A spasso nel bosco
Scritto da Chicco D'Aquino   
domenica 19 marzo 2017

Titolo: A spasso nel bosco
Titolo originale: A Walk in the Woods
USA: 2015. Regia di: Ken Kwapis Genere: Commedia Durata: 98'
Interpreti: Robert Redford, Nick Nolte, Nick Offerman, Kristen Schaal, Emma Thompson, Mary Steenburgen, Sandra Ellis Lafferty, Hayley Lovitt, Linds Edwards, John Kap, Blanca Camacho
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Inedito
Voto: 7
Recensione di: Chicco D'Aquino
L'aggettivo ideale: Sentimentale
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aspassonelbosco_leggero.pngBill Bryson e' un eclettico studioso, divulgatore straordinario in grado di passare da un sonetto di Shakespeare ad argomenti scientifici complicati sino ai diari di viaggio in cui sfodera tutta la sua verve e il suo sarcasmo nei confronti di comportamenti sociali preconfezionati, ovvi, omologanti. Spirito anticonformista con punte di ribellismo mai sopite, originario dell'Iowa e trasferitosi in Gran Bretagna da giovane non ha mai risparmiato commenti sarcastici ai suoi concittadini ritenuti scherzosamente inetti, scontati e noiosi.
Un incubo per Piero Angela e figlio, sempre così attenti al politically correct, alla frase giusta, al commento più appropriato. In Bryson niente di tutto ciò.

Dal suo libro “Una passeggiata tra i boschi” e' tratto questo film, passato ingiustamente inosservato in Italia, che e' la trasposizione in immagini del suo viaggio, on the trail si direbbe, attraverso il sentiero americano piu' celebre, l'Appalachian Trail, un sentiero lungo 3400 chilometri. Complice un amico, Stephen Katz, outsider, senza physique du role, affetto da una forma latente di etilismo semi cronico che insegue annaspando l'amico scrittore nella lunga “passeggiata” dalla Georgia al Maine.
Sono quattordici gli Stati attraversati dai due escursionisti e tra peripezie sempre più esilaranti e incontri al limite del borderline riscopriranno il fascino della natura che non si lascia addomesticare, che apre i suoi orizzonti solo a chi sa vedere.
Erede alternativo e originale di grandi tradizioni filosofiche (ma Bryson, temo mi scazzotterebbe vigorosamente, per l’uso di “tradizionale”), dal pensiero libertario a quello anarchico, Thoreau e Withman in testa dove prevale una critica agli apparati istituzionali della società, Stato in primis, Bryson aggiunge un tocco di stralunato disincanto nei confronti delle avversità, una sorta di self help in un mondo dominato da un uso pervasivo e politico della tecnologia comunicativa.
Se in Thoreau il legame con la natura è sacralizzazione e disciplina del sè, immersione in un ego quasi autocompiuto e riflessivo in Bryson, pur coesistendo entrambi gli elementi la wilderness è grande e illimitato spazio egualmente spirituale ma depurato da filosofie trascendentali.
Fedele al pragmatismo, alla sua etica la sua ricerca si svolge e si evolve in un gioco di esplorazione per il piacere dell'azione, in una riscoperta del “cavarsela da sè” anche in situazioni avverse così come fece in un suo indimenticabile libro di viaggio, “America perduta” un viaggio solitario in auto con andata e ritorno da e per l'Iowa, sua terra natìa.

Il regista, Ken Kwapis, specializzato in sit com e conosciuto da noi per la commedia sentimentale “La verità è che non gli piaci abbastanza” riesce a rendere bene l'idea su cui si regge il libro, l'esplorazione soft e disincantata di un mondo extraurbano come quello dei grandi spazi naturali, ricostruendo i personaggi con fedeltà quasi certosina. Operazione non semplice dove lo stile narrativo deve giocoforza essere condensato in inquadrature, sequenze, scene col rischio di sfrondare troppi particolari rispetto alla carsicità del segno scritto. Robert Redford, che ha prodotto anche il film, nella parte di Bryson è impeccabile, divertito e divertente tra sentieri e peripezie alpestri, tra piccole disolutezze e flirt mai iniziati.

Misurato nella recitazione e, quando occorre altrettanto esplosivo nelle scene clou, Redford non annoia mai, è per parafrasare qualcuno appartenente ad altri lidi recitativi,“usato sicuro”. Il compagno d'avventura Katz, il corpulento Nick Nolte, si cala alla perfezione nella parte e, a volte non sembra neppure recitare, ponendosi tra la cinepresa e lo spettatore con un candore espressivo che da sempre sembra appartenergli. Il film ha saltato le sale cinematografiche, approdando sui siti di home-cinema ed è un vero peccato.
Non aver potuto sfruttare appieno la spettacolarità del landscape, riducendo la maestosità di svariate inquadrature alla forzatura geometrica dello schermo casalingo non rende giustizia a una delle idee fondanti l'intera sceneggiatura.
Che esistono spazi sterminati, luoghi incontaminati spesso non lontani da casa, e che il trucco, facile facile, è di scovarli e coccolarli come patrimonio dell'anima e del cuore.