.


Questi i titoli di testa del nuovo lavoro di John Erick Dowdle, già firmatario dell'inutile copia carbone di REC, accompagnati da allusive inquadrature capovolte delle moderne cattedrali: i grattacieli delle multinazionali. Il suicidio in questione completa i suddetti titoli, subito dopo i quali ci viene il dubbio che il diavolo, per fare la sua comparsa in scena, debba per forza servirsi di un'ascensore. A meno di non voler comparire volando sui grattacieli di cui sopra.
E gli ascensori dei grattacieli si sa, sono angusti e pieni di gente incavolata. Nello specifico due donne e tre uomini i quali, dopo che l'ascensore in questione si è fermato a metà tra due piani, cominciano a guardarsi in cagnesco. Alla faccia delle buone maniere e dei sorrisi di circostanza, i cinque iniziano da subito a manifestare una buona dose di paranoia e di insofferenza da spazi chiusi. Specialmente dopo che uno di loro è stato aggredito, non si capisce bene da chi.
Un poliziotto che, come un certo numero di suoi colleghi ha una triste storia alle spalle e la famiglia devastata dalla sfortuna, si trova sul luogo e si mette a guardare la scena dalla telecamera di sorveglianza.
Curiosamente però le aggressioni avvengono a luci spente, o telecamera oscurata, insomma non si riesce a vedere nulla. Roba da fare causa all'azienda che ha installato le telecamere o allo sceneggiatore, che ha messo cinque persone e un certo numero di agenti di sorveglianza e poliziotti in una situazione da telefilm, ma con la pretesa di tirarne fuori un lungometraggio, possibilmente anche di quelli che tengono il pubblico col fiato sospeso.

Inutile dire che non solo questa paventata circostanza non si verificherà, ma addirittura c'è il serio rischio che lo spettatore si addormenti strada facendo. Non certo per mancanza di interesse nei confronti della storia, che comunque si rivela da subito di una banalità sconcertante e di una prevedibilità esasperante, ma piuttosto a causa dello scarso coinvolgimento provocato dall'incredibile sonnolenta recitazione dell'intero cast.
Si salva per poco solo il povero detective, Chris Messina con la faccia da cane bastonato, e non certo perché sia riuscito a sfuggire alla banalità del personaggio. Insomma possibile che tutti i poliziotti che non sono divorziati a causa degli orari di lavoro, si trovano comunque la famiglia massacrata e il fegato a pezzi per via dello stress? Non sono previste indennità mediche e psicoterapeutiche per i poveretti che sono costretti a un lavoro così estenuante e dal potenziale distruttivo così alto?

Ma tant'è i personaggi, il cui spessore è misurabile al microscopio, non riescono comunque a stimolare interesse nel volenteroso spettatore, il quale seppure non ancora addormentato è certamente sul punto di farlo quando si accorge che il tutto ha la rassicurante apparenza di un mormonico ammonimento contro le condotte sconsiderate, di cui pare che tutti, in questo caso, si sono macchiati almeno una volta nella vita.
A questo punto non c'è veramente più nulla che impedisca allo spettatore di abbandonarsi a un bel sonnellino, magari accompagnato dalla buona colonna sonora che, a occhi chiusi può persino strappare qualche piccolo brivido. Il trucco è non aprire mai gli occhi e sognare di essersi fatti spaventare dall'eventualità che il diavolo si possa manifestare per davvero.
E magari portarsi via  Shyamalan e tutte le sue pretese artistiche degli ultimi anni.

 
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