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The Piper PDF Stampa E-mail
Scritto da Nicola Picchi   
lunedì 30 maggio 2016

Titolo: The Piper
Titolo originale: Son-nim
Corea 2015 Regia di: Kim Gwang-tae Genere: Horror Durata: 107'
Interpreti: Ryu Seung-ryong, Lee Sung-min, Chun Woo-hee, Gu Seung-hyun, Lee Joon, Jung Kyung-ho
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Inedito
Voto: 7
Recensione di: Nicola Picchi
L'aggettivo ideale: Derattizzato
Scarica il Pressbook del film
The Piper su Facebook

the_piper_leggero.pngPoco dopo la firma dell'armistizio (1953), Kim Woo-ryong intraprende un viaggio verso Seoul, dove spera che un medico americano possa guarire il figlio Young-nam dalla tubercolosi. Strada facendo, i due fanno sosta in un villaggio isolato tra le montagne, il quale ha la particolarità di essere infestato da un'orda di ratti particolarmente aggressivi. Kim, che per sbarcare il lunario fa il pifferaio, si offre di liberare la comunità dai minacciosi roditori in cambio del denaro necessario per le cure di Young-nam, equivalente al costo di un maiale. Una volta che il protagonista avrà adempiuto alla sua promessa, il capo del villaggio si rifiuterà però di ricompensarlo.

Firmato dall'esordiente Kim Gwang-tae, "The Piper" arriva in coda ad altri adattamenti di fiabe appartenenti al patrimonio folkloristico europeo, quali "The Red Shoes" (2005) di Kim Yong-gyun e "Hansel & Gretel" (2007) di Yim Pil-sung.
Questa volta viene rispolverata la favola "Il Pifferaio di Hamelin" dei fratelli Grimm, la quale si ispirava a una leggenda medievale del XIII secolo, ambientandola nella Corea dell'immediato dopoguerra. Ma "The Piper" può essere letto anche come una versione nerissima e ribaltata del classico "Welcome to Dongmakgol" (2005) di Park Kwang-hyun, nel quale gli abitanti dell'omonimo villaggio erano all'oscuro dello scoppio della guerra. Qui, all'inverso, la gente del posto è indotta a credere che la guerra non sia mai finita.

Malgrado l'incipit idilliaco il viaggio di Kim Woo-ryong, il quale ha perduto la moglie durante la guerra e zoppica vistosamente a causa di una ferita da arma da fuoco, è votato al fallimento sin dal principio. Sul lacero foglio di carta che il protagonista custodisce gelosamente, non si trova infatti l'indirizzo di un fantomatico medico americano (McArthur!) bensì una ben più prosaica esortazione (Kiss my ass, monkey!). Anche l'atmosfera che regna nel piccolo paese non è delle più ospitali.
Dopo aver superato l'istintiva diffidenza degli abitanti verso gli estranei, Kim si renderà conto che il luogo è governato con estremo rigore dal capo del villaggio, il quale si è ben guardato dal comunicare ai suoi compaesani che la guerra è ormai finita, per manipolarli con maggiore efficacia.
A questo si aggiunge l'ombra di un peccato originale; la nascita della minuscola comunità fu infatti resa possibile da un atto delittuoso e crudele, che attirò su tutti gli abitanti una maledizione scagliata da una sciamana, che profetizzò la venuta di un ospite misterioso e letale "in un giorno senza sole e in una notte senza luna".

Il tono bucolico e solare delle sequenze iniziali si stempera rapidamente nell'incubo. Il clima di sospetto, paranoia e paura (dei comunisti nordcoreani, delle spie, delle rappresaglie dei sudcoreani), che regna nel villaggio, è aggravato dalla costante minaccia dei ratti, che gli abitanti hanno imparato a nutrire di carne fresca per impedire che uccidano i gatti o divorino i lobi delle orecchie ai bambini. Determinato a mantenere il controllo della situazione, il capo del villaggio ha assegnato ad ognuno un ruolo preciso con la pignoleria del burattinaio.
E così la giovane Mi-sook è forzata ad assumere controvoglia il ruolo della "Mudang" per allontanare lo spettro della maledizione, anche se il suo sogno sarebbe quello di fuggire a Seoul con Kim Woo-ryong e suo figlio, mentre allo stesso Kim è stata riservata un'accusa da cui egli non sarà in grado di discolparsi, che servirà per scacciarlo dal villaggio senza ricompensarlo per il suo lavoro. Ma il paventato "visitatore" che porterà la morte non è l'epidemia temuta dal capo del villaggio, bensì una punizione che gli abitanti attireranno su se stessi senza saperlo, le cui ragioni saranno l'ottusità, la grettezza, la crudeltà gratuita, la paura del diverso.

Rispetto a "The Red Shoes" e "Hansel & Gretel", "The Piper" è meno accattivante sul piano estetico, ma il suo approccio diretto e senza fronzoli non manca d'efficacia. Pur non essendo un horror tout-court, fa spirare con veemenza il soffio del demoniaco, costruendo un'atmosfera malsana e angosciante.
Partendo da piccoli tocchi (il tuorlo rosso sangue) e aiutato da una sensibilità quasi panica nel filmare i paesaggi naturali, Kim Gwang-tae instilla nello spettatore un profondo senso di disagio, che raggiungerà l'apice nelle sequenze in cui legioni di ratti si scateneranno al ritmo della musica del Pifferaio Magico. I delitti compiuti per sopravvivere non verranno infatti perdonati, contrariamente a quanto affermato dal capovillaggio, e le colpe dei padri ricadranno sui figli seguendo fedelmente la favola dei Grimm.

Ottime le prove di Ryu Seung-ryong (Miracle in Cell No.7, The Target) nel ruolo del Pifferaio, e di Lee Sung-min (The Attorney) in quello del capo del villaggio, mentre Chun Woo-hee, l'attrice rivelazione di "Han Gong-ju" ha poche opportunità per brillare.

"The Piper" è un esordio assai promettente, che esula da quell'ansia di normalizzazione che sembra essersi impossessata del cinema coreano, ed evita la frastornante retorica nazionalista ormai onnipresente. Forzando la mano, potremmo anzi interpretare il film come un'allegoria sociale poco rassicurante, agghiacciante come lo sguardo in macchina conclusivo di un Kim Woo-ryong ormai in preda alla follia.

Trailer

 
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