Monster
Scritto da Ciro Andreotti   
mercoledì 03 luglio 2019

Titolo: Monster 
Titolo originale: Monster
USA 2003 Regia di: Patty Jenkins Genere: Drammatico Durata: 112'
Interpreti: Charlize Theron, Christina Ricci, Bruce Dern, Scott Wilson, Lee Tergesen, Pruitt Taylor Vince
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 30/04/2004
Voto: 6
Recensione di: Ciro Andreotti
L'aggettivo ideale: Duro...
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monster.jpgPrima del Ted Bundy portato di recente al cinema da Zac Efron fu Charlize Theron nel 2003 a gettarci in faccia il dramma di una delle più tristemente celebri serial killer di sesso femminile della storia impersonando Aileen Wuornos, la cui vita fece vacillare perfino le granitiche certezze a stelle e strisce riguardanti la pena capitale, a causa della chiara drammaticità nella quale vennero perpetrati i suoi omicidi.

La Wuornos, descritta dalla regista e sceneggiatrice Patty Jenkins, qui alla sua prima pellicola, è una malcapitata sfuggita a una famiglia perversa e manesca e vittima di numerosi stupri favoriti da una disinibizione che celava il perenne desiderio di essere accettata e che lentamente l’avrebbe trascinata nel vortice della prostituzione.
Solo l’incontro con una ragazza altrettanto problematica di nome Selby, e impersonata da Christina Ricci, seppero donare alla Wuornos un minimo di pace interiore quasi subito accantonata per dare libero sfogo a una scia di violenza nei confronti di uomini maneschi e depravati.

Quindici chili di troppo e una protesi dentale sono stati sufficienti sia per cancellare le sembianze della modella Sudafricana, e catapultarla verso la statuetta degli Oscar, ma anche per trascinare gli spettatori lungo le polverose strade della provincia americana e portare al tempo stesso al cinema una storia fatta di sesso e botte, di prevaricazioni e ubriacature clamorose e di molti omicidi nati sull’onda di una vendetta nei confronti di un mondo maschile incapace di accettare la protagonista, improvvisamente passata dal ruolo di vittima a quello di carnefice e per il quale è inevitabile provare una sorta di comprensione. Film duro e che non lascia veramente nulla alla spettacolarizzazione.

La Theron, anche nel ruolo di produttrice, si trasforma in una Aileen Wuornos ben più credibile dell’originale e forse è proprio in questo, e a visione ultimata, che ci si accorge di quanto la narrazione poggi il proprio successo e interesse quasi esclusivamente sulle spalle della protagonista e molto meno nelle pieghe di una storia comunque molto particolare.