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Slither
USA: 2006. Regia di: James Gunn Genere: Horror Durata: 95'
Interpreti: Nathan Fillion, Elizabeth Banks, Michael Rooker, Gregg Henry, Tania Saulnier, Brenda James
Recensione di: Andrea D'Addio
Wheelsy è la classica cittadina USA dove la vita procede a ritmo ridotto e senza scossoni e gli eventi più importanti sono le partite della squadra locale o la fiera annuale con tanto di gara della miglior torta di mele. Questo finché un meteorite non impatta nelle vicinanze della cittadina. Grant, un uomo ricco, influente e misogino, viene a contatto con la creatura ospitata dal pezzo di roccia alieno che infetta e invade il malcapitato. I giorni seguenti sono un calvario per Grant il cui corpo muta orribilmente e la cui mente viene altrettanto corrotta dalla potenza aliena di questa razza di lumaconi/sanguisughe pronta a conquistare il pianeta. Ben presto la piaga aliena infetterà gran parte della città fra orribili mutazioni e atroci violenze. Solo un manipolo di eroi o improvvisati tali (la moglie dello stesso Grant, Starla, il poliziotto buono Bill e pochi altri…) potrà bloccare i malvagi piani di dominio degli infami lumaconi interstellari! La primavera/estate del 2006 in Italia verrà ricordata come una stagione fantastica per il cinema horror, una pazza corsa su montagne russe in grado di alternare momenti di sconforto nei quali si è fermamente convinti della morte del genere horror ad altri istanti in cui si urla di felicità per la scoperta dell’ennesimo, piccolo o grande film di culto pronto a entrare nella nostra ideale galleria delle pellicole indimenticabili. Slither, per fortuna, appartiene alla seconda categoria: un ammasso di lattice, silicone, sangue finto e risate vere in grado di assicurare un elemento raro di questi tempi: novanta minuti di grande intrattenimento. Esatto: nessun contenuto, niente profonde riflessioni filosofiche sull’orrore; dimenticate sia le frigide manifestazioni di abilità tecnica sia l’abuso di bus e immagini flash, qui si entra in una palude schifosa piena di melma e frattaglie e non pensate di uscirne fuori freschi e puliti! James Gunn mostra un’ottima capacità nel costruire un crescendo di orrore e ironia partendo da una prima mezz’ora nella quale la mutazione comincia a serpeggiare per la città mietendo le prime vittime (è solo una malattia della pelle, no?) e si delineano le psicologie, seconda mezz’ora di azione e orrore ormai chiaro, spiattellato ed esposto, e ultima parte nella quale, prima della naturale risoluzione, vi è una vera e propria esplosione di mostri, zombi e situazioni paradossali. Figlio di Tremors e Shaun of the dead ma incapace (o non interessato) di giocare ai loro stessi livelli di ironia e comicità, Slither opta per una Tromatica/traumatica sovraesposizione di gore, che non traspira mai accademia o exploitation (nel senso letterale) del mezzo. Gunn controlla alla perfezione l’uso degli effetti speciali prediligendo il meccanico al digitale per questioni di qualità e resa on screen, e viene ripagato dalla nascita di alcuni dei mostri (l’uomo-seppia, la donna-cisterna, l’amorfa creatura della fusione/orgia finale…) più efficaci e memorabili degli ultimi dieci anni, capaci di vincere a man bassa il confronto con gli ultimi vampiri e lupi mannari di Patrick Tatopoulos e KNBFX. I dialoghi, già di per sé molto buoni, vengono ottimizzati dalle performances di un cast particolarmente azzeccato (l’ineffabile Michael Rooker è affiancato da alcune genuine sorprese quali per esempio Nathan Fillion e la “bellaebrava!” Elizabeth Banks…) capace di affrontare situazioni particolarmente disgustose con un senso del grottesco o della semplificazione difficile da incontrare. Slither è lavoro di archeologia e amore, un sasso mostruoso e sbavante lanciato in uno stagno di serial killer, torture slovacche e annacquati remakes che aveva bisogno di essere smosso da molto, troppo tempo. Inutile farvi un elenco delle innumerevoli citazioni e derivazioni, proprio perché le stesse vengono eseguite più come metabolizzazioni che (come purtroppo spesso accade) pure scopiazzature o semplici omaggi. Lo stile di regia di Gunn è proprio quel che serve per una pellicola di questo genere, già sovraccarica di segni e toni: spesso invisibile, comunque controllato e mai sedotto a strafare con posizioni o movimenti di camera inconsueti. Ma non bisogna, a furia di parlare del lato grottesco e gore, dimenticare che Slither riesce a offrire anche parecchi istanti di ottima tensione (certe apparizioni, l’assedio delle lumacone) e anche due o tre momenti drammatici (con gli evidenti richiami a La Mosca contenuti nell’angoscia della trasformazione definitiva di Grant Grant) e persino un possibile sottotesto per gli horror fans che amano la metafora. Se guardiamo bene, che sia stato scritto volontariamente o meno, ci troviamo di fronte a un atto di accusa verso l’eccessivo materialismo e la folle ingordigia dell’uomo: questi buzzurri simil-texani vengono infettati e cominciano a mangiare folli quantità di carne fino alla trasformazione in qualcosa di non più umano! Slither è un raro caso di pellicola della quale aspetto con curiosità e piacere l’eventuale sequel; se si dovesse riassumerlo in una sola frase a beneficio dei lettori più pigri, non avrei esitazioni a usare il giudizio che Bill Pardy emana guardando il mostro.
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