Ippocrate
Scritto da Ciro Andreotti   
mercoledì 06 giugno 2018

Titolo: Ippocrate
Titolo originale: Hippocrate
Francia 2014 Regia di: Thomas Lilti Genere: Drammatico Durata: 102'
Interpreti: Vincent Lacoste, Jacques Gamblin, Reda Kateb, Marianne Denicourt, Félix Moati, Carole Franck, Philippe Rebbot, Julie Brochen, Jeanne Cellard, Thierry Levaret
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 07/06/2018
Voto: 6,5
Recensione di: Ciro Andreotti
L'aggettivo ideale: Veritiero...
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La classe medica va in prima linea....

ippocrate.jpgIl giovane tirocinante Benjamin, figlio del professor Barois, sta iniziando il suo primo stage nell’ospedale dove presta servizio anche il padre.
La sua vita professionale è tutt’altro che semplice perché per quanto certo di diventare un eccellente medico deve scontrarsi sia con l’indubbio talento di Abdel, stagista di origine Algerina, ma ben poco incline a “fare gruppo” con i colleghi; con la naturale diffidenza di questi ultimi nei suoi confronti; con le proprie incertezze, quelle dei pazienti e delle loro famiglie.

La vita del mondo delle corsie di un ospedale della capitale francese narrata dal suo interno e premiata con numerose candidature al premio Cezanne.
Questa una rapida sintesi del mondo degli ospedali nuovamente posti sotto la lente d’ingrandimento dal medico e regista Thomas Lilti; anche autore de “Il medico di campagna”, film del 2016 con protagonista François Cluzet, che desiderava, in tono ironico ma non troppo, narrare le difficoltà della classe medica nel rapportarsi con una piccola comunità rurale.

In questo caso è la vita di un comune ospedale che viene presa di mira, con le comuni rivalità che si creano fra i vari colleghi, alternate a dubbi e incertezze di un giovane tirocinante, favorito dal padre primario e al tempo stesso intimamente spaventato dall’ incredibile responsabilità alla quale sta andando incontro. Da sottolineare come solamente una difficoltà nella distribuzione di questa pellicola ci dona ora un lavoro che oltralpe aveva già spopolato quattro anni or sono.

L’uso della macchina a mano e l’abilità dei protagonisti, soprattutto il giovane Vincent Lacoste nel ruolo di Benjamin e Reda Kateb, in quello di Abdel, con il quale Benjamin crea un rapporto di sudditanza che pare sostituire l’affetto paterno, consentono al film di catturare lo sguardo attento anche di chi non è fortunatamente avvezzo al mondo delle corsie d’ospedale.
Da vedere anche se alla fine è questa volta il fare documentaristico di Lilti che prende inevitabilmente il sopravvento, forse catturato dall’idea di poter narrare una storia che sente principalmente come ‘sua’.

Trailer