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Scritto da Gabriele Niola   
domenica 13 aprile 2014

Titolo: Oculus
Titolo originale: Oculus
USA: 2013. Regia di: Mike Flanagan Genere: Horror Durata: 105'
Interpreti: Karen Gillan, Katee Sackhoff, Brenton Thwaites, James Lafferty, Rory Cochrane, Annalise Basso, Garrett Ryan, Miguel Sandoval, Katie Parker, Kate Siegel, Courtney Bell, Elisa Victoria, Justin Gordon, Brett Luciana Murray, Bob Gebert, Scott Graham, Alexandra Beer, Scott Mitchell, Amanda Spears, Ashley Bonds, Bennett Wayne Dean Sr., Doris Dean
Sito web ufficiale:
Sito web italiano: www.cinemaz.com/oculus
Nelle sale dal: 10/04/2014
Voto: 7,5
Trailer
Recensione di: Gabriele Niola
L'aggettivo ideale: Sorprendente
Scarica il Pressbook del film
Oculus su Facebook

oculus_leggero.png2002, Kaylie e Timbo hanno all'incirca una decina d'anni e vivono con i genitori in una nuova casa in cui è arrivato uno specchio che sta avendo un pessima influenza sui genitori.
2013, Tim esce da un manicomio dopo 11 anni di terapia per aver ucciso il padre, quando la sorella lo viene a prendere la prima cosa che gli dice è di aver trovato (dopo anni di ricerca) lo specchio in questione e che ora possono mantenere la promessa che si sono fatti 10 anni prima.
Il fratello dopo una decade di terapia è convinto di aver ucciso il padre e aver immaginato una storia paranormale per dare un senso all'orrore vissuto, la sorella che invece non ha avuto rapporti con terapeuti è convinta di aver assistito a fatti paranormali e che alla fine non sia stato Tim ad uccidere il padre ma una forza oscura.
E ora vuole trasformare la presenza predatrice in preda.

Allungamento a film del cortometraggio del 2006 intitolato Oculus: Chapter 3 - The man with the plan, scritto e diretto da Mike Flanagan stesso, Oculus ne espande l'impianto confermando tutto quel che di buono si era visto.
Molto della struttura dinamica e sorprendente di questo film, che pare iniziare sotto gli auspici più banali e invece sa sorprendere di continuo, è dovuto alle origini professionali del suo autore Mike Flanagan, per anni montatore. Che sia un artista del taglio lo si vede subito, dai primi minuti in cui un editing peculiare spezza le frasi mantenendone l'integrità dei concetti e aggiungendo significato attraverso l'unione di momenti differenti, ma poi anche nel resto del film si nota la maniera particolare in cui la storia monta insieme presente e passato, ciò che accadde nel 2002 vissuto parallelamente a ciò che accade nel 2013, progressivamente confondendo cosa sia flashback (cioè una soluzione narrativa) e cosa sia immaginato dai protagonisti.

Eppure non è solo la struttura molto particolare di Oculus - Il riflesso del male (che riesce a nascondere fino a tre quarti quello che i film meno inventivi spiegano nelle prime scene) a renderlo una perla horror di serie B, quanto la sua protagonista.
Della coppia fratello-sorella impegnata nella consueta lotta contro forze superiori la rossa Kaylie è un gioiello di scrittura che entra in scena con una ripresa insistita della sua coda di cavallo dondolante in una camminata determinata che in pochi secondi ne annuncia il carattere. Nella vasta galleria di ragazze che si battono contro l'orrore Kaylie ha il trono della meno prevedibile, animata da una sete di vendetta che non prende mai la piega dell'ossessione ma rimane sempre nell'ambito della lucida sicurezza di sè, è una macchina da guerra che non teme per nulla ciò che invece terrorizza lo spettatore (e suo fratello), anzi lo cerca ed è felice del suo agghiacciante manifestarsi perchè desidera un confronto fisico con ciò che non è fisico.

Qualunque cosa ci sia in quello specchio maledetto lei lo vuole uccidere con tale affascinante determinazione che il regista lo fa capire immediatamente nelle prime scene, generando un'affezione e una curiosità che continueranno ad animare tutto il film anche nei momenti meno fluidi.
Confondendo le acque tra thriller psicologico (nella prima parte) e horror puro (con trovate di sangue di prim'ordine come quella della lampadina, nella seconda) Mike Flanagan, crea un piccolo mondo con le sue regole e i suoi precetti da rispettare, dimostrando non solo di conoscere come si racconta una storia avvincendo lo spettatore ma soprattutto di saper usare il montaggio ad un livello narrativo superiore alla media, sperimentando soluzioni ardite senza mai pregiudicare la comprensibilità del racconto.

 
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