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House At the End of the Street PDF Stampa E-mail
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Scritto da Dario Carta   
giovedì 27 dicembre 2012

Titolo: House At the End of the Street
Titolo originale: House At the End of the Street
USA: 2012. Regia di: Mark Tonderai Genere: Horror Durata: 101'
Interpreti: Jennifer Lawrence, Elisabeth Shue, Max Thieriot, Gil Bellows, Nolan Gerard Funk, Krista Bridges, Jonathan Malen, Joy Tanner, Allie MacDonald, Jon McLaren, Jordan Hayes, Will Bowes, James Thomas, Jonathan Higgins, Claudia Jurt, Lori Alter, Jasmine Chan, Craig Eldridge, Eva Link, John Healy, Hailee Sisera, Bobby Osborne
Sito web ufficiale: www.bodyhunt.jp
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 13/06/2013
Voto: 5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Ricorrente
Scarica il Pressbook del film
House At the End of the Street su Facebook

house_at_the_end_of_the_street_leggero.pngUn isolato appartemento suburbano,teatro di un orribile omicidio,inquietanti racconti su realtà malvage,voci di paese su una figlia che si è resa colpevole dell'efferato omicidio dei genitori e poi misteriosamente sparita e data per dispersa,un ragazzo introverso e sfuggente sfuggito alla carneficina e custode di un terribile segreto,sono le ordinarie variabili conosciute per l'orditura di un usuale horror di catalogo.

Il regista Mark Tonderai ("Hush",2009) dirige "House at the End of the Street" da su uno script di David Loucka ("Dream House"), ispirato ad un romanzo di Jonathan Mostow ("Terminator 3 - Le macchine ribelli") e confeziona un lavoro dalle aspirazioni ambiziose ma con l'energia commisurata all'eccedenza degli stereotipi che lo compongono.
Connotato pesantemente da un eccesso di clichès di genere, "House" non si destreggia con arte,ma al contrario si configura come un lavoro routinario,dove tuttalpiù spiccano quasi sfacciati gli studi sui grandi registi della paura,da Hitchcock a Dario Argento.

L'adolescente Elissa (Jennifer Lawrence) e la madre Sarah (Elisabeth Shue),reduce da un divorzio,si stabiliscono in una casa nella quiete della provincia rurale,lasciandosi alle spalle la vita di Chicago. La cittadina è serena e tranquilla,ma la casa adiacente a quella delle due donne è stata testimone di un fatto di sangue.
Anni prima la famiglia che vi abitava fu coinvolta in un massacro. Marito e moglie furono trucidati dalla figlia adolescente Carrie-Ann,che in seguito fuggì nei boschi e non fu più ritrovata.
Il fratello Ryan (Max Thieriot) sfuggì alla strage solo perchè quella notte non si trovava in casa. Di Carrie-Ann non fu più trovata traccia e da allora fu data per morta annegata. Ora Ryan vive da solo in quella casa,emarginato dalla comunità del paese, che teme un deprezzamento del valore della zona per via della cattiva fama che circonda l'abitato.

Elissa e Ryan tessono presto un'amicizia che non si limita alla reciproca simpatia,ma il segreto custodito dal ragazzo porterà presto con sè le conseguenze del disastro.
"House at the End of the Street" non glissa la prevedibilità e si arena presto nelle secche del cinema affaticato e stanco dove ogni idea è già stata offerta altrove e il racconto tergiversa in assoluta crisi di energia e originalità.
L'inquietudine psicologica non è perdipiù la variabile trainante di un lavoro intenzionalmente avaro di violenza visiva e più semmai articolato sui meccanismi che muovono la relazione fra i due protagonisti,luogo peraltro di un mistero troppo tiepido per accendere la brace delle emozioni.
La chimica fra i due adolescenti resta inattiva e il film risulta scandito dal ritmo dosato della rituale formula di un cinema elaborato nel senso di un'attesa che non giunge a maturazione in un epilogo che non soddisfa le aspettative.

Qua e lè la regia di Tonderai omaggia spunti di Dario Argento e Hitchcock,con luci di finestre lontane che accendono piccoli e inquietanti punti di luce nelle tenebre o inquadrature e riprese angolate e distorte che compongono un collage visivo di tutto rispetto,o ancora una palette di luci e colori che attendono ad un componimento fotografico certamente di buon livello.
Ma nonostante lo staff già ferrato (Jennifer Lawrence reduce dagli "Hunger Games",il "Via da Las Vegas" della Shue e il "My Soul to Take" di Thieriot) il racconto di "House" si ripiega nella pigrizia e non dà anima alla ripetitività di una spunto che resta in embrione e senza identità,come lo smalto opaco di un'ambizione senza picchi.

 
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