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Seven Below PDF Stampa E-mail
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Scritto da Dario Carta   
martedì 08 maggio 2012

Titolo: Seven Below
Titolo originale: Seven Below
USA: 2011. Regia di: Kevin Carraway Genere: Horror Durata: 90'
Interpreti: Val Kilmer, Ving Rhames, Luke Goss, Bonnie Somerville, Matt Barr, Christian Baha, Rebecca Da Costa, Brianna Lee Johnson, Kaleigh Howland, Silvio Wolf Busch, Kylie Pfingsten
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Inedito in dvd
Voto: 5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Elementare
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Quando un gruppo di persone che neppure si conoscono fra loro si ritrova chiuso in una macchina e veicolato verso una misteriosa destinazione senza conoscerne la ragione,il suo destino è già segnato,insieme a quello del film che ne racconta la storia.
E questo lo sa bene anche l'eventuale pubblico che si presta a seguirne le vicende,annoiato a morte da un cinema trito e tanto sbiadito nella sua offerta,quanto squalificato e fallimentare in ogni suo aspetto spettacolaristico.

Quello che si racconta in "Seven Below",lavoro di Kevin Carraway su una sceneggiatura stesa a quattro mani con Lawrence Smith,non è che il riscontro della desolante familiarità con le tematiche ripetitive di una spessa fascia di cinema denutrito e orientato al consumo e al degrado.
Chiusi in una casa nel mezzo del nulla,dove cento anni prima era stato commesso un orribile omicidio,un gruppo di persone,straniere fra loro,trova rifugio durante la notte da un furioso temporale che squassa la campagna immersa nell'oscurità.

Una rapida rassegna permette appena di identificare qualche personaggio : un dottore in crisi,un'addetta al servizio di una stazione di benzina,una coppia in eterno conflitto,e altri visi senza identità. Il loro ospite Jack (Ving Rhames),è una inquietante figura in apparenza disponibile,ma poco propenso alla trasparenza. Il primo a morire è Bill (Val Kilmer) e man mano che le morti misteriose si susseguono,i sopravvissuti si imbattono in indizi oscuri che li porteranno ad imbattersi in una realtà ben diversa da quella che sembra muoversi sotto i loro occhi. Fin dall'incipit,il lavoro sa di posticcio.
L'aria che si respira è quella di una pellicola amatoriale,dove il racconto è imbastito in modo dilettantistico sui più scontati clichès dell'horror della banalità. Non c'è nel film ombra di tragedia o angustia,nè si ode alcuna eco di paura,eterna assente nello sviluppo di una narrazione ambientata nello squallido palcoscenico infestato solo dallo spettro di un cinema indigente e lasciato in disarmo.
La presunta avventura ai margini dell'orrore si spegne in una tristezza rassegnata che lascia spenta ogni emozione di fronte all'illusione infranta di un minimo di analisi caratteriale o intensità di racconto,negati dalla povertà di uno script steso in mancanza di sentimento e ispirazione.

Latente in ogni suo aspetto concettuale - una trama banale,una storia già letta,una tecnica espositiva elementare - il film zoppica sia nella sua parte visiva,lenta e agonizzante,nell'indagine sui protagonisti - il film può essere tradotto nel classico prodotto per l'adolescenza con la variante dell'età dei personaggi - che nell'audio - una traccia sonora lacerata dai tuoni di un temporale,ossessivo compagno per tutta la durata del film.
La regia di Carraway è troppo generica per generare vita in un racconto con poco smalto,dove il sospetto della presenza di un killer in carne e ossa fra gli ospiti si mescola ad un esoterismo che sa più di insipida magìa che di paranormale.
L'anonimità dei protagonisti non fa che peggiorare un'immagine già opaca di suo. Due fratelli,una coppia infelice,il bellimbusto di turno,l'avvenente ragazza assurta a sex symbol del gruppo e altri comprimari senza volto,sono la galleria di figurine senza fili che sfilano nel teatrino di Mangiafuoco senza età,poco intenso traghettatore di voci e anime perse,che premono alle soglie del tempo come spettri privi di incubi e paure.
Una pendola inquadrata qua e là,in frequenti inquadrature allusive,veicola il simbolo di una porta fra passato e presente,indizio assillante di un tempo senza più dimensione.

Jack è il guardiano di una realtà antica,come Fionnula Flanagan in "The Others" o il disturbante barman dell'Overlook Hotel di Kubrick,ma qui rimane solo l'ombra di quelle tracce di cinema del grande sgomento.
Ogni espediente cui ricorre Carraway in "Seven Below" è paradigmatico dell'ovvietà e il suo lavoro si limita a riassumere un'antologìa stantìa di clichès consunti,dove di inquieto e spaventoso c'è solo il senso di vuoto che permea la presunzione di destini rivelati,omicidi antichi,vite reincarnate e il fantasma che si aggira è solo quello di Val Kilmer che fluttua fra le sale di un cinema dalle luci ormai spente.

 
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