The Free State of Jones
Scritto da Francesca Caruso   
martedì 29 novembre 2016

Titolo: The Free State of Jones
Titolo originale: The Free State of Jones
USA 2016 Regia di: Gary Ross Genere: Drammatico Durata: 139'
Interpreti: Matthew McConaughey, Gugu Mbatha-Raw, Mahershala Ali, Keri Russell, Sean Bridgers, Gary Grubbs, Jacob Lofland, Joe Chrest, Jessica Collins
Sito web ufficiale: www.stxmovies.com/freestateofjones
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 01/12/2016
Voto: 7,5
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Carismatico
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thefreestateofjones_leggero.pngDopo “La foresta dei sogni” Matthew McConaughey si immerge in una storia altrettanto intensa con “Free State of Jones”, tratta da fatti realmente accaduti durante la Guerra di Secessione Americana. Un piccolo e, inizialmente, insignificante episodio di diserzione porta ad una rivolta armata che cambierà la vita di molti uomini.

Tutto ha inizio nel 1863 quando Newt Knight diserta per riportare il cadavere del nipote a casa, nella contea di Jones. Qui si rende subito conto che donne e bambini sono indifesi di fronte ai soldati confederati, che requisiscono tutte le provviste per l’inverno.
Dopo aver protetto una madre e le sue figlie, Newt viene inseguito dai soldati e fugge nelle impenetrabili paludi del Mississippi, aiutato da alcuni schiavi fuggiaschi, che ivi si nascondono. Numerosi contadini poveri si uniranno alla lotta contro l’esercito confederato, formando un reggimento improvvisato con a capo Newt e riusciranno a neutralizzare i soldati in diverse contee, nonostante quest’ultimi siano meglio armati e più numerosi.

La relazione di Newt con l’ex schiava Rachel farà nascere la prima comunità di razza mista del dopoguerra. Lo sceneggiatore Gary Ross è qui alla sua quarta regia, dopo “Pleasantville” (1998), “Seabiscuit” (2003) e “Hunger Games” (2012). Il film è liberamente ispirato al libro “Free State of Jones” di Victoria E. Bynum (edito da Piemme) e a “The State of Jones” di Sally Jenkins e John Stauffer. Ross è stato abile nel far emergere le condizioni di vita misere nelle quali vivevano donne e bambini - lasciati soli, alla mercé di soldati autorizzati a prelevare tutto il cibo - e a mostrare l’impotenza e la frustrazione di schiavi e contadini, che hanno unito le forze per combattere il nemico comune e coltivare così un sentimento di fratellanza, che avrà sempre degli alti e bassi, ma che permette di cambiare lo stato delle cose.
Newt si è opposto alle ingiustizie, ai soprusi, alla schiavitù. “Siamo tutti uomini, abbiamo tutti due gambe” dice con voce forte davanti alla piccola folla riunitasi intorno a lui. Matthew McConaughey ha operato un lavoro eccelso con questo personaggio.

Si trattiene quasi il respiro nell’ascoltarlo. Trasmette un carisma e un pathos tali da ritrovarsi lì con lui, in mezzo a una folla silenziosa, che attende ogni sua parola. Che sia una preghiera detta per qualcuno deceduto in combattimento, o un’incitazione a rimanere uniti, o il dare la carica per il prossimo scontro, l’attore catalizza l’attenzione su di sé e tutto il resto sparisce. Si è tutti con lui, qualsiasi paura scompare. Molto bella, tra le tante, la sequenza in cui Rachel racconta a Newt le violenze subite dal suo padrone e si comprende come lui reagisce nel voler fare giustizia. Non dice nulla, irrigidisce i muscoli delle braccia, il viso si contrae e il corpo si muove appena, ma lo spettatore percepisce istantaneamente la sua indignazione e la sua rabbia.

È un film coinvolgente e appassionante per la sceneggiatura, i dialoghi, le interpretazioni, senza tralasciare gli aspetti tecnici, come la fotografia. Gugu Mbatha-Raw, nei panni di Rachel, e Mahershala Alì, in quelli di Moses, lo schiavo fuggiasco amico di Newt, sono bravissimi nel dar vita ai rispettivi personaggi, a estrarne l’umanità e il profondo desiderio di libertà, a cui tutti gli esseri umani anelano. Gary Ross ha lavorato a questo progetto per 10 anni.
Dal momento in cui ha scoperto questa straordinaria figura, ci sono voluti anni di ricerche per scoprire la verità su Newt Knight e cosa avesse fatto nel dettaglio.
A raccontarne le vicende ci sono pochi libri e il film diretto da George Marshall nel 1948 “Tap Roots” (ritenuto fuorviante dai più). “Free State of Jones” racconta il punto di vista dei più deboli, decisi ad alzare la testa e a lottare per difendere le famiglie di tutta la comunità. È un film da vedere e apprezzare, giusto una manciata di minuti si sarebbero potuti tagliare.

Trailer