Bates motel
Scritto da Chicco D'Aquino   
domenica 15 dicembre 2019

Bates motel, Usa, 2013-17

bates_motel.jpeg Se oggi uno psicanalista, sopravvissuto all’olocoausto del freudianesimo, (abbasso il lettino viva la new old age, cioè le analisi a breve termine) probabilmente plaudirebbe a questa accurata ricostruzione della vita di Norman Bates prima e dopo Psyco.

A dispetto degli autori, Carlton Cuse e Kerry Herin che negando la paternità al gran guru del thriller Alfred Hitchcock dimostrano un'alterigia senza pari, Bates motel attinge  a piene mani dal capolavoro del 1960, ricostruendone scene e sceneggiatura, sforzo filmico quantitativamente  monumentale e qualitativamente elevato a dar lustro a un genere che spesso si autoavvita e si involve, lasciando i più attoniti del già visto e sperimentato. In questo caso siamo di fronte a un meccanismo narrativo complesso, prismatico, in cui i personaggi sono legati da vissuti in comune, incosapevolmente attori di una vicenda che dal complesso di Edipo trae linfa e nutrimento ma anche disperazione e dissoluzione. L’ambientazione è precisa quanto basta così come la recitazione dei protagonisti, e in primis quella di Bates, interpretata dal giovane talento Freddie Higmore, impeccabile e calato a pennello nella parte (o più propriamente nelle parti interiorizzate e scisse) del giovane schizofrenico di bell’aspetto, timido e impacciato, ma anche spavaldo e determinato nelle efferatezze.
Ma Norman non esisterebbe se non fosse legato alla madre, Norma senza enne, mamma-amante-moglie-sorella-amica, un’universo totalizzante e immobilizzante, che gioca qui il vero ruolo dominante.  Seduttiva ma severa, autoritaria ma amorevole, dura ma anche sentimentale Norma è la quintessenza del principio di contraddizione, la creatrice di un perenne doppio vincolo che àncora Norman alle catene dei suoi desiderata inespressi, luogo duale inesplorato e avvinghiato a sé che non tollera alterità e dissonanze di sorta. Un meccanismo perfetto che non prevede interferenze, un'io diviso che ha come dimora un inconscio tormentato e tremendamente autonomo.

I personaggi che si affastellano intorno alla coppia edipica non fanno altro che rinforzarne il legame, catene intrafamiliari che ben felici avrebbero reso i terapeuti della famiglia, di derivazione sistemica o della scuola di Palo Alto o ancora i mille cultori delle oramai marketizzate filosofie orientali.
Costruiti con attenzione, ognuno con specifiche caratteristiche funzionali al menage folle della diade Norma-Norman entrano a far parte della dinamica complessiva, ne colorano lo svolgimento, soggetti e oggetti di una storia autoreferenziale, autocentrata.Insomma, un gioco a somma zero.

La serie, articolata in cinque stagioni per cinquanta episodi, è stata trasmessa dal 2013 al 2017 dal canale statunitense A&E ha ottenuto, tra i numerosi riconoscimenti tre nomination ai premi Emmy, un premio e nove nomination ai Critics' Choice TV Award.