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La vendetta di Frankenstein PDF Stampa E-mail
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Scritto da Francesca Caruso   
domenica 16 marzo 2014

Titolo: La vendetta di Frankenstein
Titolo originale: The Revenge of Frankestein
Gran Bretagna: 1958. Regia di: Terence Fisher Genere: Horror Durata: 91'
Interpreti: Peter Cushing, Eunice Gayson, Francis Mathews, Michael Gwynn, Oscar Quitak, John Welsh, Lionel Jeffries, Richard Wordsworth, Charles Lloyd Pack, John Stuart, Arnold Diamond, Margery Cresley, Anna Walmsley, George Woodbridge, Michael Ripper, Ian Whittaker, Avril Leslie
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 1961
Voto: 7,5
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Incisivo

la_vendetta_di_frankenstein.jpg“La vendetta di Frankenstein” (The Revenge of Frankenstein, 1958) è il sequel de “La maschera di Frankenstein”, diretto sempre da Terence Fisher. A vestire i panni del Barone Victor Frankenstein c’è nuovamente Peter Cushing, in quelli del nuovo mostro c’è invece Michael Gwynn. È disponibile in Dvd, distribuito dalla Sinister Film e Cecchi Gori Home Video. Lo si trova in offerta sul portale dei collezionisti di cinema: www.dvd-store.it

La storia inizia nel momento in cui Fisher la conclude nel precedente film, con il Barone in prossimità della ghigliottina, condannato per omicidio. Lo storpio Karl lo salva in cambio della promessa di un corpo nuovo. Gli anni passano, il Barone è diventato un medico di successo a Carlsbruck, conosciuto come il dott. Stein.
Il dott. Hans Kleve scopre la sua vera identità e gli chiede di poter lavorare con lui e imparare la sua scienza. Con l’aiuto del giovane medico Victor Stein mette in atto il suo proposito: dare la vita ad una nuova creatura, nella quale metterà il cervello di Karl.
Dopo il trionfale successo del primo capitolo, “La vendetta di Frankenstein” è stato ben accolto da critica e pubblico e riconosciuto poi il capolavoro di Terence Fischer.

L’utilizzo della pellicola a colori – come nel precedente – enfatizza alcune peculiarità, quali il sangue e le scene più drammatiche, in maniera splendida, regalando allo spettatore sensazioni nuove e ancor più raccapriccianti di quanto potesse conferire il bianco e nero.
Si distinguono per la loro bellezza ed efficacia sia la fotografia che le corpose scenografie, sia i costumi che la variazione delle luci, senza contare la scelta delle inquadrature con le sue angolazioni.
Accurata e originale, “La vendetta di Frankenstein” rappresenta un caso più che positivo di sequel di buona fattura quanto il primo film (se non superiore, come molta critica ha affermato). I personaggi sono ben caratterizzati. In ognuno di essi emerge una dualità in cui è presente il bene e il male: un momento si sta dalla loro parte e il momento dopo si rabbrividisce per come agiscono.

Questo film mette in rilievo con maggiore incisività che non ci sono limiti quando si è ossessionati dal portare a termine qualcosa, spingendosi sempre oltre. Fisher mostra l’esasperazione del lavoro del Barone, identificandolo nell’epilogo con la creatura. Victor è perennemente tormentato dai suoi esperimenti e dalla loro riuscita. Non agisce per amore della scienza, né per ottenere fama o denaro, ma per dare corso alla sua viscerale passione.
Quella di Cushing è una performance che rimane impressa, fa un lavoro superbo nel dare colore allo spettro emotivo di Victor, l’attore scompare dietro la maschera di quest’uomo.

L’originalità della sceneggiatura di Jimmy Sangster, con le sue varianti, porta freschezza al protagonista e alla storia. Sangster mette in primo piano la figura del Barone Victor Frankenstein – consideratolo il vero mostro – piuttosto che la creatura – tratteggiata come docile, ma che non vuole essere succube del suo creatore. L’epilogo, poi, è decisamente accattivante e geniale nella sua semplicità.

Da notare che quello descritto da Fisher e Sangster è un uomo che osa andare contro le regole e non rispetta le basi su cui poggia la morale comune, in quanto privo di ogni etica. Ed è questo che incute orrore. I due autori spostano così l’attenzione dal facile orrore estetico ad uno più profondo, compiendo un ottimo lavoro. Ciò che viene penalizzata è la figura di Margaret, per nulla caratterizzata e quasi irrilevante ai fini dell’intreccio, è un esile filo che unisce un paio d’eventi.

 
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