The Free State of Jones
Scritto da Dario Carta   
venerdì 30 settembre 2016

Titolo: The Free State of Jones
Titolo originale: The Free State of Jones
USA 2016 Regia di: Gary Ross Genere: Drammatico Durata: 139'
Interpreti: Matthew McConaughey, Gugu Mbatha-Raw, Mahershala Ali, Keri Russell, Sean Bridgers, Gary Grubbs, Jacob Lofland, Joe Chrest, Jessica Collins
Sito web ufficiale: www.stxmovies.com/freestateofjones
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 01/12/2016
Voto: 6,5
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: American Civil War Dramale
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the_free_state_of_jones_leggero.pngPeccato abbia un po’ il fiato corto questo cinema su una pagina di Storia Americana,quella sulla Guerra di Secessione,che dal 1861 al 1865 ha annullato uomini,terre e Stati nel nome di un diritto costituzionale bagnato da troppo sangue per essere umano.
La Guerra Civile è un triste spartiacque nella storia moderna degli Stati Uniti d’America,ma di fatto è il seme che ha generato quello che di questa nazione oggi si conosce,seppure nella più visibile delle superfici.

“Free State Of Jones” ,ispirato a fatti realmente acceduti,è il racconto di una ribellione contro la Confederazione da parte di un agricoltore del Mississippi, Newton Knight (Matthew McConaughey) che ,con un manipolo di poveracci e schiavi fuggitivi ,dichiara una porzione del sud-est dello stato del Mississippi ,indipendente e fedele all’Unione.
L’incipit è aggressivo e offre senza complimenti le atrocità del conflitto in immagini dure e feroci,che non ricorrono a mezzi termini per introdurre lo spirito aspro che permea tutta la pellicola.

Knight,incaricato di portare i feriti in battaglia all’ospedale di campo,non accetta lo strazio della guerra ed è altrettanto disgustato da un nuovo ordinamento della Confederazione che esonera dal servizio militare chiunque “possieda più di 20 negri”.
Newt capisce bene cosa significhi “…a rich man’s war, but a poor man’s fight” ,perchè capisce che è il povero che muore per una guerra fatta dai ricchi al tavolino. Quando un ragazzino viene ucciso in trincea, Knight diserta dalla sua Compagnia e porta il corpo del giovane a casa dai suoi,correndo il rischio di essere catturato e ucciso come traditore.
Sulle sue terre, Newt incontra persone angariate da manipoli di confederati incaricati di riscuotere la tassa secondo la quale vengono requisiti i beni terrieri degli agricoltori a favore dell’esercito,lasciandoli nell’indigenza più completa.
Questo scenario di sopraffazioni ed ingiustizie spinge Knight,ormai considerato disertore,a rifugiarsi nelle paludi insieme ai pochi suoi fedeli nuovi compagni,fra cui Rachel (Gugu Mbatha-Raw) una dolce donna di colore che diventerà poi sua moglie.

La sua battaglia per l’indipendenza è cominciata,ma del film è già trascorsa più di un’ora e nonostante l’esemplare performance di McConaughey,il ritmo di un bel film fatica a dare la carica e l’energia si dissolve nel tempo di una eccessiva esposizione. Gary Ross,sceneggiatore e regista,compone un lavoro con in filigrana il percorso interiore di Newt,il suo disincanto,le sue scelte,le conseguenze,la sua apertura a nuovi spazi e territori,anche umani,la sua fede rigenerata risorta dalle ceneri di una militanza ad una bandiera che gli è ora estranea (… It ain’t my fight, don’t own no slaves, ain’t gonna die so they can get rich sellin’ their cotton…”).

Splendido è l’effetto scenico, fotografato da Benoit Delhomme in una bella tavolozza di colori e luci azzeccate e pervaso dallo spartito di Nicholas Britell,fitto di ballate Irish e suoni southern alla Ray Cooder. McConaughey conferma un talento che lo ha fatto rinascere a nuovo cinema da “Dallas Buyers Club” in ogni suo lavoro successivo.
Verrà persa,e gran peccato!,l’accento originale dei protagonisti,quell’incedere cantilenante e strascicato tutto particolare che contraddistingue l’inglese parlato degli Stati Americani del Sud. Buona parte del film ha qui un valore che è purtroppo vanificato nelle versioni doppiate.

Film ricco di potenzialità solo parzialmente maturate in una sceneggiatura un po’ troppo diluita nell’indulgenza espositiva,certo lontano dall’urgenza di “Glory” o “Balla coi lupi” ,ma che racconta,con un po’ di enfasi romanzata, una suggestiva e poco nota pagina di Storia d’America.

Trailer