Una Mujer Fantastica
Scritto da Anna Maria Pelella   
giovedì 08 giugno 2017

Titolo: Una donna fantastica
Titolo originale: Una Mujer Fantastica
Cile, Spagna: 2017. Regia di: Sebastian Lelio Genere: Drammatico Durata: 100'
Interpreti: Daniela Vega, Francisco Reyes, Luis Gnecco, Amparo Noguera, Aline Kuppenheim
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 19/10/2017
Voto: 7
Recensione di: Anna Maria Pelella
L'aggettivo ideale: Transculturale
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una_mujer_fantastica_leggero.pngMarina è una giovane cameriera, aspirante cantante, che ha una relazione con Orlando, di venti anni più grande di lei. Quando Orlando viene colpito da un aneurisma la donna si viene a trovare nella condizione di dover lottare per vedere riconosciuto il suo ruolo come compagna dell’uomo, dal momento che la famiglia di lui non accetta il fatto che Orlando possa essersi legato a una donna transgender.

Orso D’Argento per la Migliore sceneggiatura a Berlino 2017, Una Mujer Fantastica è un dramma attualissimo con il quale Sebastian Lelio continua la sua attività di cantore dell’emarginazione femminile, tema a lui caro come già in precedenza aveva sottolineato in Gloria (2012). Ma se in Gloria il punto nodale era l’età e l’impossibilità a ricollocarsi, in questo nuovo lavoro il dato centrale è che Marina è una donna che ha lottato per la propria identità sessuale, in un paese dove ancora questo diritto non sembra nemmeno lontanamente acquisito. La famiglia di Orlando rifiuta in toto la donna e il suo legame con lui, mentre a mano a mano le sottrae tutto, dal suo ruolo nella vita di coppia allo spazio condiviso col compagno.

La battaglia di Marina è rappresentata per gradi, in una prima fase la donna cerca una convivenza con la famiglia che così ostentatamente la mette in disparte, ma subito dopo lei rivendica per se il ruolo che le appartiene e cerca di imporre la sua presenza ai parenti di lui, infine l’unica via di uscita  di Marina viene a essere una violenta affermazione del proprio diritto all’esistenza come donna e come persona. Il tutto è rappresentato in maniera decisamente didascalica, come a non voler lasciare nessun dubbio su quale sia il vero tema del film e sulle reazioni della gente di fronte a una persona che non incarna un modello prestabilito, il dolore di Marina viene violentemente ritorto contro di lei e, attraverso la sua negazione, è la donna stessa che viene negata.

Le uniche parentesi di pace che vengono rappresentate sono quelle in cui la donna canta, quasi come se il suo innalzarsi a un ruolo artistico fosse la sola scappatoia che le rimane in un mondo che non le concede tregua e non trova spazio per lei.
La recitazione di tutto il cast è minimale, con la sola eccezione dei momenti in cui Daniela Vega canta, in quei passaggi si intuisce tutta la passione repressa che erompe nei modi e con le parole che le sono proprie: il dramma lirico.
La colonna sonora è infatti il pilastro portante dell’intera costruzione di Lelio. Si inizia con (You Make me feel) like a natural woman di Aretha Franklin e si conclude con l’aria Ombra mai fu dal Serse di Handel,  ai tempi  interpretata da un soprano castrato. Ed è proprio sulle note finali di Handel che si dispiega il portato emotivo della protagonista  che, senza altro ausilio che la sua voce, invita lo spettatore a una complicità di emozioni, in un linguaggio universale, il solo capace di travalicare  i pregiudizi e regalare l’abbandono di una passione scevra  da vincoli morali.

Trailer