Electric dreams
Scritto da Chicco D'Aquino   
giovedì 08 marzo 2018

Electric dreams, USA, 2017

electric_dreams_libro.jpgPhilip Kindred Dick, mente geniale e sregolata, è stato uno tra gli autori di sf che più ha impresso un'impronta d'inquietudine, un che di irrisolto, travolto nella vita reale da eventi dei quali avrebbe fatto volentieri a meno. Instabile sentimentalmente(le donne dei suoi romanzi hanno spesso caratteri estremi, forti o lascivi a  seconda del contesto narrativo)  con problemi di adattamento al principio di realtà (ma quale realtà? risponderebbe il Nostro) e preda di assuefazioni conclamate alle droghe più in voga nell'America post macchartista e pre-post kennediana, Dick traspone letteralmente questo suo male di vivere nel mondo parallelo della sf.
In ambiti tipicamente orwelliani il moloch del potere, onnipervasivo, penetrante e quindi il controllo sociale stratificato e che non dà tregua, inserito in dinamiche relazionali polivalenti è il punto centrale di tutta la sua opera:non vi è racconto o romanzo che non abbia riferimenti espliciti al dispiegamento di apparati di potere, politici contro i quali spesso le minoranze oppongono una strenua resistenza spesso con esiti ambivalenti se non negativi.

Uno su tutti Radio libera Albemuth,memorabile romazo dove un noto politico americano, un dittatore di nome Ferris F. Fremont (ispirato a Richard Nixon)  viene qui disvelato in tutto il suo cinismo fascistoide, diagnosi non peregrina in tempi di bombardamenti selvaggi sul Vietnam.
Naturalmente, la duplicità, e spesso la spirale infinita dei mondi raccontati, distorsioni spazio-temporali,viaggi mentali si inserisce in visioni amaramente alternative dell'ordinarietà sociale.

Questo condensato proposto da Prime Video (e duole che la qualità indubbia di alcune produzioni sia legata  organicamente alle atroci condizioni di supersfruttamento cui sottostanno i lavoratori dei magazzini Amazon) propone la riattualizzazione, pur rispettando forma e contenuto nei limite del possibile, di 10 episodi tratti da alcuni tra i più celebri racconti brevi di Dick. Due su tutti: Autofac e Kill all others.
In Autofac un devastante conflitto atomico lascia dietro di sé morti e distruzioni e sparuti gruppi di sopravvissuti vivono in comunità rifornite di ogni bene da fabbriche automatizzate che  continuano a sfornare beni di consumo ad un ritmo impressionante. L'epilogo è da shock.
Kill all others invece esplora le finite possibilità cui conduce l'ansia di conformarsi ai diktat del circo politico-mediatico. In questo mondo allucinato e allucinante è scomparsa letteralmente la classe operaia, sostituita da un terziario pavido e allineato(quella tendenza all'omologazione che un sociologo tedesco, Claus Offe negli anni settanta chiamava apatica disponibilità all'obbedienza). E anche qui fabbriche con pochissimi addetti, in un universo stralunato dominato da anomia e manipolazioni d'ogni sorta, in primis la riproducibilità martellante di alcuni semplici slogan tra cui anche un messaggio-esortazione appunto kill all others(ma del quale non si accorge nessuno, se non come frase grammaticale).
Solo uno dei tre operai della fabbrica (che ne contava in anni floridi almeno tremila) se ne  accorge e denuncia. Avrà  vita difficile.
In conclusione, i temi dickiani sono anche nostri, ci appartengono, ne abbiamo a che fare tutti i giorni tra proclami demagogici e inni ad una libertà che spesso nella storia è stata appannaggio di pochissimi e per brevi istanti.
E Dick non è solo un eccellente scrittore di fantascienza...