L'uomo dei sogni
Scritto da Ciro Andreotti   
giovedì 19 marzo 2020

L'uomo dei sogni (Fields of dreams) USA 1989 Regia di: Phil Alden Robinson Genere: Drammatico Durata: 107' Cast: Kevin Costner, Amy Madigan, Gaby Hoffmann, Ray Liotta, Tim Busfield, James E.Jones, Burt Lancaster, Frank Whaley, Dwier Brown, Kelly Coffield, James Andelin.
Nelle sale dal:
21/04/1989
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 6,5
L'aggettivo ideale: Sentimentale...

Ray Kinsella, agricoltore dell’Iowa, appassionato di baseball, sposato e padre di una bambina, durante una passeggiata di fronteluomo_dei_sogni.jpg alla sua fattoria sente una voce che lo esorta a “costruirlo così lui tornerà”. Dopo un iniziale tentennamento Ray decide di costruire un campo di baseball regolamentare di fronte casa, sacrificando parte del suo raccolto e mettendo a serio repentaglio la vita economica della sua famiglia, ma con il privilegio di poter assistere a partite fra quei campioni del passato apprezzati sia da lui sia da suo padre. Inno poliedrico in bilico fra il fantasy, i rapporti che devono cercare di essere recuperati e il ‘passatempo a stelle e strisce’ per eccellenza, tanto apprezzato da Charles Schulz e dai suoi Peanuts, quanto snobbato da questo lato dell’oceano.

Costner interpreta in maniera sentita e totalizzante il ruolo di un padre e marito modello ma dalla giovinezza travagliata e macchiata da un rapporto burrascoso e prematuramente interrotto con il padre, appassionato dei White Sox di Chicago ed ex promessa del diamante.
Quel campo dei sogni che nel titolo originale del romanzo dell’omonimo autore letterario W.P. Kinsella, rappresenta l’architrave sulla quale poggia pretenziosamente tutta o quasi la società americana contemporanea.

Phil Alden Robinson aggiunse una regia forse altrettanto pretenziosa dotata di una lentezza però necessaria a enfatizzare ogni momento di pensiero o di discussione dei protagonisti, da Costner a James Earl Jones, nel ruolo dell’alter ego del Kinsella autore, fino a Burt Reynolds qua alle prese con la sua ultima apparizione. Un montaggio differente, disinteressandosi da spettatori di una trama che non vuole necessariamente essere credibile ma aderente al testo, avrebbero forse potuto fare apprezzare maggiormente anche all’estero una pellicola che negli Stati Uniti è diventata di culto esattamente come lo sport della quale tratta.
Una pellicola carica di validi sentimenti e di quei sogni tanto cercati e anelati dal romanziere canadese.