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Scritto da Nicola Picchi   
mercoledì 13 febbraio 2008

In Love with the Dead
Titolo originale: In Love with the Dead
Hong Kong: 2007. Regia di: Danny Pang Genere: Horror Durata: 98'
Interpreti: Shawn Yue, Stephy Tang, Patrick Tam, Zeng Qi Qi, Yoka Yue, Kiki Sheung
Sito web:
In Italia in dvd
Voto: 6
Recensione di: Nicola Picchi

Faresti qualcosa di stupido per quelli che ami?
(In Love with the Dead)

in_love_with_the_dead_leggero.jpegAlla giovane Wai viene diagnosticato un cancro al pancreas.
Assistita dal fidanzato Ming e dalla sorellina Ping, si sottopone a dei cicli di chemioterapia che ne peggiorano le condizioni. Nel frattempo Ming, che trascura il lavoro per starle vicino, viene licenziato ed è costretto a cercare una nuova occupazione.
Sul nuovo posto di lavoro incontra Fong, una sua ex compagna di scuola, con cui intreccia una relazione. Tornando a casa una sera, scopre che Wai ha lasciato l’appartamento e, mentre guida per le strade per cercarla, ha un incidente d’auto. Il giorno dopo Wai torna a casa, ma comincia a comportarsi stranamente, mentre Ming comincia a perdere i capelli e si ritrova strane macchie nerastre sul corpo. Ma chi dei due è il morto e chi è il vivo?
“In Love with the Dead”, girato dal solo Danny Pang senza la collaborazione del fratello Oxide (solo produttore), parte come un classico melò sul tema della malattia terminale, colorandosi lentamente di venature horror. Se la sceneggiatura è abbastanza debole e ben poco originale, ribaltamento finale compreso, bisogna pur dire che la regia riesce a gestire in maniera intelligente il materiale a disposizione, giocando con una certa abilità sull’ambiguità delle situazioni. Danny Pang usa la soggettività dello sguardo dei suoi personaggi per insinuare dubbi nello spettatore: la piccola Ping, avida lettrice di fumetti horror, interpreta la devastante malattia della sorella ed i suoi bizzarri comportamenti come un segno del suo essere diventata un fantasma, e in effetti un malato terminale non è forse un morto che cammina? Ming ha le medesime fantasie; tormentato dal senso di colpa, è convinto che Wai si sia suicidata la notte in cui lui ha avuto l’incidente, e che sia tornata per vendicarsi. Quando scoprirà i segni sul suo corpo, Ming si convincerà di essere diventato un fantasma lui stesso.
Condotto con passo glaciale (come “Diary”, firmato da Oxide), insolito per una produzione di Hong Kong, “In love with the dead” è comunque un miglioramento rispetto alle ultimissime opere di Danny Pang, il pasticciato “Forest of death” ed il brutto “The Messengers”, realizzato in trasferta americana.

Questa volta il film funziona per due terzi, ovvero finchè sfrutta la parzialità dei vari punti di vista ed evita di fornire delle risposte nette. Pang utilizza al meglio i pochi set a disposizione e riesce a sviluppare adeguatamente la psicologia dei suoi protagonisti e ad investigarne le paure, anche per merito degli attori principali, ovvero il bravo Yue, appena visto in “The Detective” di Oxide, e la convincente Stephy Tang nel ruolo di Wai. La parte centrale del film riesce effettivamente ad inquietare senza scadere nel deja-vu, vista l’indiscutibile abilità del regista nella costruzione della suspence e nella composizione dell’inquadratura, che ha uno stile sempre riconoscibile anche se brillantemente superficiale, e per il fondamentale contributo della nitida fotografia di Keung Kwok-Man, basata su forti contrasti luministici.
Il finale, che fornisce una risposta radicale all’interrogativo riportato, risulta invece scarsamente congruo con il ritmo lento e raggelato del film, e non riesce a coinvolgere emotivamente lo spettatore, cosa abbastanza grave considerato che, dopotutto, stiamo assistendo ad un melodramma.
E’ evidente l’intenzione di percorrere nuove strade e di svincolarsi dai luoghi comuni del J-Horror, senza però avere il coraggio di distaccarsene completamente.
Cinema scarsamente “autoriale” quello dei Pang, e non certo per una loro smaccata propensione verso il cinema commerciale, quanto per la mancanza di una poetica personale.


 
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