Sabato 25 Novembre 2017
Informativa sui Cookie
Per migliorare la tua navigazione su questo sito, utilizziamo cookies che ci permettono di riconoscerti. Scorrendo questo sito o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'utilizzo di cookies. Informativa
Cinemalia Menù
HOME
Recensioni Novità
Anteprime Gratuite
I film che usciranno
Recensioni film
Recensioni dvd
Gli Inediti
Cult Movie
Sorridi con noi
Prossimamente
Luoghi Comuni
Articoli Cinema
Cinema & Curiosità
Il Cinema Asiatico
Libri & Cinema
Collabora con noi
Contattaci
Staff
Feed Rss
News & Rumors
Serie Tv
Recensioni Blu Ray
Cerca in Cinemalia
Pubblicità
Anteprima TFF
Kimyona Sskasu - Uno strano circo (2005)
Noriko No Shokutako - Noriko's Dinner Table (2005)
Jisatsu Saakuru - Suicide Club (2002)
Tsumetai Nettaigyo - Pesce freddo (2010)
Ai No Mukidashi - Love Exposure (2008)
Chanto Tsutaeru - Be sure to share (2009)
Ekusute - Hair extension (2007)
Koi No Tsumi - Colpevole d'amore (2011)
Libri & Cinema
Bruno Giordano. Una vita sulle montagne russe
La versione di C.
I quarantuno colpi
La ragazza dell’altra riva
Peep Show
Il Paradiso delle Signore
La passione del dubbio
Il fatale talento del signor Rong
Il labirinto degli spiriti
Il mestiere dello scrittore
Nero Dickens – Racconti del mistero di Charles Dickens
L'informatore
Via dalla pazza folla
Gli assalti alle panetterie
Bianca come la luna
Theodore Boone – Mistero in aula
Rashōmon
L’angelo della tempesta
Vento & Flipper
Guida cinica alla cellulite
I Sette Savi del Bosco di Bambù
Diario di Murasaki Shikibu
Moby Dick
Vita di un ragazzo di vita
Lost souls. Storie e miti del basket di strada
Grotesque
Il ventaglio di Lady Windermere
L'avvocato canaglia
La strana biblioteca
Radio Imagination
L’odore della notte
Theodore Boone – Il fuggitivo
Il gigante sepolto
Più gentile della solitudine
Prossimamente
Suicide Club PDF Stampa E-mail
Valutazione utente: / 33
ScarsoOttimo 
Scritto da Anna Maria Pelella   
giovedì 27 dicembre 2007

Suicide Club
Titolo originale: Jisatsu saakuru
Giappone: 2002. Regia di: Sono Sion Genere: Horror Durata: 99'
Interpreti: Ishibashi Ryo, Maro Akaji, Nagase Masatoshi, Hagiwara Saya, Sako Hideo, Nomura Takashi, Satô Tamao, Hosho Mai, Kamon Yoko, Rolly, Yo Kimiko
Sito web:
Inedito in Italia
Voto: 7
Recensione di: Anna Maria Pelella

Suicide ClubUn gruppo di studentesse si getta sotto un treno della metropolitana provocando l’inizio di quella che sembra essere una catena di suicidi.
Il detective Kuroda, incaricato di seguire le indagini, riceve una strana telefonata da una ragazza, il Pipistrello, che gli indica l’accesso ad un sito in cui su uno strano pallottoliere i numeri variano dopo ogni suicidio, prima che questo venga scoperto dalla polizia. Kuroda decide di seguire la pista e con suo figlio si iscrive alla strana mailing list di quel sito. Intanto i suicidi aumentano, una scolaresca si getta dal tetto della scuola sotto gli occhi esterefatti dei compagni, mentre il Giappone intero sembra impazzito per la musica di un nuovo gruppo pop costuito da adolescenti, le Dessert.

“Sono il Charles Manson dell’era informatica!”

Il valore medio della vita in Giappone è considerato molto basso, il singolo individuo da solo non è definibile come unità, ma semmai più come parte di un tutto unico che costituisce la società giapponese e che nel complesso vive attualmente un grosso problema di alienazione. La strada presa dalla società giapponese appare per certi versi senza uscita e il suicidio, che essi vivono come soluzione in realtà è una grossa parte del problema. Suicide club si inserisce a pieno titolo nel filone horror, dal momento che i fatti narrati, all’epoca della realizzazione del film non si erano ancora verificati, ma acquista successivamente un inquietante carattere di critica sociale, considerato che recentemente i suicidi organizzati attraverso la rete sono divenuti una tristissima realtà. Le dinamiche descritte all’interno del film fanno sorgere il dubbio, nello spettatore occidentale, di essere di fronte a qualcosa di assolutamente alieno, la leggerezza con la quale le ragazzine affrontano il salto finale è quanto di più inquietante si possa immaginare, e solo il fatto di essere di fronte ad un opera considerata di fantasia, lascia allo spettatore la possibilità di metabolizzare gli eventi narrati. La scena iniziale è di una potenza espressiva che difficilmente potrebbe essere eguagliata, persino il seguito del film ne risulta appannato, le successive scene, per quanto belle ed evocative possano essere, non raggiungeranno mai più quel picco di incredibile poesia indissolubilmente mescolata alla crudezza della rappresentazione.
Sono Sion riesce nel difficle compito di portare lo spettatore nel cuore dell’ingranaggio di un’intera società e mostrarne gli intoppi dall’interno. I suicidi sono la punta dell’iceberg, sotto è a stento visibile una traccia di manipolazione, che forse motiverebbe i gesti ma non potrebbe mai spiegarne le cause.
Le ragazzine manga/pop che cantano allegramente di suicidi causati dalla mancata collocazione in seno alla società, non sono altro che il segnale di un’alienazione divenuta segno e significante di tutto quello che, represso da secoli non può che esplodere con furia e cancellare l’apparenza placida di un mondo già incrinato. Genesis, il “Charles Manson dell’era informatica” richiama l’attenzione sull’emergere di un fenomeno sociale che, mascherato dall’apparenza ludica, striscia dietro le spalle di un’intera società e, anni dopo rispetto al resto del mondo, ne raccoglie l’eredità distruttiva ritorcendola violentemente contro l’idea stessa di normalità.
Il fascino androgino di Genesis è solo l’aspetto sociale della follia negata per secoli ed esplosa nel quotidiano senza una sola motivazione apparente, e oltretutto non essendo causa nè motore del cambiamento in atto, se ne appropria e lo cavalca come fosse una nuova moda. Mitsuko, la ragazzina il cui fidanzato si suicida cadendole addosso da un piano alto di un palazzo, è l’emblema della passività sociale, ma non dell’accettazione che spinge tutti, compreso il detective, al suicidio. Lei troverà la chiave di accesso, che era sfuggita alla polizia e, tramite il codice scoperto quasi per caso, potrà almeno provare a cambiare le cose.
Seppur labile, è proprio nella figura di Mitsuko che possiamo individuare il filo della speranza del regista in un futuro che non sia quello passivo di accettazione, ma semmai il segnale di un cambiamento che può avvenire solo dall’interno, poichè soltanto chi conosce gli ingranaggi di un sistema può decidere di usarli per cambiarlo.

 
< Prec.   Pros. >

 

Ultime Recensioni...
feed_logo.png twitter_logo.png facebook_logo.png mail_logo.png



Ultimi Articoli inseriti
Il Cinema Asiatico
Gli articolii più letti
Archivio per genere