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Scritto da Anna Maria Pelella   
martedì 16 ottobre 2007

Someone behind you
Titolo originale: Du saram-yida
Corea del Sud: 2007. Regia di: Oh Gi-Hwan Genere: Horror Durata: 80'
Interpreti: Yun Jin-Seo, Park Gi-Woong, Lee Ki-Woo, Kim So-Eun, Lee Kan-Hee, Jeong You-Mi, Ahn Nae-Sang, Oh Yeon-Seo, Jo Seon-Ju, Geon Guk-Hwan, Kim Min-Kyung, Jeong Wook, Lee Kyung-Young, Seo Yu-Jeong, Yeon Je-Wook
Sito web:
Voto: 6,5
Recensione di: Anna Maria Pelella

someone_behind_leggero.jpgGa-yun e Ga-in sono due sorelle che vivono insieme ai genitori. Durante la cerimonia di matrimonio della loro giovane zia Jee-sun, la sposa viene spinta giù dalla balconata della sala. In seguito sua sorella Jung-sun, che avrebbe dovuto passare la notte con lei in ospedale, la uccide senza apparente motivo. Dopo poco Ga-in si rende conto di essere oggetto lei stessa di un impressionante numero di aggressioni inspiegabili, i suoi genitori avevano già in passato fatto riferimento ad una maledizione familiare, ma lei scopre che...
Il tema delle maledizioni familiari è uno dei più diffusi nella cinematografia coreana, ed anche questo nuovo film del regista della divertente commedia The Art of Seduction sembra orientato in questa direzione. Almeno durante tutto il primo tempo la storia scivola via senza troppi ostacoli verso quella che pare una soluzione di natura paranormale, con moltissimi spunti splatter più che appropriati. Ma da un certo punto in poi, verso la metà del secondo tempo viene il sospetto che la trama riservi una qualche sorpresa, ed infattti da quel momento fino alla fine del film di sorprese ce ne saranno più di una.
Intanto la maledizione viene motivata con l’influenza sugli eventi di un semplice desiderio che, stranamente si avvera in casi del tutto particolari. Ma poi l’impensabile che veniva solo sussurrato durante la prima parte, qui viene lentamente svelato e alla fine ci troviamo di fronte ad un susseguirsi di eventi che culminano in un finale forse vagamente intuibile solo ai veterani del capovolgimento di trama, avvezzi agli sconvolgimenti che un buon horror può riservare.
Il tutto risulta molto ben congegnato, la storia seppure dapprima incredibile e poi a mano a mano più chiara, sembra volutamente virare verso una soluzione già vista altrove, per poi sterzare bruscamente negli ultimi minuti, lasciando lo spettatore a chiedersi se per caso si sia perso un qualche passaggio importante. In realtà l’intuizione che può spiegare l’intreccio è solo in apparenza visibile, ma nessuno darà peso più di tanto ai suggerimenti piccolissimi presenti già nei primi fotogrammi.
La regia accurata e a tratti volutamente caotica crea una situazione di instabilità percettiva che, complice una buona fotografia, lascia trapelare più che vedere chiaramente l’orrore il quale erompe solo nelle scene più splatter le quali, come uniche note di colore, fanno da contraltare all’oscurità che permea gran parte dell’azione.
La protagonista appare leggermente disorientata, ma più che a causa della situazione che si trova a recitare, sembra spaesata come scelta di recitazione alternativa allo sgranare d’occhi in gran voga nell’ultimo horror coreano, con risultati se non altro più convincenti, e sicuramente meno involontariamente comici di certo ultimo cinema di genere.
Tutto sommato siamo di fronte ad un buon esempio di film horror che, anche senza dire molto di nuovo, riesce bene nel mescolare le carte in tavola, creando quella tensione e il giusto grado di coinvolgimento che solo può garantire nello spettatore il desiderio di scoprire come andrà a finire.



 
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