HOME arrow Il Cinema Asiatico arrow Horror arrow Tales from the Dark
Giovedì 21 Settembre 2017
Informativa sui Cookie
Per migliorare la tua navigazione su questo sito, utilizziamo cookies che ci permettono di riconoscerti. Scorrendo questo sito o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'utilizzo di cookies. Informativa
Cinemalia Menù
HOME
Recensioni Novità
Anteprime Gratuite
I film che usciranno
Recensioni film
Recensioni dvd
Gli Inediti
Cult Movie
Sorridi con noi
Prossimamente
Luoghi Comuni
Articoli Cinema
Cinema & Curiosità
Il Cinema Asiatico
Libri & Cinema
Collabora con noi
Contattaci
Staff
Feed Rss
News & Rumors
Serie Tv
Recensioni Blu Ray
Cerca in Cinemalia
Pubblicità
Anteprima TFF
Kimyona Sskasu - Uno strano circo (2005)
Noriko No Shokutako - Noriko's Dinner Table (2005)
Jisatsu Saakuru - Suicide Club (2002)
Tsumetai Nettaigyo - Pesce freddo (2010)
Ai No Mukidashi - Love Exposure (2008)
Chanto Tsutaeru - Be sure to share (2009)
Ekusute - Hair extension (2007)
Koi No Tsumi - Colpevole d'amore (2011)
Libri & Cinema
I quarantuno colpi
La ragazza dell’altra riva
Peep Show
Il Paradiso delle Signore
La passione del dubbio
Il fatale talento del signor Rong
Il labirinto degli spiriti
Il mestiere dello scrittore
Nero Dickens – Racconti del mistero di Charles Dickens
L'informatore
Via dalla pazza folla
Gli assalti alle panetterie
Bianca come la luna
Theodore Boone – Mistero in aula
Rashōmon
L’angelo della tempesta
Vento & Flipper
Guida cinica alla cellulite
I Sette Savi del Bosco di Bambù
Diario di Murasaki Shikibu
Moby Dick
Vita di un ragazzo di vita
Lost souls. Storie e miti del basket di strada
Grotesque
Il ventaglio di Lady Windermere
L'avvocato canaglia
La strana biblioteca
Radio Imagination
L’odore della notte
Theodore Boone – Il fuggitivo
Il gigante sepolto
Più gentile della solitudine
Prossimamente
Tales from the Dark PDF Stampa E-mail
Valutazione utente: / 48
ScarsoOttimo 
Scritto da Nicola Picchi   
martedì 05 novembre 2013

Titolo: Tales from the Dark
Titolo originale: Tales from the Dark
Hong Kong: 2013. Regia di: Simon Yam, Lee Ching-ngai, Fruit Chan, Gordon Chan, Lawrence Lau, Teddy Robin
Genere: Horror Durata: 199'
Interpreti: Simon Yam, Tony Leung Ka-fai, Kelly Chen, Cherry Ngan, Susan Shaw, Dada Chan, Fala Chen, Gordon Lam, Chan Fat-kuk, Sham Ka-ki, Teddy Robin, Aliza Mo
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Anteprima Festival di Roma
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Nicola Picchi
L'aggettivo ideale: Spettrale
Scarica il Pressbook del film
Tales from the Dark su Facebook

tales_from_the_dark_leggero.pngTratti da due raccolte di racconti di Lilian Lee, la storica sceneggiatrice di classici quali “Addio mia concubina” di Chen Kaige e “Rouge” di Stanley Kwan, i sei episodi di “Tales from the Dark” vedono impegnati sei autori della vecchia guardia, tra cui spiccano Gordon Chan, il “desaparecido” Fruit Chan e persino Simon Yam al suo esordio nella regia.

La scelta va decisamente in controtendenza rispetto alla consuetudine di utilizzare gli omnibus come palestra per giovani registi, che hanno modo di farsi le ossa prima di passare a progetti più impegnativi. E’ anche il segnale più evidente di come si intenda guidare guardando nello specchietto retrovisore, omaggiando con affetto il cinema hongkonghese degli anni ’80 e ’90, com’è recentemente avvenuto nel “Rigor Mortis” di Juno Mak.

Le sei storie proposte attingono a tematiche profondamente radicate nella cultura e nel folklore cinese, dalla coesistenza quotidiana tra il mondo degli umani e quello degli spiriti, fino ai riti funerari e alle tecniche di divinazione, senza dimenticare i procedimenti da seguire per lanciare maledizioni.
Del resto i racconti di Lilian Lee non sono che la riproposizione in chiave contemporanea di argomenti classici della novellistica cinese, dalle raccolte secentesche di Feng Menglong ai più noti “Racconti fantastici dello Studio di Liao” (1766) di Pu Songling. Gli spettri di “Tales from the Dark”, insomma, affondano saldamente unghie e denti in una tradizione secolare ben consolidata, e questo è parte integrante della loro forza, quello che gli permette di sfuggire provvisoriamente al Di Yu, l’inferno cinese, per continuare a camminare sulla terra. Naturalmente non tutti gli episodi sono dello stesso livello, com’è lecito aspettarsi in un omnibus.
L’ultimo della classe si dimostra Lawrence Lau con il trasandato “Hide and Seek”, in cui un gruppo di adolescenti ritorna nella vecchia scuola in via di demolizione, L’edificio è infestato, come nella migliore tradizione del cinema di Hong Kong, e mettersi a giocare a nascondino con i fantasmi non si rivelerà un’idea luminosa.
L’episodio di Lau, forse per eccessiva compenetrazione con l’argomento trattato, è già un “revenant” di per sé, lo spettro di un VHS smagnetizzato degli anni ’80 che meglio sarebbe stato consegnare all’oblio.

Andiamo decisamente meglio con “A Word in the Palm” di Lee Ching-ngai, ex collaboratore di Peter Chan, nel quale Ho Ho, un indovino che possiede il dono di vedere i fantasmi e pratica la divinazione, decide di ritirarsi dalla professione. Il proposito verrà bruscamente rimandato quando nel suo studio si presenterà Chen Siu-ting, una ragazza che si è tolta la vita, per farsi leggere la mano. Lee mantiene un tono agrodolce, giostrando sottilmente tra horror, dramma e commedia, consegnandoci una malinconica riflessione sul trascorrere del tempo e sul nulla che è destinato a inghiottire tutte le cose, amore compreso.
L’episodio può inoltre contare sulla classe consumata di Tony Leung Ka-fai (Ho Ho) e Kelly Chen (Lan), entrambi di invidiabile levità.

I quattro episodi rimanenti sono di ottimo livello, ognuno a suo modo. In “Black Umbrella”, diretto e interpretato da uno scatenato Terry Robin, il vecchio Lau prende un autobus per Mongkok, e durante il tragitto trova il modo di sventare prima una rapina e poi un’aggressione. Lau è gentile, ironico, accomodante, ma siamo pur sempre nella quindicesima notte del settimo mese, in pieno Ghost Festival, e la sua indole da buon samaritano è solo un modo per tenere a bada la sua vera natura, destinata a emergere dopo l’incontro casuale con una prostituta. In “Black Umbrella”, la Hong Kong notturna è una città infestata, un caleidoscopio di luci al neon (splendida fotografia di Jason Kwan), vicoli maleodoranti, androni da cui si affacciano anime perdute in attesa di reincarnarsi, mentre lungo le strade si apprestano le offerte cerimoniali e si brucia il denaro per i defunti.
Uno scenario in cui la coesistenza tra uomini e spiriti è tangibile, in cui Terry Robin si aggira in cerca di buone azioni da compiere, come uno Charlot uscito dall’inferno.

“The Pillow” di Gordon Chan indaga invece un tema classico della cultura cinese, quello dell’amore tra un umano e un fantasma. Non siamo però nel “Padiglione delle Peonie”, e Chan lo declina nei termini di un’ossessione erotica prossima al vampirismo sessuale. Ching-yi, abbandonata dal fidanzato, inizia a soffrire di insonnia. Acquista allora un miracoloso cuscino, che dovrebbe favorire il sonno. Insieme al sonno, arriva però anche un amante, appassionato e instancabile, che gradualmente la prosciuga di ogni energia. Felpato, sinuoso e sensuale anche nei movimenti della macchina da presa, immerso nel biancore allucinato della veglia forzata, di cui il sonno è il luminoso riflesso speculare, “The Pillow” è um’elegante variazione sul tema del vampirismo, erotico come l’ultimo sorriso di Ching-yi, abbracciata al suo cuscino magico.

Sorprende positivamente anche l’esordio alla regia di Simon Yam, che in “Stolen Goods” interpreta Kwan Fu-keung, un operaio che vive in condizioni di estrema precarietà, il quale sottrae dal cimitero le urne dei defunti per chiedere un riscatto ai parenti. La regia si fa mimetica con il delirio del monologante protagonista, la macchina da presa si identifica con lo sguardo del fantasma, anzi, dei molti fantasmi che premono alla porta del suo squallido monolocale, perché essere povero e “invisibile” equivale a essere uno spettro in vita. Il montaggio frammentato, gli effetti sonori disturbanti di Kawai Kenji e la fotografia “haunted” del solito Jason Kwan, completano uno degli episodi migliori del film.

Fruit Chan, di cui si erano perse le tracce dai tempi di “Dumplings” (2004), torna alla regia con “Jing Zhe”. Il titolo, il “risveglio degli insetti”, indica l’inizio della primavera, giorno in cui gli indovini affollano Canal Road.
La vecchia Chu pratica una vecchia usanza risalente alla dinastia Tang, che consiste nel percuotere con una scarpa un disegno che simboleggia la persona che si vuole maledire. L’ultima cliente della serata, purtroppo per lei, sarà il fantasma di una donna in cerca di vendetta. L’episodio ha un taglio documentaristico, pulsa del chiassoso caos di strade e persone, si appropria della città sublimandola in chiave fantasmatica, mantenendo però le radici saldamente ancorate nella realtà, e si aggiudica un “ex aequo” con “Stolen Goods”.

Presentato fuori concorso al Festival di Roma, “Tales from the Dark” è uscito nelle sale di Hong Kong in due parti, a due mesi di distanza l’una dall’altra.

 
< Prec.   Pros. >

 

Ultime Recensioni...
feed_logo.png twitter_logo.png facebook_logo.png mail_logo.png



Ultimi Articoli inseriti
Il Cinema Asiatico
Gli articolii più letti
Archivio per genere