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Scritto da Nicola Picchi   
domenica 18 novembre 2007

Sick nurses
Titolo originale: Sick nurses
Thailandia: 2007. Regia di: Thospol Sirivivat e Piraphan Laoyont Genere: Horror Durata: 82'
Interpreti: Vichaya Jarujinda, Chldjan Rujiphan, Ase Wang, Chol Wachananont, Dollaros Dechapratumwon, Kanya Rattanapetch
Sito web:
Voto: 6
Recensione di: Nicola Picchi

sick_nurses_leggero.jpgIn un improbabilissimo ospedale (l’Apayatam Hospital), un gruppo di infermiere si contende le attenzioni di un giovane medico, il dottor Tar, il quale ha a sua volta una relazione con un altro uomo. Nonostante questo non esita a sedurle una dopo l’altra, promettendo ad ognuna un imminente matrimonio. Quando Tawan resta incinta e cerca di comunicargli la notizia, le altre infermiere, per gelosia, la uccidono con la complicità del dottore, il quale è ben lieto di liberarsene. Tanto per peggiorare le cose, il dottor Tar, appena eletto medico dell’anno, ha anche la cattiva abitudine di rivendere i cadaveri per arrotondare lo stipendio, ed è quello che tenterà di fare con il corpo di Tawan. All’inizio del film veniamo informati del fatto che uno spirito può tornare entro sette giorni dalla morte per visitare le persone che amava, e sarà proprio un ritardo del compratore nel ritirare la merce che permetterà al fantasma di Tawan di vendicarsi atrocemente, entro lo scadere della mezzanotte del settimo giorno. Questa in sintesi la trama del delirante “Sick nurses”, recente horror in arrivo dalla Thailandia diretto dagli esordienti Thospol Sirivivat e da Piraphan Laoyont. Trama tutto sommato trascurabile e canonica, se non fosse che i registi non sembrano intenzionati a realizzare l’ennesima scopiazzatura del J-horror, bensì a farne un’affettuosa e partecipe parodia, un po’ come accade nell’imminente “Exte: hair extension” del geniale Sono Sion. L’operazione è in parte assimilabile a quella tentata da Wisit Sasanatieng con “Le lacrime della tigre nera”, (che ironizzava sui film melò e sentimentali del cinema Thai) ma meno fastidiosamente programmatica e modaiola. Per mettere subito le cose in chiaro, le infermiere di “Sick nurses” vengono rappresentate sempre sexy e provocanti, e le uniche occupazioni a cui sembrano dedicarsi sono quelle di amoreggiare con Tar, spettegolare, ascoltare musica o al massimo rifarsi il trucco, dato che nell’ospedale non sembrano esistere malati di sorta o, se è per questo, neanche altri medici all’infuori del dottor Tar.

I due registi partono in quarta prendendo in prestito le luci oniriche di “Suspiria” e “Inferno”, verdi e viola profondissimi e blu intensi, e le usano per realizzare un horror anomalo, pop e coloratissimo, che si mantiene sempre in bilico tra omaggio e parodia e dove le morti avvengono al ritmo della marcia nuziale. La presa in giro non è mai becera (una delle infermiere viene letteralmente imbozzolata da una cascata di capelli) e non mancano diversi momenti gustosamente splatter, compresa la consueta ingestione di lamette in stile “Art of the devil” che porta a risultati più catastrofici del solito. Tra l’altro i due dimostrano un’ottima padronanza della macchina da presa, alternando convulse riprese con la camera a mano a disturbanti grandangoli, e “Sick nurses” regge benissimo fino alla fine, aiutato anche dall’estrema brevità. Certo, il demone della citazione è sempre in agguato, e non mancano le infermiere-zombie di “Silent Hill” e persino la scena più famosa del “Gozu” di Miike Takashi, ma sono in fondo peccati veniali dato che quello che traspare dal film è soprattutto l’entusiasmo legato ad un’opera prima, una sincera passione unita ad una gran voglia di divertirsi, e una buona dose d’ironia.
Tutte qualità che ci accompagnano fino alla fine, quando il dottor Tar riceverà una proposta di matrimonio davvero impossibile da rifiutare.


 
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