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Scritto da Anna Maria Pelella   
venerdì 02 marzo 2012

Intruders
Titolo originale: Intruders
USA, Gran Bretagna, Spagna: 2011. Regia di: Juan Carlos Fresnadillo Genere: Horror Durata: 100'
Interpreti: Clive Owen , Carice van Houten,  Daniel Brühl, Ella Purnell, Kerry Fox,  Pilar López de Ayala,  Lolita Chakrabarti,  Mark Wingett, Imogen Gray, Ella Hunt, Héctor Alterio, Izán Corchero, Adam Leese, Craig Stevenson
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Inedito in dvd
Voto: 6
Trailer
Recensione di: Anna Maria Pelella
L'aggettivo ideale: Strisciante
Scarica il Pressbook del film
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intruders_leggero.pngMia è una ragazza alle soglie dell’adolescenza che soffre di incubi molto realistici in cui vede un uomo senza volto. Juan è un bambino che ha lo stesso problema, i due vivono in posti diversi e non sembra neanche che ci sia un legame di qualche tipo fra loro.
Finchè un giorno John, padre di Mia, non decide di installare delle videocamere nella stanza della ragazza.

Mia ha una bella famiglia e una casa incantevole. I suoi genitori la amano e si prendono cura di lei. Ma da un certo momento in poi, lei incomincia ad avere degli incubi spaventosi in cui vede un uomo senza volto che la perseguita. Juan vive con sua madre.
E’ un ragazzino introverso e spesso di notte vede un uomo senza volto che entra nella sua stanza. Sua madre decide allora di farlo incontrare con Padre Antonio, un sacerdote di cui ha fiducia.
Le angosce ancestrali, in particolare la figura archetipa dell’Uomo Nero, fanno da sfondo al nuovo film di Juan Carlos Fresnadillo, già regista dell’onesto 28 Settimane Dopo.
L’Uomo Nero è una delle figure più arcaiche dell’immaginario popolare, e spesso spauracchio di intere generazioni di bambini indisciplinati.
Per questo risulta assai difficile imbastire un thriller su un tema tanto comune, senza sfiorare l’ovvio, che in verità rimane sempre acquattato nell’armadio della giovane Mia, senza uscirne quasi per niente.

Mia ha un armadio decisamente inquietante, quasi come la stanza del piccolo Juan, che di notte acquisisce strane connotazioni. Le notti piovose non aiutano e il piccolo non sa più a che santo votarsi. Mia invece ha un padre che la segue da vicino, e che sembra essere l’unico a comprendere le sue angosce.
Spesso di notte la soccorre e le propone addirittura uno stratagemma, in verità rassicurante solo per un bambino.
Ma Mia non è più una bambina e questo sembra creare un certo disagio al suo volenteroso padre.
Partendo dal più ovvio dei luoghi dell’anima, l’armadio che contiene le più innominabili paure inconsce, Fresnadillo imbastisce un onesta costruzione che, funziona bene quasi fino alla fine

La regia pulita e la recitazione mai sopra le righe, nonostante la difficoltà del tema, rendono tutto molto accattivante e il risultato è ben al di sopra dei presupposti iniziali.
I due ragazzi hanno un inconscio popolato da cose sgradevoli, come la maggior parte dei ragazzini a cui la vita non ha ancora divorato ogni fantasia, e quindi rimane compito di un adulto aiutarli a superare le proiezioni e crescere possibilmente senza rinunciare per questo alla capacità di immaginare.
La proiezione fantasmatica del rimosso, che torna sempre sotto forme mostruose proprio a causa della forzata rimozione, è uno dei cardini su cui si fonda il lavoro di analisti e psicoterapeuti. In quanto intollerabili per la loro intensità, spesso la maggior parte dei ricordi dolorosi viene spazzata via dalla mente cosciente e relegata nel regno del sogno e della fantasia.

Ma qua continua la sua vita clandestina, acquisendo potenza dal fatto di esser stata dimenticata, e spesso nutrendosi delle emozioni negate dalla mente consapevole. Nei percorsi cosiddetti normali, la maggior parte delle persone usa questo materiale del tutto inconsapevolmente nell’esercizio della fantasia, ma in caso di ricordi particolarmente violenti il ritorno è sempre accompagnato da uno sconvolgimento di tipo emotivo.
Ed è qua che Fresnadillo spinge a forza lo spettatore: in quella terra di nessuno, cui tutti una volta nella vita hanno fatto visita.
Mia e Juan sono spettatori di una gigantesca rimozione e della violenza che questa mette in campo per poter accedere di nuovo alla coscienza. E lo spettatore assiste del tutto impotente, almeno una volta, all’entrata in scena dell’Uomo Nero in tutta la sua inquietante presenza.

Purtroppo il momento di maggiore enfasi è posto tutto nell’apparizione dell’archetipo, e il resto del racconto non può che rimanerne offuscato. A nessuno piace davvero che si accenda la luce e li si inviti a guardare nell’armadio o sotto il letto.
Lo sappiamo tutti che, a luci spente e armadi richiusi, il male tornerà a minacciarci, e nessun genitore amorevole potrà mai evitare che qualche volta ci prenda davvero.

 
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