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Valutazione utente: / 6
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Scritto da Anna Maria Pelella   
giovedì 04 marzo 2010

Sorum
Titolo originale: Sorum
Corea del Sud: 2001  Regia di: Yun Jong-chan Genere: Horror Durata: 109'
Interpreti: Kim Myeong-min, Jang Jin-young, Ki Joo-bong, Jo An, Kim Gi-cheon, Lee Han-wi, Lee Kwang-gi, Park Yeong-hoon, Kim Joo-ryeong, Kwon Tae-won
Sito web:
Nelle sale dal: Inedito in dvd
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Anna Maria Pelella
L'aggettivo ideale: Insinuante

SorumYong-hyun è un giovane tassista che si trasferisce al 504 del fatiscente condominio Migum, teatro di una tragedia avvenuta trent'anni orsono e dell'incendio che ha provocato la morte, in epoca più recente, del precedente inquilino. Là incontra Sun-young, una commessa con seri problemi coniugali e ne diventa l'amante. Nel frattempo lo scrittore che abita di fianco al suo appartamento si accinge a scrivere la storia dei fatti accaduti in quel condominio trent'anni prima.

Yong-hyun è un giovane orfano in cerca di un posto tranquillo per dimenticare parte del suo passato.
La polizia lo cerca per interrogarlo circa la sparizione di una donna e il pagamento di alcuni vecchi debiti. Sun-young è una commessa sposata a un manesco deliquente che le ruba tutti i soldi duramente guadagnati, e le rinfaccia la perdita del loro figlioletto. I due si incontreranno sulle rive del fiume di un tentato oblio, nella speranza che i segreti che entrambi custodiscono smettano di avvelenare il loro presente e distruggere la loro possibilità di un futuro. Ma qualcosa ha attirato Yong-hyun proprio in quel palazzo, e un fantasma che nessuno ha mai visto, ma di cui tutti parlano, pare infesti proprio il suo appartamento. Una vicina sogna il precedente inquilino, uno scrittore di nome Kwang-tae, che era il suo compagno e che, prima di morire, farneticava del ritorno di un bambino e della madre che lo chiamava a sé.

Gli elementi per un horror ci sono tutti, ma quello che si finisce per vedere, alla fine è un sottile, inquietante thriller, in cui i fantasmi sono spesso proiettivi, e talvolta creano incredibili coincidenze, le quali  acquisiranno un senso solo viste in prospettiva. Yong-hyun potrebbe certo esser soltanto un tassista in fuga, ma qualcosa lo ha chiamato in quel luogo, e lui finirà per divenire l'inconsapevole strumento di una terribile vendetta.
Yun Jong-chan utilizza la più semplice della armi, l'insinuazione e con questa costruisce una possente ragnatela di rancore, che avvolge tutti i protagonisti con un filo talmente inconsistente da sfuggire allo sguardo di tutti.
Questo però soltanto fino a che il legame non diverrà di colpo evidente, e tramite questa avvenuta consapevolezza strangolerà senza pietà tutti gli attori del dramma. Sorum è un racconto di insinuante lentezza, che sfocia in un'inspiegabile violenza, la quale solo alla fine viene motivata, ma soltanto attraverso i gesti dei protagonisti, non una sola parola di spiegazione verrà pronunciata, e la potenza delle immagini finali raggelerà lo spettatore con l'avvenuta consapevolezza di una vendetta che ha aspettato trent'anni per compiersi.
L'atmosfera malsana, e la fotografia sporca creano un sottotesto di cose mai dette, che finisce per inquinare tutto il racconto, e la buona prova di un convincentissimo Kim Myeong-min, successivamente in Into the mirror e in Open city, mette a dura prova la volontà dello spettatore di tenersi fuori della vischiosa emotività sottesa al racconto.

E se per tutta la prima parte lo spettatore può agevolmente immaginarsi di assistere soltanto a una storia di follie condominiali, sarà negli ultimi istanti, a partire dalla prima inspiegabile esplosione di violenza immotivata da parte di Yong-hyun che sentirà strisciare, silenzioso dietro la schiena, il dubbio che qualcosa di veramente terribile stia per accadere.
E senza che mai neanche per un attimo chi sta per compiere quegli atti possa intuirne il motivo.

 
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