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Gong Tau: An Oriental black magic PDF Stampa E-mail
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Scritto da Anna Maria Pelella   
mercoledì 10 ottobre 2007

Gong Tau: An Oriental black magic
Titolo originale: Gong Tau
Hong Kong: 2007. Regia di: Herman Yau Lai Genere: Horror Durata: 97'
Interpreti: Mark Cheng, Maggie Siu, Suet Lam, Tak-bun Wong, Yu Gu, Shiu Hung Hui, Shiu Hung Hui, Pauline Yam, Jay Lau, Hak On Fung, Zi-Xuan Teng, Loi Kwan Kam, Wing-Hong Cheung, Ho Yan Sham, Kwun-hong Lee, Choriatee Algazaratanazin
Sito web:
Voto: 3
Presentato all'Asian Film Festival
Recensione di: Anna Maria Pelella

gongtau_leggero.jpgIl commissario Rockman Cheung si trova nei guai per aver catturato anni prima un criminale, il quale per vendicarsi era ricorso alla magia nera. Le conseguenze di questa vendetta sono ora visibili nel malessere di sua moglie e del suo bambino. Il commissario decide allora di usare le stesse armi del suo aggressore e consulta, attraverso l’aiuto di un collega, uno sciamano il quale gli mostra come fare per liberarsi e ritorcere contro il suo nemico le arti magiche. Ma dopo che il procedimento è iniziato Cheung scopre che le cose non stanno affatto come lui aveva supposto, e che la faccenda affonda in radici assai più personali e lontane, risalenti ad un viaggio in Thailandia durante il quale lui aveva intrecciato una storia con una donna del luogo che era rimasta molto male a causa del suo abbandono...
I primi minuti di questo film lasciano presagire di essere in presenza di un horror che, seppure gratuitamente sanguinolento e un poco pacchiano, mostra di avere almeno qualcosa da dire sul genere, se non altro per gli accorgimenti che rendono disturbanti alcuni passaggi. Ma dopo qualche scena di troppo in cui i protagonisti si ostinano a scambiare per recitazione il continuo strabuzzare di occhi e per dialoghi il lamento piagniucoloso, in particolare usato dalla povera moglie di Cheung cui tocca in sorte questo insopportabile piagnisteo come unica forma espressiva in tutto il copione, ci si comincia a chiedere quanto manca alla fine del film e come sia possibile che il protagonista non scelga di lasciar morire la moglie solo per non sentire più il fastidioso tono di voce della poveretta.
Tralasciando poi il sottinteso razzista che urla più che sussurrare cose come il fatto, dato per certo in tutto il corso del film, che la Thailandia sia un pericoloso covo di stregoni da temere e distruggere alla prima occasione.
Herman Yau Lai aveva girato nel 2004 un film molto suggestivo Astonishing (Jig Xin dong po), che lasciava ben sperare nella qualità delle sue successive opere, e se anche per On the Edge (Hak bak do) e per A Mob Story (Yan tsoi gog wu) si poteva parlare di lavori riusciti, così non è stato per questo Gong Tau che rappresenta al momento il punto più basso della sua carriera di regista.
L’ambientazione sporca e volutamente trascurata non basta motivare il tutto che in definitiva si riduce ad una storia di superstizione inutilmente splatter e girata assai male.
I protagonisti fanno il possibile per rendere l’atmosfera di panico arcaico di fronte alle forze del lato oscuro, ma in alcuni casi per assoluta mancanza di capacità recitative ed in altri per via di un lamento continuo contrabbandato per disperazione, creano un involontario effetto comico, che viene addirittura enfatizzato da quella che si vorrebbe una parte finale paurosa e suggestiva, ma che invece provoca nell’attonito spettatore più di una risata. In particolare tutto questo è reso evidente in quella che passa per la versione thailandese del concetto di magia nera, qua ridotto a un fumetto per bambini amanti dell’esposizione gratuita di budella e disposti a chiudere un occhio di fronte alla palese assurdità di una testa di un tizio morto che fluttua nello spazio e manda maledizioni un pò a casaccio contro un poliziotto che invece di affogarsi di risate, ne teme il potere e lo combatte con la pistola.
Il punto non è tanto la stupidità del plot, maledizione di interi filoni di film horror sceneggiati da paperino, quanto l’ingenuità narrativa e l’assoluta mancanza di coinvolgimento dello spettatore, che invece di abbandonarsi al racconto sia pure assai surreale, si trova nella difficile situazione di dover soffocare le risate.
Detto questo non ci resta che sperare che le risate giungano anche al regista il quale ci pare ancora in tempo a recuperare gli sceneggiatori che lo avevano aiutato a realizzare Astonishing e quindi ricominciare a lavorare sul serio.

 
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