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The Human Centipede PDF Stampa E-mail
Valutazione utente: / 16
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Scritto da Denis Zordan   
lunedì 02 novembre 2009

The Human Centipede
Titolo originale: The Human Centipede
Paesi Bassi, regno Unito: 2009 Regia di: Tom Six Genere: Horror Durata: 90'
Interpreti: Akihiro Kitamura, Dieter Laser, Andreas Leupold, Ashley C. Williams, Ashlynn Yennie Horror, durata 90 min. - Paesi Bassi, Gran
Sito web:
Nelle sale dal: Inedito Vincitore del Ravenna Nightmare Film Fest
Voto: 4,5
Trailer
Recensione di: Denis Zordan
L'aggettivo ideale: Desolante

the_human_centipede_leggero.jpgLa situazione di partenza è nota anche ad un neofita dell’horror: se due belle e giovani turiste americane in viaggio in Europa si ritrovano con l’automobile in panne in mezzo al bosco di notte (e il cellulare non prende, e il satellitare pare non l’abbiano ancora nemmeno inventato…), la scelta più saggia non è, ovviamente, rimanere calme e aspettare che venga giorno, bensì andare a cercare aiuto in mezzo al nulla e finire dritte in bocca al pazzo di turno.
Che stavolta è un chirurgo a riposo, il dottor Heiter, il quale durante la sua carriera ospedaliera era conosciuto soprattutto per l’abilità nel separare gemelli siamesi ed ora, nella splendida villa che si è scelto quale dorato buen retiro, ha il simpatico hobby di creare nuovi esseri: unendo l’apparato digerente di tre cani per i rispettivi ani e bocche ha creato un (…) tri-cane!
Ringalluzzito dal successo vuole adesso cimentarsi nell’ambiziosa impresa di realizzare il millepiedi umano…

Il lavoro del regista olandese Tom Six ha premesse malate, ma la realizzazione lascia alquanto a desiderare. Fino a metà film le cose non vanno neppure tanto male, anche se tutto è decotto e stravisto: il mood da horror europeo anni 70-80 apparenta The Human Centipede al recente cinema della nouvelle vague orrorifica francese, quella dei Frontiére(s), Martyrs, À l’Interieur (detestata dal sottoscritto, ma questo è un altro discorso), che sta facendo scuola tentando di scoperchiare i recessi d’infamia dell’inconscio della vecchia Europa – letteralmente, se si pensa al vecchio pazzo nazista di Frontiére(s).
Certo l’ambientazione della vicenda è monocorde e tradisce evidentemente qualche limite di budget (la giovane produttrice Ilona Six è la sorella del regista), ma la notevole presenza scenica del protagonista, un mad doctor dall’aria indiscutibilmente sadica, riesce a guadagnare al film un minimo di attenzione da parte dello spettatore.

Quando però l’operazione chirurgica è compiuta, dopo un crescendo di morbosità francamente snervante e abbastanza insignificante, non c’è più freno alla delusione. Forse non c’erano soldi per gli effetti speciali, ma la raccapricciante congiunzione di orifizi orali ed anali non si vede mai, celata come è con bende e fasciature che limitano la portata dell’orrore. Probabilmente rendendosi conto di questo, ma anche per scelta deliberata, la sceneggiatura punta allora forte sulla tensione del rapporto tra le povere vittime e lo scienziato pazzo, che tenta di educare il millepiedi umano a comportarsi come un cane da compagnia, in un paio di sequenze che rasentano il ridicolo.
Ma la sensazione che il film non sapendo gestire la tensione prenda a girare a vuoto dopo premesse almeno da seguire, è confermata dal desolante finale in cui l’intervento dei poliziotti sfocia in un bagno di sangue decisamente programmatico e nel suicidio-harakiri del giapponese che forma il primo troncone del millepiedi (e il modo in cui questi giustifica il gesto estremo ha la profondità esistenziale di una barzelletta).
Non è sicuramente di prodotti di questa fatta che l’horror europeo ha necessità per controbattere la crisi e la netta predominanza anglosassone nel genere (non solo degli USA, ma anche di Gran Bretagna e Australia); e premiare un lavoro di così scarso peso specifico serve davvero a poco.

 
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