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The Sacrament (Blu Ray) PDF Stampa E-mail
Scritto da Dario Carta   
domenica 26 giugno 2016

Titolo: The Sacrament
Titolo originale: The Sacrament
Caratteristiche del Blu Ray in vendita dal 16 Giugno 2016.

Film
C’è molto di più dell’apparenza nel film di Ti West “The Sacrament”, lavoro dalle viscere drammatiche e contenutithe_sacrament_blu_ray_leggero.png più che mai americani. E’ un forte grido sociale,un’invocazione alla vigilanza, un greve allarme per il muto morbo che scorre nella carne della provincia d’America e che ha siglato la tragica pagina della storia del Jonestown Massacre con la firma della follia collettiva.
“The Sacrament” è uno di quei film che si stralciano volentieri dal vocabolario del cinema low budget per farne una rilettura attenta sotto la luce storiografica della realtà etnica americana e si corre il serio pericolo di perderne la presa se non si sorvolasse sul silenzio delle produzioni,meno della critica e dei media grazie al Cielo,sull’uscita del lavoro nelle sale,dopo la presentazione al festival di Venezia dell’ultimo settembre.
Patrick (Kentucker Audley),un fotografo di moda per la rivista on-line The Vice,decide di mettersi in viaggio per incontrare la sorella Caroline (Amy Seimetz) e Eden Parish,una comunità dove la donna si è rifugiata dopo un programma di disintossicazione dalla droga. Patrick parte accompagnato dai colleghi Sam (AJ Bowen) e Jake (Joe Swanberg),con il duplice obiettivo di ritrovare Caroline e ricavare una storia dal viaggio. Un duro impatto con delle unità armate messe di guardia ai cancelli della comunità non sembra offrire buone aspettative,ma l’incontro con Caroline,che pare godere di ottima salute e solare ottimismo,scioglie i primi dubbi dei giornalisti. La donna presenta loro la realtà dove vive e le persone felici con cui condivide un’esistenza serena, ed un incontro con The Father,il capo della collettività, viene subito organizzato per completare il quadro delle presentazioni e convincere i giornalisti della gioia spirituale che pervade l’istituzione.
Ma quando una bimba consegna in segreto a Sam un biglietto con una richiesta di aiuto,gli eventi precipitano nella spirale della follia. Ti West è un vecchio lupo di mare con la predilezione per l’horror firmato, dagli omaggi alle produzioni artigianali anni ‘70/’80 (“The House Of The Devil”) all’horror antologico raccolto in corti Found Footage “V/H/S”, all’albergo infestato di “Innkeepers”, un classicismo di genere che lo distingue dal fratello di scena Eli Roth,regista più sanguigno e carnale,qui produttore del lavoro. West sceglie per “The Sacrament” la regia Found Footage, ma quanto il film desti un interesse tutto particolare e un guizzo speciale lontano dalle noie offerte dai titoli recenti formati con la stessa formula,lo si percepisce fin dalla composizione intrigante dell’incipit,dove grazie anche alla presenza scenica degli attori, Sam e Patrick introducono la storia in modo convincente e avvincente.
Tutto il componimento che segue,dal montaggio all’esposizione,dalla dinamica della narrazione al ritmo,dalle luci alla fotografia, fino allo score,si risolve in una formula di cinema intrigante e allo stesso tempo impietoso, incurante del processo direttivo che lo regge e più teso a raggiungere le interiora di un audience cui gradualmente verrà rivelato uno sciagurato segreto che più che stimolare la paura dei sensi,sconvolge per la realtà che incarna. Il senso della sospensione che si respira nell’intero lavoro di West travalica l’opzione direttiva scelta e libera il fiato caldo di un cinema che sembra soffrire per quello che sta raccontando. L’incontro iniziale con Caroline è sorprendente e solare,fotografato nella luce accesa e bugiarda che avvolge la narrazione seminando ombre e sospetti sull’equivoca verità che viene raccontata.
La presentazione ai membri della congregazione è offerta attraverso una serie di incontri e interviste agli ospiti che la abitano ed ha lo scopo di suggerire ed anticipare l’ombra del Father, che si allunga sulla comunità come un alito invisibile e benefico, cui tutti rendono grazie,ma che lascia dietro di sé l’odore ambiguo del dubbio. West è maestro nel dipingere le forme dell’inquietudine e in queste sequenze dirige un brivido che non aggancia i sensi,scivolando via come una voce inespressa,lasciandosi dietro il fantasma dell’incertezza. Da un cinema dove qua e là appaiono le orme di “The Village”,emerge il solfeggio del regista sulle realtà malate delle sette di Un’America insicura e fragile,docile alle suadenti lusinghe e ipnotiche farneticazioni di finti pastori di vita e precettori,maestri di certezze e verità nulle oltre la facciata delle parole emesse a peso. Se l’istinto porta alla memoria Ron Hubbard, West echeggia lo scempio collettivo del Jonestone Massacre,in Guyana,dove nel novembre del ‘78, 913 membri di una setta morirono nel più grande suicidio di massa che la storia recente ricordi.
E’ questo il rumore di fondo che risuona nello spazio di “The Sacrament” e lo sgomento che ne consegue è un senso di angoscia sociale. Non ci sono salti sulla sedia,figure deformi,spiriti maligni o possessioni. Qui il demone è tutto umano e impaludato dalle vesti di simulacri istituzionali e fanfaroni mentitori che nel delirio omiletico e fasullo di pace,amore e fraternità incarnano l’Avversario nel suo gioco migliore di distruzione.
Il film epiloga la tragedia del Sacramento comunitario con il folle gesto dell’annichilimento ed è qui che il Father si manifesta nelle forme umane del Signore delle Mosche,mentre compie l’atto della benedizione ecumenica,apparendo deforme e grottesco quanto la diabolica e finta dottrina che predicava.
“The Sacrament” scorre fluido e continuo, retto da un ritmo in crescendo e da suggestivi fraseggi di cinema esperto dove West intreccia trame di emozioni e umorismo in una filigrana solida e fitta di messaggi e inviti,nella quale risalta l’eccezionale sequenza dell’incontro fra il Father e i giornalisti,scena centrale e fulcro dell’intero lavoro.
Un valore aggiunto,che andrebbe ricuperato in una visione del film in lingua originale, è la mescolanza dei vari accenti e musicalità linguistiche,fra le quali spicca la seducente cadenza sudista del Father,una suadente cantilena anche questa scelta non casuale del regista.
Lo score di Tyler Bates è un pentagramma multicolore che fonde armonie strumentali,note e toni popolari,Gospels e voci etniche,in una panoramica musicale suggestiva ed indovinata. Forte documento realistico di cinema,”The Sacrament” è un lavoro di autentica indagine nel ventre d’America ed una lettura agghiacciante delle sue paure e delle sue zone buie,che West mette in scena usando un linguaggio che non necessita di mezzi termini. ...

Video
Il film edito da Koch Media per l'etichetta Midnight Factory viene presentato nel formato 1,78:1 con codifica a 1080 p. La confezione come consuetudine per Koch Media è una bella Slipcase contenente l'amaray con il film. Bello l'artwork interno. Inoltre troviamo un interessante booklet di sei pagine con relative immagini che parla del film, realizzato da Manlio Gomarasca e Davide Pulici per Nocturno Cinema.
"The sacrament" è stato uno dei primi film girati con telecamera professionale HD Canon C300, con una risoluzione massima di 1920 x 1080. Il regista e il direttore della fotografia Eric Robbins volevano un'immagine con un aspetto più professionale rispetto al tipico "found footage" ma che comunque mantenesse un aspetto del girato da troupe televisiva, sulla falsariga di un documentario, con illuminazione naturale.
Per dare un ulteriore veridicità al prodotto, in post-produzione Ti West ha aggiunto ulteriori texture alla pellicola per conferirgli un aspetto più marcato da 16mm. Il risultato nella trasposizione su Blu Ray è buono restituendoci immagini sufficientemente nitide ma non da disco di riferimento. (Abbiamo recensito prodotti
Midnight Factory molto più performanti).
L'uso di una telecamera professionale con una buona risoluzione ha portato benefici al film e al disco in fatto di stabilità di immagine, anche nelle scene in movimento, non facendo riscontrare i tipici "tremolii"
da "noioso" found footage. Indipendentemente dal fatto che la telecamera sia in movimento o ferma l'immagine risulta sempre sufficientemente nitida e abbastanza definita, con la possibilità di percepire un certo numero di dettagli sia nei primi piani che negli sfondi.
Anche le scene con scarsa illuminazione risultano sufficienti (tranne l'apertura del film per scelta del regista) con un livello del nero discretamente profondo e una discreta definizione generale.
La tavolozza dei colori è sostanzialmente tenue e tendente al pastello, tranne alcuni piu "sgargianti", espressamente scelti dal West per esaltare alcuni momenti del film tipo il verde della vegetazione circostante. Il risultato finale è più che soddisfacente, con un quadro video complessivo accattivante che ci permette di godere a pieno tra le mura domestiche di questo inquietante thriller....

Audio
Buono il comparto audio, che svolgere egregiamente il suo lavoro. Troviamo due tracce in formato 5.1 DTS HD sia per la lingua originale che per il doppiaggio italiano buone e con una resa dei dialoghi molto naturale, precisi e mai impastati. Premura non da poco se consideriamo che i dialoghi nel contesto della staria sono un elemento essenziale e preponderante. La qualità sonora è buona e l'uso dei canali surround nei momenti più movimentati e nelle scene topiche del film è reso al meglio creando un perfetto campo sonoro avvolgente. L'uso del Subwoofer è ben bilanciato e mai preponderante, intervenendo solo nei "pochi" momenti che ne richiedono l'uso, in punta di piedi.
Si consiglia l'ascolto in lingua originale, non solo per i dialoghi che risultano più coinvolgenti ma anche per una traccia audio leggermente migliore di quella italiaca.

Extra
Punto debole dell'edizione, troviamo il solo trailer
.Troppo poco!

Trailer
Crediti

Trailer

 
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