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Scritto da Piergiorgio Ravasio   
mercoledì 03 dicembre 2008

Saw V
Titolo originale: Saw V
USA: 2008. Regia di: David Hackl Genere: Horror Durata: 92'
Interpreti: Julie Benz, Scott Patterson, Meagan Good, Shawnee Smith, Tobin Bell, Costas Mandylor, Betsy Russell, Carlo Rota, Mark Rolston, Mike Butters
Sito web: www.saw5.com
Nelle sale dal: 05/12/2008
Voto: 5
Trailer
Recensione di: Piergiorgio Ravasio

“Che diavolo sta succedendo?”
“Dove sono?”
“Che il gioco abbia inizio!”


saw5_leggero.jpegQueste parole pronunciate con l'inizio del primo film della saga, esordita nel 2004, rimarranno per sempre nell'immaginario collettivo come emblema delle emozioni primordiali (confusione senza speranza, sensazione di impotenza, paura del terrore).
Prendendo il testimone da classiche leggende horror come “Halloween” o  “Nightmare”, i vari “Saw” sono diventati un fenomeno culturale notevole e dall'indiscusso interesse estetico, oltre che ad essere la serie horror di maggior profitto della storia del cinema, sia in sala che in home video.
Fin dal principio le macchinazioni dell'Enigmista, malato terminale di cancro, si sono connotate di una caratteristica sicuramente unica: il suo preciso scopo morale; il grande talento per ideare sanguinosi giochi di sopravvivenza; le punizioni verso quelle persone che, in qualche modo, avevano smesso di apprezzare il valore della vita.
Ma se “Saw” (intendiamo, chiaramente, il primo episodio, film coraggioso, costruito in maniera brillante e assolutamente terrificante) è riuscito a catturare lo spettatore fin dalla prima inquadratura portandoci a riflettere su ciò che saremmo disposti a fare pur di rimanere in vita, ora non ci basta più sapere che siamo vivi e quanto potremmo essere vicini alla morte.

La solidità tematica e stilistica della saga inizia a perdere colpi (già lo abbiamo visto con “Saw IV”). Adesso, ancora più che prima, nella generale monotonia e mancanza di novità, l'unica regola che continua ad imperare gloriosa è quella dell'eterno déja-vu, con le consuete scene di torture e col sadismo di macchine e congegni vari utilizzati per il solito scopo (finalmente le scene più atroci hanno perso un po' di quelle tinte forti che hanno decretato il successo ai botteghini negli anni precedenti).
Considerando che il protagonista principale muore alla fine di “Saw III” e che continua a comparire, forse più volte da morto, nei due episodi successivi, è lecito pensare che la trama stia cercando di arrampicarsi disperatamente sui vetri di una sceneggiatura che ormai ha perso il suo smalto e, sinceramente, diventa sempre più monotona.

Nel quinto episodio della serie, l'agente Hoffman (sua sorella viene trucidata dall'ex fidanzato) apparentemente è l'ultima persona che deve portare avanti l'eredità dell'Enigmista.
Ma quando il suo segreto è in pericolo, lui stesso dovrà mettersi a caccia per eliminare tutte le questioni rimaste in sospeso.
Modestamente troviamo assurdo dover passare le serate con allucinanti maratone per rimettere assieme i pezzi delle vicende ed arrivare preparati all'ondata di personaggi e flashback che si intrecciano impetuosi nella puntata del nuovo anno.
Le continue retrospettive, che ci rimandano ai precedenti episodi, più che agevolare la comprensione di una storia già fin troppo contorta, finiscono per annoiare lo spettatore che perde quel poco pathos ed interesse che potrebbe avere entrando in sala.
Tobin Bell avrà sicuramente dimostrato (all'inizio) un'incredibile ed inquietante abilità nello scavare a fondo nella psicologia dei suoi personaggi e ad incarnare, nelle sue opere, qualsiasi ruolo che lo ha fatto arrivare ai massimi livelli tra gli attori professionisti.
Ma adesso il peso degli anni, e soprattutto quello dello stesso ruolo, lo sta appiattendo in maniera decisamente irrecuperabile. Il suo approccio filosofico e la sua visione malata dell'altruismo, cominciano a soccombere sotto le consunte vesti del purificatore del genere umano.

Forse tutto questo è colpa del regista David Hackl (scenografo e pubblicitario) che magari faceva meglio a fermarsi con le scenografie di “Saw II”, “Saw III” e “Saw IV” anziché realizzare il suo sogno esordendo nella regia di una pellicola che lascia alquanto a desiderare.
Pensando ai sottotitoli dei vari episodi (l'Enigmista, la soluzione dell'enigma, l'enigma senza fine) ci viene un atroce dubbio: per quale motivo insistiamo tanto nel seguirne le vicende? Forse perché desideriamo vedere come e quando verrà messa la sospirata parola fine.
Questo sì che è il vero enigma! La serie assomiglia sempre più ad un puzzle, con ogni film che si collega in qualche modo al suo predecessore e che, a questo punto, lascia aperta più di una porta a futuri stancanti episodi.
Già in televisione ci sciroppano opere d'arte come “Beautiful”.
Sarà il caso di cominciare a raccontare ai nostri figli le valorose gesta di questo novello predicatore: forse saranno proprio loro a contemplarne l'epilogo.

 
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