Il giovane Karl Marx
Scritto da Chicco D'Aquino   
giovedì 05 luglio 2018

Titolo: Il giovane Karl Marx
Titolo originale: Le jeune Karl Marx
Francia, Germania, Belgio, 2017 Regia di: Raoul Peck Genere: Drammatico Durata: 112'
Interpreti: August Diehl, Stefan Konarske, Vicky Krieps, Olivier Gourmet, Hannah Steele, Eric Godon, Rolf Kanies, Stephen Hogan, Niels-Bruno Schmidt, Ulrich Brandhoff, Denis Lyons
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 05/04/2018
Voto: 7
Recensione di: Chicco D'Aquino
L'aggettivo ideale: Empatico...
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Nome:Karl
Cognome:Marx
Da oltre due secoli queste otto parole, brevi, si sono fatte breccia tra coloro che da sempre hanno aspirato ad una società libera e fraterna. Quasi una sorta di scherzoso scioglilingua, ilkarlmarxpensiero è stato riferimento esistenziale, “mantra”escatologico per milioni di sfruttati di ogni latitudine. Se Treviri nel 1818 vide la nascita del futuro scienziato sociale e anni dopo gli angusti paesi del cosiddetto socialismo (ir)reale, scimmiottandone i principi, ne hanno anzitempo decretato la fine, burocratizzandone il pensiero non altrettanto si può dire dell’interesse che la sua sfaccettatisima analisi continua a suscitare.

E se resta difficile districarsi tra libri celebrativi e rievocativi, biografie più o meno fedeli e dotti saggi, tutti protesi chi a glorificare o vituperare le formidabili intuizioni sull’evoluzione della società capitalista e le sue leggi di funzionamento si segnala in controtendenza il bel film diretto da Raoul Peck, regista haitiano, Ministro della Cultura ad Haiti sotto la Presidenza di Rene Laval, di cui si ricorda Lumumba(2000) e I am not your negro (2016).

Il film narra con leggerezza ed empatia gli anni giovanili del teorico anticapitalista, dagli slanci ideali alla concretezza del lavoro sul campo nel tentativo di saldare teoria e prassi, nel pensiero e nell'azione dirompentemente rivoluzionaria. Non senza timori e tremori viene affrontata con grazia e partecipazione l’inizio della gigantesca elaborazione teorica del giovane Marx, dall’eredità del pensiero hegeliano alla collaborazione con l’altrettanto giovane Fredrich Engels, rampollo di un industriale di Barmen, che aveva iniziato indagare e solidarizzare con le classi subalterne.
Spedito a Brema per un tirocinio nella fabbrica di un amico del padre, conosce la dura realtà della classe operaia tedesca e del lumpenproletariat e ne è folgorato.Conosciuto Marx inizia insieme a stendere alcuni capisaldi della dottrina marxista, permeata di quel materialismo storico che nel Manifesto del partito comunista troverà la sua enucleazione più vivace e in cui vengono fissati i principi base, le idee-forza con i quali si sarebbe infiammata l’azione politica e sociale del proletariato.

Il film descrive con soavità gli anni burrascosi del sodalizio (e il titolo avrebbe potuto essere benissimo La vita dei giovani Marx ed Engels) tra i poco più che ventenni pensatori, indugia sapientemente sugli ardori idealisti, sui bruniani eroici furori e ne fa un ritratto controcorrente, molto terreno, concreto, vivo e dinamico.
Dagli amori contraccambiati con passione da altrettante compagne che ne condivisero difficoltà ed entusiasmi, spesso senza una lira, Marx e frequentemente Engels, disallineato rispetto ai diktat dell’ultraconservatore padre, persistono nel loro sforzo titanico, di studio delle contraddizioni del capitalismo, dove la speculazione più accesa si fonde con la necessità di adottare soluzioni pragmatiche a problemi contingenti.

Di qui la trama narrativa si dipana in un turbinìo di incontri con il nascente proletariato di fabbrica e uno dei suoi rappresentanti più in vista, Prouhdon con il quale non mancherà di polemizzare anche aspramente. Alcune sequenze restano impresse (l’inizio è folgorante anche se terribile) sia per l’accuratezza nella ricostruzione ambientale, sia per un uso sapiente della fotografia e del colore, a volte pastellato e in altre dalle tonalità più accese, a significare momenti diversi e contrastanti.
La recitazione è convincente e tutti gli attori si dimostrano all’altezza, con leggiadria professionale, impersonando senza complessi d’inferiorità personaggi che hanno fatto la storia. Anche se questa storia, in seguito imboccherà strade tortuose e contraddittorie rimane il tentativo generoso, lo sforzo impari di due giovani intellettuali che non esitarono a rimboccarsi le maniche e a far lavorare la mente per l'emancipazione delle classi sfruttate.

E in tempi politicamente grigi, liquidi può essere utile parafrasando il celebre incipit del “Manifesto”stravolgendolo e travolgendolo:uno spettro avanza per l’Europa, lo spettro del sovranismo. ll finale sui titoli di coda riaccende una fiammella sulle note di "like a rolling stone" e seppur in dissonanza spazio-temporale c'azzecca, conferma il vendittiano, ”troppo breve da dimenticare” e resiste nell'immaginario collettivo di mille anime in rivolta che, ancora inquiete agitano invisibilmente i cieli e le strade di tutto il mondo.

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