|
L’idea di Amore, ormai
inflazionata e instancabilmente equivoca sembra stia andando incontro a quella “liquidità”
tanto profetizzata da Zygmunt Bauman. Il cinema, come tutti i linguaggi
espressivi, non solo gioca un ruolo passivo, ma si propone anche nella sua
veste di protagonista nel delineare luoghi e modalità dell’ormai graduale
mutamento. Per essere più concreti e fare un esempio legato al cinema italiano,
proprio nello stesso anno in cui il Cesnsis evidenziava un fenomeno tipicamente
italiano della “famiglia lunga”, usciva sugli schermi un film tipicamente
sociologico come L’Ultimo Bacio, che
con l’abilità unica di Gabriele Muccino si è trasformato in una narrazione
fotografica di quelle che erano le relazioni affettive tra il XX e XXI secolo.
Allora ci chiediamo: qual è lo Sitz im Leben dell’Amore dei nostri
giorni? Di certo credo che sia fuorviante e storicamente pleonastico il modello
di Giovanni Veronesi con il suo Manuale
d’amore, che richiama alla memoria la letteratura manualistica
cinquecentesca dei De locis Theologicis di Melchior Cano (un
modello scartato anche dal più ingenuo approccio ermeneutico). L’Amore non può
essere predicato da sistematiche nomenclature, aride di vissuto soggettivo, al
contrario, esso è intrinsecamente legato all’esperienza ricca delle sue
infinite sfumature. Due produzioni cinematografiche ci possono aiutare in
questo sguardo d’insieme: Innamorarsi a
Manhattan (2005) e 50 volte primo
bacio (2004).
Il primo è un film di Mark Levin,
che finalmente è approdato come regista dopo aver sceneggiato insieme a sua
moglie Wimbledon (2004) e Madeline (1998). Propone un approccio
fenomenologico all’esperienza amorosa e, pur sceneggiato da soggetti
pre-adolescenziali, incarna l’epoché dell’amore nell’esperienza di ogni giorno,
facendo cogliere allo spettatore elementi simili e dissimili con la propria
esperienza. Il secondo è un film di Peter Segal, che con Adam Sandler ha
ritentato la fortuna con L’altra sporca
ultima meta nel 2005, ma purtroppo il botteghino non ha ripagato gli sforzi
e la fama del poliedrico attore (cantante, produttore, sceneggiatore e regista)
Il secondo film da me scelto, che è 50
volte primo bacio, evidenzia il continuo rinnovamento che l’Amore deve
affrontare, senza mai potersi dire identico a sé stesso. Questo ci fa dire
che non c’è nulla di più evidente e
vero dell’Amore, anzi per dirla alla Marcel: l’Amore è Verità. Se l’Amore deve
essere predicato nella sua connotazione di verità, auspichiamo che il cinema ci
parli sempre più dell’Amore congiunto alla Verità, altrimenti esso sarebbe pura
mania, e, allo stesso tempo ci parli della Verità insieme all’Amore, altrimenti
sarebbe freddo giudizio.
Il cinema fortunatamente accoglie
questa identità e fugge dalle facili inclusioni per offrire sempre nuove vie
all’idea inafferrabile di Amore, contrariamente a quella fredda “liquidità”
tanto lontana dalla realtà. Quindi, come il cinema continuamente sostiene, non
è che l’Amore stia svanendo, ma cresce sempre di più la coscienza che esso vada
colto nella sua doppia anima: da un lato è unità differente, mentre dall’altro
è differenza unificata.
Vittorio Castagna
|